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Io capitano”, il film diretto da Matteo Garrone, ha aperto la seconda giornata del Bif&st al Petruzzelli, domenica 17 Marzo. Un film forte, avvincente, commovente che ha tenuto il pubblico col fiato sospeso per tutta la durata. Alla fine del film un forte applauso, che si è trasformato in una lunghissima standing ovation quando, accompagnato dal direttore del Bif&st, Felice Laudadio, Matteo Garrone  ha fatto il suo ingresso nella platea del Teatro Petruzzelli. “La più bella accoglienza di tutta la mia carriera” ha commentato, visibilmente emozionato il regista di “Io capitano”. Gli Oscar? Poteva andare diversamente”

Il film, che ha concorso alla 80ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia per il Leone d’oro, venendo premiato con il Leone d’argento alla regia e il Premio Marcello Mastroianni all’attore protagonista Seydou Sarr.[2][3] Ai Golden Globe del 2024 il film è stato candidato nella categoria al miglior film straniero.[4] Agli Oscar 2024 è rientrato nella cinquina finale come miglior film internazionale.

Ma “Io Capitano” non ce l’ha fatta a vincere la statuetta e il regista ne ha spiegato i motivi organizzativi che l’hanno impedito.

Onestamente avremmo potuto vincerlo se avessimo avuto la stesse possibilità degli altri concorrenti ma così non è stato. Per arrivare a vincere l’Oscar bisogna avere fatto campagne di promozione lunghe e costose sostenute da distributori importanti, e non era il nostro caso. Anche alcune uscite negli Stati Uniti e in Inghilterra sono state sbagliate nei tempi”.

Nessuno ci aveva detto che cosa avremmo dovuto veramente fare, come ad esempio iscrivere il film in tutte le categorie. Abbiamo scoperto che agli Oscar non si parte tutti dalla stessa posizione. Ci sono 10.000 votanti nella fase finale ed era per noi pressoché impossibile farlo vedere a tutti. Mi resta un po’ di rammarico, perché avevamo tutte le carte in regola però pensiamo anche a come gli inglesi, ad esempio, annoverino più di 900 votanti mentre i votanti italiani sono poco più di un centinaio. Insomma c’erano tutta una serie di fattori che andavano a nostro svantaggio. Ma qualcuno, lì, mi ha detto che era sorpreso che Seydou Sarr, per esempio, non fosse stato candidato come migliore attore protagonista“.

La storia descrive l’odissea dell’orribile viaggio affrontato da due giovanissimi cugini senegalesi Seydou e Moussa , che lasciano Dakar per realizzare il loro sogno ( raggiungere l’Europa), attraverso le insidie del deserto, gli orrori dei centri di detenzione in Libia e i pericoli del mare. Sono disposti a tutto, ingenui e impavidi ai limiti dell’incoscienza, non credono ai racconti drammatici di chi “il viaggio” l’ha già fatto.
Il sogno diventerà un incubo. Il viaggio verso l’Europa si trasformerà in una 
Via Crucis tra fatiche disumane, inganni e violenze indicibili. Con “stazioni” terribili, prima i predoni del deserto, poi i centri di detenzione delle bande criminali libiche e, infine, l’allucinante traversata del Mediterraneo. Fra le tante vicissitudini, i due cugini si perderanno, ma Seydou non perderà mai la speranza di ritrovare e salvare Moussa, mantenendo in ogni circostanza quell’innocenza e quella purezza d’animo. A differenza di migliaia di migranti che fuggono da guerre civili o carestie, i due protagonisti partono per inseguire un sogno, per realizzare le proprie aspirazioni, diventare cantanti. Il film si conclude con l’arrivo nei mari italiani e con Seydou che pronuncia la frase “ io capitano”, orgogliosamente esausto di aver condotto tutti i migranti vivi.

E’ un film unico “Io capitano” per le emozioni che riesce a trasmettere. Il delicatissimo tema dell’immigrazione il raccontato da un’altra prospettiva, quella dei migranti, con lo sguardo di chi parte, con la visione di chi il viaggio lo vive realmente sulla sua pelle tra la sofferenza fisica e le ferite dell’anima.
Una particolare attenzione alla scenografia. Molte inquadrature sono quadri in movimento, di una bellezza estetica ammaliante. La fotografia di Paolo Carnera è magnifica, i colori nella prima parte sono caldi e accesi, poi via via sempre più cupi, come le magliette dei ragazzi che diventano impolverate e sgualcite. .

Durante l’incontro Garrone, con l’emozione sincera di chi sente tutto il dolore di queste persone, ha raccontato alcuni aneddoti, a partire dal modo in cui il protagonista è stato selezionato dal casting. “E’ arrivato tardi ai provini, e quindi non è stato ammesso, in seguito tornato sul posto per cercare le chiavi che aveva perso, gli addetti ai provini lo hanno ammesso ed è stato scelto per fare il protagonista”.

E ancora ha aggiunto Garrone “una strana magia ha caratterizzato il film dall’inizio alla fine”.

Le domande dal pubblico al regista sono state innumerevoli , due ore di dibattito in cui fra un complimento al film e al regista si chiedevano dettagli della lavorazione

-Quanto è stato duro lavorare a questo film?-

La difficolta più grande, è quella di riuscire a parlare, infatti è stata coraggiosa e ineccepibile anche la scelta di lasciarlo in lingua originale Wolof, parlata da circa la metà dei senegalesi.

Questo e tanto altro ha raccontato Garrone, ma la cosa che più colpisce è che il film presentato alle Istituzioni Europee a Bruxelles ha riscontrato il favore dei grandi, peccato che qualche tempo dopo è stata varata una legge europea che ha inasprito la regolamentazione dell’ingresso dei migranti in Europa.

Foto di Raffaella Fasano (riproduzione riservata

 

Marcella Squeo

La dottoressa Marcella Stella Squeo è laureata in Giurisprudenza è una giornalista pubblicista e si occupa di cultura, spettacolo, musica e di beneficienza e volontariato facendo parte di diverse associazioni di settore.