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IO COLTIVO – diario di una disobbedienza di Matteo Mainardi è sia il racconto di un’iniziativa politica antiproibizionista che un manuale di coltivazione pratico. Matteo Mainardi è stato infatti attivo protagonista e divulgatore dell’evento “Io coltivo”, nato nell’ambito della campagna Meglio Legale coordinata da Antonella Soldo; esso ha trovato il suo apice nelle dieci settimane tra il 20 aprile e il 25 giugno 2020, in cui è stata organizzata la più grande disubbidienza civile di massa nella storia dell’antiproibizionismo italiano: più di 2500 persone si sono infatti autodenunciate sui social mostrandosi intente a coltivare la loro pianta di cannabis per uso personale. Il focus dell’iniziativa “Io coltivo”, ribadito anche in questo testo, risiede nella giusta richiesta di modificare il vetusto Testo Unico per gli Stupefacenti, che ha una fortissima impronta ideologica proibizionista, limita le libertà personali ed è punitivo nei confronti dei consumatori, scaricando su di essi quasi tutte le responsabilità. In quest’opera Matteo Mainardi racconta la sua storia personale intrecciandola con quella travagliata della legalizzazione della cannabis e dell’antiproibizionismo, un movimento che ha vita dura in Italia per via di una legislazione sugli stupefacenti tra le più repressive dell’Europa occidentale – «Essere antiproibizionisti non equivale a un “liberi tutti”, ma significa chiedere regole, controllo e tutele, fare informazione e continuare a studiare e ad approfondire fenomeni sociali complessi che non possono essere regolati tramite divieti netti, senza eccezioni, che rappresentano semplici toppe cucite su uno strappo che rimane e presto o tardi si allargherà di nuovo». Lo stesso autore si è ribellato a questo sistema oppressivo coltivando la sua pianta di cannabis e autodenunciandosi attraverso i social, e non solo: il giorno della manifestazione del 25 giugno davanti a Montecitorio si è presentato con la sua pianta ormai cresciuta, pur avendo ricevuto il divieto di averla con sé, e si è fatto condurre pacificamente in questura per pretendere un processo e attirare quindi l’attenzione su un cambio di legislazione ormai necessario, sia per il bene dei consumatori di cannabis, tra i quali ci sono anche coloro che la usano per scopi medici, sia per favorire la lotta contro la criminalità e le mafie, che ad oggi controllano quasi totalmente lo spaccio di hashish e marijuana. Il testo di Mainardi, pubblicato da Officina di Hank, esce un anno esatto dopo l’inizio di questa importante iniziativa di disobbedienza civile, ed è anche in concomitanza con la proposta di legge sulla depenalizzazione della coltivazione personale, che in questi mesi è in discussione in commissione Giustizia della Camera.