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Si sono concluse sabato sera le tre giornate che hanno visto protagonista, al Blue Note di Milano, uno dei più bravi batteristi al mondo, Billy Cobham, riconosciuto come il più influente batterista jazz-fusion nonché uno dei più virtuosi per la sua potenza e tecnica percussiva. La particolarità incredibile di Cobhan, oltre al suo talento innato, è che nei suoi quarant’anni di carriera ha esplorato numerosissimi generi non ponendosi alcun limite, ed ancor oggi si può affermare che sia rimasto un instancabile esploratore musicale.

Questa volta lo vediamo sul palco con la sua Billy Cobham Band, formata da musicisti provenienti da Francia e Inghilterra. Una band capace di rappresentare con una personalità speciale l’esatto concetto di "musica del mondo", di "remix di culture" che Billy esprime nelle sue composizioni. La scelta dei brani spazia fra diversi suoi album, in particolare Palindrome nel quale Cobham guarda al passato mentre si muove in avanti con idee contemporanee. Cancun Market, per esempio, uno dei brani eseguiti, sintetizza la complessità di molte delle sue scelte compositive nelle quale l’incalzare del ritmo cede il passo poi agli assoli, in questo caso dello steel pan di Wilbert Junior Gill. Da evidenziare gli assoli di tastiere e violino del virtuoso Christophe Cravero, in contrapposizione stilistica con quelli dell’altrettanto interessante Jean-Marie Ecay alla chitarra elettrica. L’incedere dell’improvvisazione che nasce dalle dita di Camelia Ben Naceur si mescola divinamente ad ogni piatto percosso. Il basso di Michael Mondesir è solido e continuo in tutte le esecuzioni. La musica in certi momenti si espande in ensamble orchestrali, dove il ritmo crescente fa da trascinatore ed esplode definitivamente fra la mani di Billy. Insomma, un suo concerto non lascia mai delusi!

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Foto di Mariagrazia Giove, riproduzione non consentita