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Coniugare impegno civile e leggerezza, senza mai scendere nella banalità o nella superficialità.
Attore, regista, sceneggiatore, conduttore televisivo, scrittore, membro e collaboratore di numerose associazioni che si occupano di sensibilizzare riguardo il tema della mafia (tra cui Libera).
Pierfrancesco Diliberto è un vulcano di idee e dinamismo.
Grande l’entusiasmo del pubblico del Bifest e bagno di folla nell’incontro pomeridiano al Teatro Margherita per la rassegna 01 Distribution.
Al centro dell’appuntamento, moderato da Franco Montini, le tematiche legate al capolavoro “La mafia uccide solo d’estate”, film (datato 2014) che permise a Pif di vincere il David di Donatello come miglior regista esordientente e di trionfare nella categoria David Giovani.
Un racconto che analizza (con punte di autobiografismo) la crescita di un ragazzo di nome Arturo Giammarresi, nella splendida Palermo tra le indicibili violenze e le stragi che resero la Sicilia l’epicentro del regno di terrore della mafia, ed in cui omicidi e mattanze, così reiterate nel tempo, divennero ben presto “normalità”.
Arturo si innamora di Flora (nome tratto dalla nipote di Pif) e farà di tutto per conquistarla.
Un racconto che pone su piani antitetici ,ma sempre ed indissolubilmente legati, l’innocenza dell’età puerile ed il male che si annidava, per citare il capolavoro di Moro “Pensa”, “in quell’isola di sangue che fra limoni e fra conchiglie massacra figli e figlie”.
Tra i temi trattati anche i momenti salienti in cui la consapevolezza smise di serpeggiare solo tra i membri del pool antimafia ma si diffuse fra le strade di Palermo.
Per Pif la data simbolo è l’anno 1992.
Anno chiave in cui la sentenza di ergastolo a numerosi mafiosi dopo il Maxi-Processo di Palermo viene confermata.
Anno in cui la politica viene scossa dalla morte di Salvatore Lima (vicino a Cosa Nostra) con un attacco che risulta assimilabile ad un avvertimento allo stesso mondo della politica che aveva fallito la connivenza con le associazioni e famiglie criminali ed infine la drammatica morte di Falcone e Borsellino, una ferita nel cuore di ogni palermitano e siciliano onesto.
Dal 1992 lo sdegno supera la paura ed il tema della mafia, negli anni successivi, viene sdoganato ed esorcizzato attraverso l’arte e la cultura. Anche Pietro Grasso definì l’opera di Pif la migliore ad aver trattato il tema stesso della mafia.
Pif racconta anche del suo modo di approcciarsi alla politica, le sue simpatie di sinistra ma la sua ostinazione nel voler rimanere libero e fuori da ogni logica di partito, poiché a detta del giovane regista spesso si assiste ad un “sistema marcio” in cui il condizionamento è tale da non permettere una piena libertà di comunicare ed esprimersi.
Per Pif è fondamentale anche sensibilizzare il pubblico, analizzare quel male che agli occhi dello spettatore è sempre più affascinante del bene ed a tal proposito c’è spazio per un ricordo al grande Bruno Ganz per la sua splendida interpretazione nel film “La caduta- Gli ultimi giorni di Hitler”, un dramma che riporta sul grande schermo gli ultimi giorni di una Berlino asserragliata ed ormai sconfitta nell’aprile del 1945, in cui periscono e combattono fino alla morte donne, bambini, anziani, reduci, invalidi e mutilati. Scene che mettono in guardia dalla guerra e dagli orrori della violenza, prescindendo da qualunque colore politico o ideologia.
Nella discussione anche il riferimento al film “In Guerra per amore” in cui la mafia, secondo il regista, viene presentata attraverso altri occhi, quelli degli americani e dello sbarco in Sicilia, secondo gli storici proprio favorito dalla massiccia presenza di immigrati italiani negli States.
Nel finale c’è spazio anche per un ricordo da inviato per “Le Iene” con il suo incontro con l’ormai 90enne Giulio Andreotti che Pif definisce l’emblema della politica italiana, e qualche anticipazione riguardo la regia del prossimo film che vedrà Fabio De Luigi protagonista.
Quando Pif si alza e saluta seguono scroscianti applausi, gli stessi che anno dopo anno, anche dopo la prima visione andrebbero dedicati alla “mafia uccide solo d’estate”, un vero inno ai caduti, per non dimenticare mai.

Alarico Lazzaro