Tempo di lettura: 2 minuti

L’Europa che cambia, le ultime “grandi guerre”, popoli in movimento e colpi di Stato. Miti dello sport, della musica e dello spettacolo lasciano gli ultimi segni indelebili del loro percorso. Il 1991 è stato un anno indimenticabile nella storia dell’umanità. Massimiliano Ancona (giornalista della Gazzetta dello Sport), lo ripercorre con il piglio dello storico, ma con uno stile sempre fresco e alleggerito da una struttura in paragrafi che consente di leggere gli eventi secondo l’ordine e l’argomento che si predilige. Così nasce “La bella e il campione. Le fiamme e il sepolcro imbiancato. Quel terribile 1991”, edizioni Wip, terza fatica letteraria di Ancona dopo “La Bari dei baresi e altre storie” (dicembre 2019) e “Biancorossonero: il derby dell’Apulia” (novembre 2020). E proprio l’attenzione per gli eventi riguardanti la Puglia e Bari rappresentano alcuni tra i tratti più interessanti del libro, nonché lo spunto per il titolo. Dal rogo del Teatro Petruzzelli (“le fiamme”) con la conseguente vicenda giudiziaria che causò la chiusura del Politeama per 18 anni, allo sbarco in massa nel capoluogo pugliese degli albanesi (il “sepolcro imbiancato”) a bordo della motonave Vlora, dal debutto sul grande schermo di Monica Bellucci (“la bella”, protagonista de “La riffa”, pellicola ambientata proprio nel capoluogo pugliese) fino agli eventi calcistici: la retrocessione del Bari più “costoso” dell’era Matarrese, avvenuta nonostante l’acquisto più oneroso dell’epopea biancorossa, l’inglese Davide Platt (il “campione”). Quindi, la storica finale di Coppa dei Campioni disputata allo stadio San Nicola, tra i francesi dell’Olympique Marsiglia e gli slavi della Stella Rossa Belgrado. Un incontro che riassume l’intero spirito dell’opera: tensioni, ma anche fratellanza, clamorose cadute e poderose resurrezioni. Tutto questo è stato il 1991: riviverlo ai giorni nostri lascerà nel lettore un’incredibile sensazione di attualità.

Redazione

Lsd sta per Last smart day, ovvero ultimo giorno intelligente, ultima speranza di una fuga da una cultura ormai completamente omologata, massificata, banalizzata. Il riferimento all'acido lisergico del nostro padre spirituale, Albert Hofmann, non è casuale, anzi tutto parte di lì perché LSDmagazine si propone come cura culturale per menti deviate dalla televisione e dalla pubblicità. Nel concreto il quotidiano diretto da Michele Traversa si offre anzitutto come enorme contenitore dell'espressività di chiunque voglia far sentire la propria opinione o menzionare fatti e notizie al di fuori dei canonici mezzi di comunicazione. Lsd pone la sua attenzione su ciò che solletica l'interesse dei suoi scrittori, indipendente dal fatto che quanto scritto sia popolare o meno, perciò riflette un sentire libero e sincero, assolutamente non vincolato e mosso dalla sola curiosità (o passione) dei suoi collaboratori. In conseguenza di ciò, hanno spazio molteplici interviste condotte a personaggi di sicuro spessore ma che non trovano spazio nei salotti televisivi, recensioni di gruppi musicali, dischi e libri non riconosciuti come best sellers, cronache e resoconti di sport minori, fatti ed iniziative locali che solitamente non hanno il risalto che meritano. Ma Lsd è anche fuga dal quotidiano, i vari resoconti dai luoghi più suggestivi del pianeta rendono il nostro magazine punto di riferimento per odeporici lettori.