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Sei una persona  portata alle crisi brevi e ripetute intervallate da momenti di benessere?

Oppure sei una di quelle persone che sono da un bel po’ di tempo  ad un punto fermo, in una sorta di disagio perenne e di frustrazione?

Si, perché c’è chi va e viene dalla crisi e chi ci rimane invischiato a  lungo.

Chi va e viene lo fa perché si trova in uno stadio ancora superficiale del conflitto interiore.

Probabilmente  ci sono momenti in cui guarda in faccia il vuoto e momenti in cui si concentra su quello che vuole avere dalla vita ordinaria, su ambizione, possesso di beni materiali, persone, svago, etc

Chi va e viene pensa di essere meno grave di chi nella crisi ci resta. Ma io lo definirei più sfortunato, perché si tratta di una sorta di malato cronico. E una malattia cronica è per sempre. Da essa non si guarisce. Parliamo di uno spirito indeciso, che non sa cosa conti davvero, essere, e ancora più specificatamente essere se stesso.

O avere, nel senso di avere una vita appagante secondo gli standard ordinari.

Invece c’è chi nella crisi c’è da parecchio. Ebbene, non è che questo tipo di persona sia in qualche modo meglio dell’altra, ma neppure peggio. Semplicemente Si trova più sotto. E’ come se avesse aperto la porta che conduce ai sotterranei della coscienza, ma è anche come se stesse scendendo mooolto lentamente, o addirittura i fosse fermato a metà della rampa.

Bisogna fare uno sforzo interiore di esasperazione dell’esperienza.
Dobbiamo diventare estremisti.

Bisogna  entrare nella crisi, ma starci il tempo necessario, non un minuto di più, e poi passare al livello seguente. E neppure starci per sempre.

 La crisi è un ponte che ti porta dal disagio senza significato alla scoperta della tua chiamata esistenziale.

La crisi non è come una pagina facebook, che ogni tanto ci entri , sbirci qualche immagine e qualche situazione, e poi te ne esci.

E neppure la crisi è un posto dove trasferirsi vita natural durante, una sorta di luogo interiore, un eremo emozionale, in cui isolarsi dal resto del mondo per l’eternità.

E’ un ponte, e si deve attraversare con passo sostenuto.

C’è chi imbocca il ponte e poi torna indietro. C’è chi a metà si mette a guardare il paesaggio e non lo supera mai.

Non va bene.

Il ponte si deve attraversare per arrivare alla meta successiva.

 Sentire la chiamata, scoprire il senso della propria vita.

Quindi bisogna aumentare le sensazioni, sentire di più il malessere, se necessario.

 Usarlo per scavare dentro di sé.

E contemporaneamente  dobbiamo prepararci ad ascoltare.

Decidere di Ascoltare.

Prenderci il tempo per ascoltare.

Solo così, potremo udire la voce del nostro Destino.

Soltanto in questo modo potremo guardare un mondo più colorato, più magico, e sentirci allineati con le cose, gli eventi, le nostre giornate.

 E’ questa la strada per diventare chi siamo.

Ribadisco i punti primari:

  • Aumentare il malessere, aumentare la percezione dei suoi spilloni.
  • Poi impugnare questi spilloni e usarli per scavare dentro di noi, e non per stare male senza un perché.
  • Infine, giunti in fondo al sotterraneo, conquistare un silenzio interiore che ci permetta di ascoltare.
  • Poi decidere profondamente che siamo pronti ad ascoltare.
  • E infine, cogliere il messaggio

L’etimologia di crisi deriva senza dubbio dal verbo greco krino = separare, cernere, in senso più lato, discernere, giudicare, valutare. Quindi nella crisi