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Di smart working sentiamo parlare quotidianamente ormai da più di un anno. E in questi mesi è stato fatto un passaggio ulteriore. Se si può lavorare a distanza, fuori dall’ufficio, non è detto che si debba farlo da casa. Anzi, c’è chi sceglie di farlo in mezzo al mare.

È stato lanciato dalle navi da crociera con la formula “smartworking at sea”, ma chi vuole ancor più isolamento e privacy può scegliere il sail working, lavoro da remoto a bordo di una barca. Un’opzione che unisce l’utile al dilettevole, permettendo di lavorare a stretto contatto con il mare e di portare benefici in termini di concentrazione e produttività.

Qualche consiglio pratico per affrontare al meglio il lavoro a distanza in barca arriva da Sailogy, piattaforma online per il noleggio di barche in tutto il mondo con o senza skipper.

Passare dalla scrivania di casa al lavoro al mare, con riunioni sulla prua della barca e call sottocoperta richiede qualche accorgimento per evitare imprevisti.

Primo fra tutti la connessione Internet, che deve essere stabile per non garantire interruzioni delle attività lavorative. Quindi l’ideale è un hotspot mobile, o, se si è ormeggiati in porto, si potrà utilizzare un adattatore di rete wifi wireless usb con un’antenna ad alto guadagno per potenziare il segnale.

A bordo sarà utile il generatore di corrente per i dispositivi e ogni altra necessità di elettricità.

Altro dettaglio non trascurabile è avere lenti polarizzate, per evitare il riverbero del sole sullo schermo se si lavora all’aria aperta.

La soluzione ideale per lo smart working alla marinara è il catamarano, grazie alla disponibilità di spazio e alla stabilità in navigazione. Il pozzetto può fornire ottime postazioni da lavoro.

Tra le mete maggiormente consigliate, la Costiera amalfitana e la Toscana con le sue isole, se si preferisce restare vicino alla terra ferma, o le Isole Eolie e Pontine per un’esperienza più itinerante.

Redazione

Lsd sta per Last smart day, ovvero ultimo giorno intelligente, ultima speranza di una fuga da una cultura ormai completamente omologata, massificata, banalizzata. Il riferimento all'acido lisergico del nostro padre spirituale, Albert Hofmann, non è casuale, anzi tutto parte di lì perché LSDmagazine si propone come cura culturale per menti deviate dalla televisione e dalla pubblicità. Nel concreto il quotidiano diretto da Michele Traversa si offre anzitutto come enorme contenitore dell'espressività di chiunque voglia far sentire la propria opinione o menzionare fatti e notizie al di fuori dei canonici mezzi di comunicazione. Lsd pone la sua attenzione su ciò che solletica l'interesse dei suoi scrittori, indipendente dal fatto che quanto scritto sia popolare o meno, perciò riflette un sentire libero e sincero, assolutamente non vincolato e mosso dalla sola curiosità (o passione) dei suoi collaboratori. In conseguenza di ciò, hanno spazio molteplici interviste condotte a personaggi di sicuro spessore ma che non trovano spazio nei salotti televisivi, recensioni di gruppi musicali, dischi e libri non riconosciuti come best sellers, cronache e resoconti di sport minori, fatti ed iniziative locali che solitamente non hanno il risalto che meritano. Ma Lsd è anche fuga dal quotidiano, i vari resoconti dai luoghi più suggestivi del pianeta rendono il nostro magazine punto di riferimento per odeporici lettori.