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Quando lo schermo si è illuminato del volto di Giuseppe Tornatore, il lungo applauso dell’intero Teatro Petruzzelli, pieno in ogni ordine di posti, che aveva accompagnato fino a quel momento i titoli di coda del suo film “Ennio” è tornato a crescere di intensità, carico di commozione e gratitudine.

Collegato dalla sua casa di Roma, poiché impossibilitato ad essere presente al Bif&st, il regista prosegue a raccogliere consensi con un documentario che è diventato già di culto a poche settimane dalla sua uscita nelle sale, e che in molti avrebbero voluto anche più lungo della sua durata di oltre due ore e trenta. Proprio da questo sentimento diffuso è partito l’incontro che è seguito alla proiezione, con una domanda del moderatore Enrico Magrelli sul destino di quelle 41 ore dell’intervista di Tornatore a Morricone che non hanno trovato spazio nel film.

Forse non tutti sanno – ha risposto il regista – che l’intera intervista, opportunamente ‘ripulita’, è stata pubblicata in un libro uscito in occasione del novantesimo compleanno del Maestro e che si intitola Ennio. Un maestro. Conversazione edito da Harper&Collins. Il problema è semmai legato al resto del materiale, le interviste che ho effettuato ai 70 testimoni che in qualche caso ho dovuto ridurre a pochi secondi, quando non addirittura eliminare per motivi di spazio. Quello che io definisco un ‘romanzo audiovisivo’ è oggi nella sua dimensione ufficiale. Certo se ne potrebbe fare una versione estesa o trarne una serie, ma questa non è una questione che mi riguarda, riguarda i produttori”.

La scelta di fondo del documentario – ha proseguito Tornatore – è stata quella di rapportarsi alla musica, di piegare le interviste e i vari filmati di repertorio alla durata dei brani. Tutto l’impianto visivo doveva adattarsi, nelle mie intenzioni, alla legge della partitura musicale”.

Come ha reagito Ennio Morricone alla proposta di un documentario su di lui? “La condizione era quella di accettare di raccontarsi come già accadeva nei nostri momenti di vita privata, in un’amicizia che durava da oltre trent’anni. Lui non doveva mai avvertire quell’ansia che gli metteva addosso il giornalista televisivo cui doveva necessariamente dare delle risposte brevi risultando sempre rigido, talvolta scostante. Noi non avevamo limiti, lui poteva parlare quanto voleva, non si trattava di rilasciare una intervista ma di fare un atto di generosità nei confronti degli altri. Quando abbiamo terminato le 44 ore di intervista lui mi ha detto ‘io non ho mai fatto psicanalisi in vita mia, me l’hai fatta tu adesso’!”.

E ancora: “Durante l’intervista non ho seguito un percorso, mi sono lasciato trascinare da lui, ricostruendo quello stesso clima amichevole che ha caratterizzato sempre le nostre tante chiacchierate“.

Sul suo lavoro con il compositore, iniziato con Nuovo Cinema Paradiso e proseguito fino all’ultimo lungometraggio diretto da Tornatore, La corrispondenza, il regista ha ricordato: “La nostra collaborazione, fin dall’inizio, è stata impostata su una procedura non molto usuale nel cinema. Io gli facevo leggere la sceneggiatura prima di iniziare le riprese, o in qualche caso raccontandogli la storia ancor prima di scriverla, e insieme individuavamo i vari temi che sarebbero serviti. Nel caso di Nuovo Cinema Paradiso, ad esempio, io gli dicevo ‘qui serve un tema legato al cinema, qui un tema d’amore, qui un tema d’infanzia che si trasforma poi in un tema della maturità e così via. A quel punto lui componeva 4 o 5 musiche per ogni tema e me le faceva ascoltare. Devo dire che erano sempre tutte bellissime e che sceglierne una in particolare era un problema, tanto più che lui poi cestinava tutte le altre. Scelte le musiche, lui andava a registrarle in sala con l’orchestra e io le montavo sulle scene del film. A quel punto rivedevamo il montato insieme e verificavamo quali musiche dovevano essere accorciate o allungate, e lui tornava in sala a registrarle. Abbiamo sempre fatto così e i produttori non è che ne fossero contenti!“.

“Ennio” si apre con Morricone che fa ginnastica a casa, un’abitudine che lo ha accompagnato per tutta la vita. “Si alzava tutti i giorni intorno alle 4, faceva un’ora di ginnastica, poi usciva e andava a comprare i quotidiani mentre le edicole stavano aprendo. Tornava a casa, leggeva i giornali, faceva colazione e, quanto gli altri normalmente si alzano dal letto, lui cominciava a lavorare. Rigore e sensibilità, questo era Ennio Morricone”.

Dopo la sua scomparsa, come pensa Tornatore di sostituire questa collaborazione così importante per il suo cinema? “Non sarà facile ma si tratterà di crearne una nuova, di instaurare un nuovo rapporto. Ennio non si sarebbe preoccupato più di tanto, sapeva bene che il cinema deve continuare, come la vita e come la musica. Certo non avrebbe gradito se io avessi chiesto ad un musicista ‘fammi una musica alla Morricone’, così come non tollerava che i registi gli chiedessero una musica ‘tipo…’. Ecco questo non lo farò mai. Ci sarà discontinuità nella continuità ma con una nuova consapevolezza da parte mia, perché lui mi ha insegnato tanto sulla musica e oggi mi sento attrezzato. E mi ha insegnato anche tante altre cose che non hanno necessariamente a che fare con la musica: ad esempio, da tempo, quando vado da un produttore, non mi presento più con una sola idea ma con tre o quattro e poi scegliamo insieme a lui, proprio come facevamo noi!“.

Per “Ennio” Giuseppe Tornatore ha vinto il Premio Mario Monicelli per il miglior regista che verrà ritirato al Teatro Petruzzelli dal distributore del film, Andrea Occhipintioggi 2 aprile, nella serata conclusiva del Bif&st 2022.