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È un romanzo intriso di giallo ma anche di miti, leggende, tradizioni, magia  e superstizione, quello che ci propone il bravo e talentuoso Marco Lugli. Si tratta della terza e assai avvincente indagine del simpatico commissario Luigi Gelsomino, intitolata “La Madre”. E infatti è proprio una madre, giovanissima, la prima persona che incontriamo, nelle primissime pagine del testo. Ha appena partorito una bambina, una bella bambina, e tutto quanto il team ospedaliero si complimenta con lei per la nascita. Eppure lei non è contenta come dovrebbe essere una mamma quando ha appena messo al mondo una sua creatura, anzi vorrebbe immediatamente scappare da lì e abbandonare quella bambina, o ancora vorrebbe maledire la sua nascita. Gliela porgono in braccio ma lei vorrebbe gettarla lontano, dimenticarla e nasconderla al mondo perché è una vergogna. Il suo pianto la inquieta e i suoi occhi le fanno paura. Il suo sguardo poi è diabolico. Vede in lei il principio del Male e la cattiveria propria di suo padre. Ma chi sarà? Con chi l’ha concepita? È stata forse il frutto di una violenza carnale? La narrazione si sposta poi su un altro scenario, sul mare, in provincia di Lecce, dove il commissario Gelsomino sta trascorrendo gli ultimi giorni di una lunghissima e assai meritata vacanza. È stato ben distante per svariati mesi dal suo commissariato, assaporato il momento di libertà, mangiato sano, fatto belle passeggiate e respirato iodio. Ha anche trovato tempo per leggere dei bei libri e per fare tanti bei bagni nel mare. Quel mare che lo ha accolto paterno anche ora, che si accinge a fare l’ultimo tuffo. Poi si veste e si accinge a tornare in questura. E come fa capolino sul posto di lavoro e in particolare nel suo ufficio, inizia ad affrontare le prime difficoltà, tra cui il ritorno dell’ispettore Anna Fontana. I rapporti tra i due erano rimasti tesi dopo l’ultima indagine e ora si ritroveranno a lavorare ancora insieme a un caso davvero complicato: è stato trovato un cadavere appartenente a un noto luminare che la moglie, defunta da tempo, di Gelsomino, aveva difeso in tribunale in qualità di avvocato penalista. È stata uccisa proprio quel giorno, all’uscita del processo. La pratica – però – era stata ben presto archiviata e si era sentenziato che era stata uccisa per errore: con molta probabilità l’obiettivo dei killer erano altre persone, che meritavano, a loro avviso, di morire per dissidi con la malavita. Ma c’è un nesso tra le due morti oppure no? E soprattutto chi c’è dietro a questi omicidi? Chi è il mandante?