Tempo di lettura: 2 minuti

Mi sono avvicinato a Spoon River ascoltando De Andrè, in particolare la sua canzone “un giudice” ispirata ad uno degli epitaffi di Edgar Lee Masters. Quel nano, tanto piccolo di fronte alle accuse infamanti della gente, ma altrettanto grande nella voglia di riscatto sociale, deve alla fine capitolare: la corrosiva vendetta e la sterile arroganza lo hanno trasformato nell’uomo che gli altri lo accusavano di essere. E’ questo a mio parere quello che ha pensato il regista Massimo Marafante per la compagnia Marluna Teatro con il debutto nell’anfiteatro della villa comunale di Trani ha riproposto il dramma del covid con un cast d’eccezione:  Michele Cipriani, Maria Elena Germinario e Pietro Naglieri (e musiche originali di Vittorio Gallo) e la partecipazione di volontari e medici in prima linea per l’emergenza hanno riportato  la scrittura di Spoon River, dove riposano: sogni infranti, volti visti ogni giorno e mai conosciuti, falsi epitaffi consegnati alla banca della memoria. Medici, commercianti, scienziati, ladri, truffatori, barboni, prostitute, ubriaconi tutti insieme, sulla stessa collina, una pagina dietro l’altra, ad esprimere i propri pensieri, a gridare al mondo ciò che sono stati e soprattutto ciò che gli altri non hanno visto in loro. Non è un caso che la scelta di questa pieces teatrale sia caduta durante il lockdown per il Covid, in quanto ognuno di noi è rimasto solo a riempire di pensieri le giornate vuote, libero dal confronto e dal giudizio degli altri, spesso mortificante, ma allo stesso tempo una forma di contatto con la realtà. Ho pensato quanto dura sia stato per medici e operatori volotari durante il periodo di grande emergenza.
La possibilità di confrontare: le idee, gli stati d’animo, la visione del mondo e delle persone in un momento così difficile. Per qualche minuto problemi come: non poter giocare a calcio, non uscire con gli amici, non poter incontrare i parenti sono passati in secondo piano e il pensiero degli studenti correva spesso a chi, in quel momento di pandemia, stava affrontando sacrifici ben più gravosi. Possono sembrare frasi fatte, forse abusate in questi mesi, ma quando le senti dire per la prima volta da un adolescente, capisci che sta maturando, sta formando il suo pensiero critico.

Concludo con la frase: non lasciamo che di questo periodo rimanga solo un ricordo buio, negativo, lasciamo una traccia di noi, un segnale di speranza mentre il mondo si ferma, da conservare
e rileggere con occhi diversi tra qualche anno.

La pièce sarà nel nord barese in una mini-tournée che toccherà il Castello di Bisceglie (BT) il 10 settembre, Piazza Marconi a Corato (Ba) il 14, bissando a Trani all’interno della kermesse I Dialoghi di Trani il 15 settembre e concludendosi al Teatro di Ponente di Molfetta (Ba) il 24 settembre. Lo spettacolo gode dei patrocini dei Comuni toccati dalla tournée, in collaborazione con l’Associazione culturale La Maria del Porto de I dialoghi di Trani.   

Foto di Michele Traversa (riproduzione riservata)