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Sla (morbo di gehrig), malattia degenerativa da sconfiggere

2 Giu 2010 | Nessun Commento | 3.659 Visite
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slaIo, se potessi scenderei in campo adesso, su un prato o all’oratorio. Perché io amo il calcio“. Sono le parole simbolo di un grande campione , Stefano Borgonovo. E’ stato un grande calciatore, di lui si ricordano gli anni fantastici del Milan stellare di mister Sacchi, quella squadra vinse tutto.

Stefano Borgonovo, Adriano Lombardi, Giuliano Taccola, Gianluca Signorini, cosa hanno in comune queste persone? Sono stati tutti calciatori del campionato italiano di serie A , certo, ma purtroppo, si sono ammalati tutti del morbo di gehrig ( SLA). La SLA, sclerosi laterale amiotrofica, chiamata anche morbo di gehrig, dal nome del giocatore di baseball statunitense, prima vittima accertata della malattia, è una malattia degenerativa del sistema nervoso che colpisce i motoneuroni, sia centrali (primo motoneurone a livello della corteccia cerebrale), che periferici (secondo motoneurone a livello del tronco encefalico e del midollo spinale). Una variante della SLA, è la paralisi bulbare, caratterizzata dalla paralisi progressiva dei muscoli della mandibola, della faringe e della lingua, disartria, disfonia, e della difficoltà totale della masticazione. Il malato di SLA, peggiora , purtroppo, quotidianamente la sua condizione. Il decorso, però, è variabile in ogni individuo. Infatti , molti pazienti , sono in grado di mantenere una vita produttiva per parecchi anni.

Attualmente, non esiste una terapia ufficiale per la SLA. Ma molto può essere fatto per aiutare il paziente a vivere con questa malattia. Lo scopo è quello di aiutare il paziente ad avere una vita dignitosa, anche se questo è davvero l’aspetto più complicato. Ma perchè questa malattia è più evidente negli sportivi? In realtà la malattia può colpire chiunque, ma statisticamente nei calciatori è stata osservata un’incidenza di SLA cinque volte superiore rispetto alla popolazione generale. Lo indica uno studio condotto dal professore Chiò dell’ospedale Le Molinette di Torino, su giocatori di serie A e serie B. Il Dottor Vanacore, invece, esperto epidemiologo , ha pubblicato un rapporto tra SLA e calciatori. I risultati non lasciano dubbi: secondo i suoi studi il rischio di mortalità per un calciatore è di undici volte maggiore rispetto ad un’altra persona che pratica un altro sport. Studi recenti portano a pensare che i traumi ai quali il sistema nervoso centrale è sottoposto mediante il colpo di testa, possa essere una causa che porta alla SLA. I giocatori di calcio, infatti, colpiscono la palla senza avere una protezione. La forza con cui il pallone impatta sul cranio è di circa 500 -1200 Newton, anche se essa si distribuisce sul collo e sul tronco. Per non parlare poi di scontri di gioco che hanno forti conseguenze sul sistema nervoso centrale e possono portare a traumi permanenti. Basti pensare al portiere del Chelsea, squadra inglese, che in ogni partita indossa un caschetto protettivo dopo aver rischiato la vita, cosi’ come lo stesso giocatore dell’Internazionale FC, Chivu, anch’egli un miracolato,dopo uno scontro di gioco a Verona, nello scorso campionato. Altri studi evidenziano un’associazione tra SLA ed agenti tossici. Pesticidi e fertilizzanti si trovano nei campi di calcio, e vengono usati nella manutenzione degli stessi. Ma, naturalmente, la causa principale della SLA, potrebbe essere il doping. Molti calciatori che hanno militato nei vari campionati italiani di calcio, a cavallo tra gli anni 60 e 70, hanno dichiarato di aver assunto sostanze “strane” prima e dopo le partite, o di aver effettuato nei giorni precedenti la stessa, un’iniezione di non specificati prodotti. “Eravamo molto ignoranti in materia e ci fidavamo delle persone che ci somministravano questi farmaci “. Queste sono state le parole di Aldo Agroppi , giocatore appunto di quell’epoca ,che si ritiene un miracolato,in risposta ad alcune domande che gli sono state poste sul doping. Ed allora per essere certi che i farmaci siano la prima causa della SLA, dobbiamo aspettare solo studi approfonditi che in questi anni scienziati ed esperti stanno conducendo.

In foto Roberto Baggio con Stefano Borgonovo 

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