Tempo di lettura: 3 minuti

I grandi festival, come il BIF&ST, in corso in questi giorni nei più noti teatri della nostra Bari, sono interessanti ed entusiasmanti perché  occasione d’incontro per tutti gli “addetti ai lavori” del mondo del cinema. Produttori, distributori, registi, attori, critici cinematografici e semplici appassionati, si ritrovano per vedere le ultime novità, i film d’essai, fiction, film nuovi , film vecchi. Ma, per chi oltre la passione del cinema ha la curiosità, l’ aspetto più frizzante del festival sono gli incontri con i produttori, i registi, gli attori che raccontano in un dialogo a tu per tu con il pubblico aneddoti, episodi, spiegazioni che fanno rivivere quello che si prova durante le riprese del film  insomma quel quid in più che rende il film più esclusivo per chi ascolta.

Stamattina per esempio ci sono stati 3 incontri al Margherita, nei quali si sono discussi 3 film presentati al Bif&st. A cominciare Walter Veltroni e Neri Marcorè che hanno incorniciato il successo del film “Quando”, presentato ieri sera in anteprima al Petruzzelli. Dico incorniciato perché hanno spiegato al pubblico i messaggi più latenti del film stesso. Scritto dallo stesso Veltroni con Doriana Leondeff e Simone Lenzi, racconta la vita di Giovanni che nell’estate del 1984, a San Giovanni, durante il dolore collettivo per la morte di Enrico Berlinguer, finisce in coma a causa dell’asta di una bandiera finita tragicamente sulla sua testa. In coma vi rimane per 31 anni.

Quando si risveglia nel luglio 2017, naturalmente, tutto è cambiato, Giovanni si ritrova 18enne in un corpo da cinquantenne. L’ultimo ricordo, prima dell’incidente, è in piazza San Giovanni, il 13 giugno 1984. In sala qualcuno ha chiesto a Veltroni se nel film c’è qualche nostalgia politica.

La domanda sorge spontanea : un film nostalgico? “ Non nostalgia politica – ha spiegato Veltroni – l’unica nostalgia che avrei è la mancanza della luminosità di quegli anni. Luminosità alla quale negli anni successivi è seguito un tunnel nella società e io penso che quel tunnel non sia murato e vorrei che il film trasmettesse in maniera evidente un po’ di sogno e speranza”. E se tutti  si aspettavano che questo fosse un film tragico, con grande sorpresa si rivela comico. E riesce a farci sorridere, dice il regista, grazie alla figura di Neri Marcorè e alla sua mimica che ha reso il film lieve, nonostante la tragicità.  “Quando” è stato  girato in 6 settimane durante le quali ci siamo presi pure il Covid”- ha detto Veltroni.

Durante il secondo incontro, sul palco è risalito Neri Marcorè  attore anche in questo film a presentare  “Le mie ragazze di carta”.  Un cast bello, giovane e trendy a cominciare dal regista Luca Lucini, composto da  Maya Sansa, Cristiano Caccamo e Alvise “ Le mie ragazze di carta “ ambientato negli anni ’70 nella zona del Trevigiano e racconta le esperienze di tre giovani  fratelli  – Primo, Anna e Tiberio- e delle esperienze  che si vivono, nel momento di passaggio della pubertà, durante il quale si vivono i primi amori e le prime sfide. A completare il cambiamento dei tre il trasferimento dalla campagna alla città.

Il film non fa riferimento al clima politico e sociale di quegli anni ma è evidente che sono gli anni del mutamento socio politico degli anni ’70.

Tiberio, interpretato dal giovane Alvise, è stato il più sottoposto a domande, soprattutto per il ruolo che interpreta, ragazzino innamorato di una pornostar. A tal proposito dal pubblico è stato chiesto a lui e agli altri del cast se si sono mai innamorati di attrici cinematografiche e se Alvise Marascalchi ha risposto che prova  ammirazione per le attrici, Caccamo ha fatto capire che ne ha più di una di simpatie, Lucini confessa una cotta per Heather Parisi.

Quanto l’aver girato negli anni ’70 con usi e costumi cosi diversi non ha spaventato i giovani interpreti, anzi come dice Alvise “mi son piaciuti i costumi e le macchine di allora. A  concludere un apprezzamento a Maya Sansa per la sua voce rauca e graffiante, anche a lei come ieri a Sonia Brgamasco. Sarà che la voce è argomento di moda di questi tempi per gli appassionati di cinema.

A concludere l’incontro il regista di Kaymak (che significa formaggio molle), Milcho Manchevski. Una frivola commedia a sfondo sessuale. In questo  film c’è un erotismo che sembrava sparito dal cinema “l’erotismo non si usa più nel cinema perché c’é’ troppo puritanesimo derivante dalle correnti politiche di sinistra”, ha spiegato Milcho. L’intervista ha poi preso la  svolta di un vero e proprio laboratorio di cinema, in quanto il regista si è soffermato sul modo in cui ha proceduto alla selezione  casting. Sei mesi di provini e un mese di prove. “La mia speranza è che l’attenzione e la preparazione che dedico ai miei lavori li faccia sopravvivere nel tempo”.

Foto di Raffaella Fasano (riproduzione riservata)

Marcella Squeo

La dottoressa Marcella Stella Squeo è laureata in Giurisprudenza è una giornalista pubblicista e si occupa di cultura, spettacolo, musica e di beneficienza e volontariato facendo parte di diverse associazioni di settore.