Tempo di lettura: 5 minuti

Già ieri, l’MGP —Mercato del Giorno Prima— ha fatto segnare un PUN per settembre 2021 a 126,88 €/MWh. Da maggio a luglio è stato un rally che è partito da 69,91 €/MWh ed è arrivato a 112,40 €/MWh.

«Una crescita consistente e continua che potrebbe aver già procurato aumenti del +30% sulle bollette delle aziende e che potrebbe arrivare quest’anno ad un +50% o addirittura ad un +60%» commentano gli analisti di EnergRed (www.energred.com), E.S.Co. impegnata nel sostenere la transizione energetica delle pmi italiane, con un particolare focus sulle fonti rinnovabili e sul solare fotovoltaico.

Tre fattori concorrono a questa dinamica la cui durata non potrà dipendere, o meglio essere mitigata, da alcuna misura nazionale e tantomeno continentale: il decoupling dei prezzi del gas da quelli del petrolio e da contratti a lungo termine; la crescita dei prezzi dei certificati delle CO2 (ad oggi una tonnellata di CO2 viene scambiata a circa 60 euro, ma la direzione è quella segnata dal meccanismo del Border Carbon Adjustment approvato dall’Ue, ovvero di 90 €/tonCO2); la crescita della domanda legata all’elettrificazione dei consumi.

«La soluzione per controbbattere il fenomeno è nella transizione energetica» sostengono gli analisti di EnergRed.
Ed è proprio la transizione energetica il grande tesoro del Sud, il fattore che renderà le aziende meridionali più competitive di quelle del Nord Italia dove si è invece verificata una vera e propria ecatombe di grandi imprese industriali, che non sono riuscite a saltare sul treno dell’«economia della conoscenza».

«Basata sulle risorse intangibili, sul know-how e sulle competenze distintive, la “conoscenza” —dal punto di vista aziendale— è una risorsa scarsa, che consente a chi la possiede di trarre un vantaggio competitivo» spiega Moreno Scarchini, ceo di EnergRed.

Ma è già dagli Anni Novanta del secolo scorso che il modello di crescita delle nostre aziende iniziava a perdere colpi, rendendo le nostre aziende inadatte a cogliere le opportunità che lo sviluppo dei servizi offriva alle economie più avanzate.

D’altra parte, il capitalismo familista che caratterizza le nostre imprese non ha fatto che aggravare la situazione, impedendo la crescita e lasciando le industrie più avanzate del Nord-Est in un ecosistema ormai compromesso, incapace di una vera transizione.

Una transizione oggi può invece avvenire nelle fortunate regioni del Sud dove la maggiore disponibilità di risorsa solare può rendere le aziende veramente competitive, se si riusciranno ad adottare i giusti modelli di sviluppo.

«Nonostante il forte rialzo dei prezzi dell’energia, nel Mezzogiorno quella prodotta da fonte solare ha fatto segnare un valore di 102 euro/MWh, nuovo minimo record di costo per le imprese» mettono in evidenza gli analisti di EnergRed.com.

Ma non solo, nel Sud Italia molte sono le leggi regionali che sostengono la costituzione di comunità di «prosumer», produttori-consumatori di energia generata da fonti rinnovabili.

Nella Regione Puglia —ad esempio— una legge ad hoc stabilisce un contributo erogato tramite bando pubblico per la predisposizione del progetto di comunità energetica e di tutta la documentazione necessaria nelle fasi preliminari di costituzione.

In Campania —invece— un buon esempio è quello di San Giovanni a Teduccio, quartiere di Napoli dove attraverso una partnership tra Legambiente, Fondazione Famiglia di Maria e 40 famiglie vessate da situazioni di estrema povertà, è nata la prima comunità energetica solidale d’Italia.

«L’impianto di produzione da 53 kw è dislocato sul tetto della Fondazione per il Sud e l’energia è condivisa dalle famiglie: nell’arco di 25 anni si calcola che il totale degli incentivi ricevuti, detratte le spese di gestione, ammonterà a circa 250 mila euro» calcolano gli specialisti di EnergRed.com.

Poi ancora ci sono comunità energetiche in Sicilia a Ferla, incantevole borgo campione di sostenibilità in provincia di Siracusa, dove è nata la prima comunità energetica dell’Isola, ed a Sferro (Catania); in Sardegna a Nule (Sassari), a Villanovaforru (Cagliari) ed a Ussaramanna (Medio Campidano); in Basilicata a Tito (Potenza); in Puglia a Melpignano (Lecce).

E che dire dell’Abruzzo? Qui, nel comune di Villetta Barrea (L’Aquila), nel cuore del Parco Nazionale, EnergRed.com è scesa in prima linea con il primo progetto italiano di «comunità a impatto energetico quasi zero», andando a riqualificare una piccola centrale idroelettrica grazie ad una collaborazione pubblico-privato che vede il coinvolgimento dei cittadini attraverso il crowdfunding.

«Abbiamo voluto essere promotori ed artefici del ripristino delle centrali mini-idroelettriche italiane, un patrimonio architettonico e storico —quella di Villetta Barrea risale al 1910— fortemente identitario, con un importante impatto ambientale positivo. Per noi quello nel Parco Nazionale d’Abruzzo è un “flagship project” attraverso il quale arrivare alla creazione di molteplici comunità energetiche a impatto quasi zero in tutt’Italia» sottolinea Moreno Scarchini, ceo di EnergRed.

«E la parola comunità non è stata scelta a caso perché queste realtà vanno oltre gli aspetti meramente tecnici ed economici, diventando fenomeni sociali che rispondono a bisogni locali, oltre che alla sfida globale della transizione ecologica. Insomma il “glocal” si fa largo tra le comunità energetiche che stanno nascendo in Italia, con un approccio “win-win” pubblico-privato» spiega Giorgio Mottironi, marketing manager di EnergRed (www.energred.com).

L’E.S.Co. impegnata nel sostenere la transizione energetica delle pmi italiane, con un particolare focus sulle fonti rinnovabili, si propone ora di estendere i benefici all’intero Paese, portando il levelized cost of energy della tecnologia fotovoltaica a 0,05 euro/kWh in tutt’Italia entro il prossimo anno e facendo così del fotovoltaico la fonte di energia più conveniente per le aziende.