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“Era una notte stellata. Non c’era luna e non avevo mai visto le stelle brillare più fulgide; sembrava che volessero staccarsi dal cielo. Era una di quelle notti in cui ci si sente felici di essere al mondo”
Con questa frase John Borland Thayer III, tra i superstiti del Titanic, volle ricordare le ore precedenti all’affondamento del colosso della White Star Line.
Tra mito e leggenda, finzione e triste realtà, la tragica epopea del Titanic ha da sempre suscitato grande interesse nell’opinione pubblica. Uno snodo storico che nella notte tra il 14 ed il 15 aprile del 1912 rappresentò per numerosi storici la fine della Belle Époque, l’epoca del progresso dell’uomo e delle sue speranze proiettate al futuro, sfumate nel gelo dell’Atlantico e nell’illusione di aver potuto creare una macchina perfetta, “l’inaffondabile” capolavoro frutto dell’ingegno dell’uomo.
Quella notte persero la vita più di 1500 passeggeri, ed alcune tra le loro storie giacciono ancora sul fondo del mare, dove il relitto è stato oggetto di numerose spedizioni subacquee ed immersioni da parte di curiosi, storici e cultori della materia, tra cui lo stesso James Cameron, che prima di realizzare un capolavoro destinato a segnare la storia del cinema nel 1997, dedicò anni della sua vita a studiare e sviscerare i segreti del transatlantico.
Nella giornata in cui si ricorda l’affondamento del Titanic, riaffiorano dai meandri delle pieghe del tempo anche le storie di coloro che diedero la vita per permettere a molti di salvarsi, ai deboli di prender posto sulle scialuppe ed ai codardi di trascorrere la propria vita attendendo una redenzione che mai sarebbe giunta.
Tra le storie più affascinanti legate alla tragedia:

1. Capitano Edward John Smith

Smith, un vero lupo di mare inglese, entrò tra le fila della White Star Line nel lontano 1880, distinguendosi per merito e professionalità nell’ambito di imponenti traversate oceaniche (alcune tra le rotte che collegavano New York all’Australia furono parte integrante degli itinerari del capitano Smith). Gli bastarono 8 anni per ottenere il titolo di primo tenete di vascello e durante la Seconda Guerra Boera fu il fautore di alcune operazioni di trasporto truppe verso l’Africa Meridionale, che gli valsero plausi e riconoscimenti anche dalla stessa Corona inglese.
Prima dell’ultimo tragico viaggio era stato comandante a bordo della nave Majestic e dell’Olympic RMS, quella che prima della costruzione dello stesso Titanic era la perla della compagnia e che compì una traversata analoga e simile a quella che sarebbe stata la rotta della gemella l’anno seguente, giungendo nel 1911 da Liverpool a New York City.
Destinato alla pensione ed al congedo dopo una carriera costellata di successi ed onori, la White Star Line lo volle al timone in quello che sarebbe stato il suo ultimo viaggio, a bordo di una nave che ne avrebbe consacrato il nome tra le pieghe del tempo e della storia.
Partito da Southampton il Titanic proseguì il suo viaggio inaugurale mantenendo una velocità costante ed una rotta tale da consentire un possibile arrivo in anticipo. Sarebbe stato un trionfo assoluto per l’opinione pubblica.
Nelle ore precedenti al disastro Smith passeggiò sul pontile, parlò con numerosi passeggeri e con i vertici della White Star Line a bordo. Partecipò alla messa ma non diede ordine di procedere con l’esercitazione per l’allestimento delle scialuppe.
Informati della presenza di ghiacci a 400 kilometri di distanza Smith ordinò un cambio di rotta prima di recarsi a cena.
Di umore giulivo e con una risata grave e contagiosa fu descritto come un uomo leale ed eroico, anche nel momento più cupo e difficile. Il turno serale lo trascorse in cabina nei suoi alloggi.
A seguito della collisione fu richiamato sul pontile e dopo aver calcolato la portata dei danni ed il numero di scialuppe insufficienti per salvare l’intero equipaggio a bordo, diede l’ordine di cominciare con le operazioni di salvataggio a cui prese parte stoicamente fino all’affondamento definitivo.
Smith ordinò di salvare “prima le donne ed i bambini” una locuzione divenuta celebre propio per quella notte. Infine sono ancora oggi oggetto di dispute le ultime parole prima della morte.
Caratterizzato da uno humor molto marcato, molti superstiti dichiararono che le ultime parole del capitano furono “Siate Inglesi” o ancora dichiarazioni di volontà di perire assieme alla sua nave. Altri superstiti dichiarano di aver visto il capitano impassibile ad attendere la sua fine in plancia, dinnanzi al timone. Una rappresentazione riprodotta da James Cameron in uno dei momenti di drammaticità viscerale dell’ultima parte del suo capolavoro.
Ancora oggi Smith viene ricordato come un esempio di straordinaria resistenza psicologica in un momento disperato. Non indugiò negli ultimi istanti di vita a salvare più membri dell’equipaggio possibili, affidandoli alle scialuppe per tenere calmi i superstiti.
Il suo cadavere non fu mai più ritrovato. Il capitano era affondato con la sua nave.
A Lichfield è stata innalzata una statua alla memoria di un uomo che onorò la sua carica, la sua umanità e la sua professionalità fino all’ultimo istante.

2. L’Orchestra del Titanic

L’iconica orchestra era composta da Wallace Hartley, Theodore Brailey, John Hume, Percy Taylor, Frederick Clarke, John Woodward, Roger Bricoux e George Krins.
Erano soliti suonare sul ponte per allietare le passeggiate degli ospiti e dell’equipaggio ricreando molto spesso le atmosfere dei salotti francesi, prediligendo brani della tradizione culturale transalpina proprio perché rappresentavano il vessillo della capitale della cultura della Belle Époque.
I musicisti stavano suonando alla cena di prima classe durante la collisione ed iniziate le operazioni di salvataggio avrebbero potuto dividersi per trovare più facilmente posto sulle scialuppe di salvataggio ormai quasi piene. Decisero di non separarsi anche nel più disperato dei momenti, e continuarono a suonare sdrammatizzando la situazione nei concitati momenti della preparazione della lance. Il loro apporto fu decisivo, permise a coloro che attendevano (spesso invano) di mantenere la calma. Una concitata e disunita schiera di persone consce del proprio destino avrebbe contribuito a salvare meno superstiti di coloro che riuscirono effettivamente a scampare alla morte quella notte. Ed il merito fu proprio della musica. Secondo le fonti, e le testimonianze su ordine del capitano Smith, l’ultimo brano fu “Nearer, My God, to Thee”.
Walter Lord nelle ricostruzioni posteriori e nella sua celebre inchiesta, smentì queste testimonianze. Il brano, che di solito accompagnava onoranze funebri, sarebbe stato sinonimo di un disastro imminente ed avrebbe potuto agitare l’equipaggio.
Tra mito e finzione, l’orchestra del Titanic fu il perno su cui si fondarono le ordinate operazioni di salvataggio.
“Signori, è stato un onore suonare con giù questa sera”. La frase del capolavoro di Cameron è ancora oggi una tra le citazioni più celebri della storia del cinema.
Il vìolino di Wallace, ripescato con custodia originale vicino al corpo esanime del suo proprietario è stato venduto all’asta per 900.000 sterline ed è conservato a Londra.

3. Thomas Andrews

A Thomas Andrews nella notte tra il 14 ed il 15 aprile spettò annunciare il sicuro affondamento della nave. Andrews aveva progettato ogni particolare dell’Inaffondabile Titanic ed aveva dedicato studi, calcoli e progetti per rendere possibile quella che sembrava un’utopia dal 1908.
Egli aveva voluto partecipare al viaggio inaugurale consapevole che sarebbe stato un trionfo.
Mentre Smith diede l’ordine di preparare le lance, Thomas percorse da prua a poppa la nave, distribuendo giubbotti di salvataggio e notificando il drammatico destino che si sarebbe concretizzato nelle seguenti due ore. Aiutò fino agli ultimi istanti più donne e bambini possibili prima di ritirarsi nel cuore pulsante della sua creazione.
È drammatica l’ultima immagine che abbiamo di Andrews, con John Stewart, cameriere di bordo, che lo vide, solitario, nella sala fumatori di prima classe, mentre l’acqua cominciava ad allagare gli interni della nave.
Thomas Andrews aveva lo sguardo perso ed osservava il quadro “Il porto di Plymouth”sulla cappa del camino della sala. Impassibile, imperturbabile, conscio del suo destino si congedò rifiutando ogni possibilità di salvezza.
La sua eredità fu di vitale importanza poiché egli prese note su vari difetti del Titanic ed eventuali migliorie da apportare in futuro. I suoi appunti furono consegnati poche ore prima dell’affondamento ad un superstite.
Nel telegramma recapitato da New York alla famiglia, a Thomas Andrews si attribuiscono meriti encomiabili quella notte, ed ancora oggi è considerato uno fra gli eroi mai dimenticati della tragedia.

4. Benjamin Guggenheim

Magnate, filantropo, amante dell’arte e della cultura. A New York, ancora oggi, il nome dei Guggenheim è una vera e propria istituzione.
Un gentiluomo di altri tempi che dopo un breve soggiorno a Parigi decise di vivere l’esperienza del transatlantico Lusitana.
A causa di un guasto il destino lo volle sul Titanic dove avrebbe trovato la morte.
Dell’uomo si ricordano l’ilarità ed il modo peculiare di esorcizzare la morte. Celebre la sua frase.
“Ho indossato l’abito migliore e sono pronto ad andare a fondo da gentiluomo”.
Attese la sua ultima ora seduto bevendo cognac e fumando sigari, lasciando il suo posto sulle lance a donne e bambini ed aiutando l’evacuazione delle sale interne delle classi superiori. Dopo, mentre l’acqua cominciava ad inondare l’imbarcazione ormai in procinto di affondare, si sedette comodo su un lussuoso divano e fronteggiò il suo destino.

5. Padre Thomas Byles

Oggi martire per la Chiesa, nella notte tra il 14 ed il 15 aprile Padre Byles si fermò sul ponte ascoltando le confessioni dei fedeli e di coloro che stavano per morire indipendentemente da ceto, religione, sesso e credenze, concedendo loro l’assoluzione.
Prima di fermarsi a recitare il Rosario si prodigò per le operazioni di salvataggio personalmente, permettendo a centinaia di persone di riempire le lance il più possibile.

“Quando avvenne lo scontro, usciti dalle nostre cabine per vedere cosa fosse successo, lo vedemmo lungo il corridoio, con la mano alzata. Ci disse di stare calmi, dopodiché andò a dare la benedizione e l’assoluzione… Tutti noi fummo colpiti dal suo assoluto auto controllo. Iniziò la recita del rosario. Tutti pregavano, senza distinzione di religione. Come chiese di pregare, tutti lo fecero, sia cattolici che non…  Dopo essere saliti sulla scialuppa, man mano che ci allontanammo, sentivamo sempre più debole la sua voce da lontano, fino a quando potemmo riascoltarla di nuovo che recitava più forte: “Più vicino Dio mio!”, mentre le persone a lui attorno e alle sue spalle urlavano”

(Alcuni passeggeri del Titanic riguardo a padre Thomas)

Il suo corpo fu recuperato, ma mai realmente identificato.
Il ruolo della religione, della parola di Dio che chiama a sé i suoi fedeli rende viscerale il racconto riguardo padre Byle.

6. William McMaster Murdoch

Murdoch fu il braccio destro del capitano Smith. Marinaio scozzese, con grande temperanza e razionalità fu scelto dalla White Star Line nell’equipaggio per la traversata. La notte della collisione Murdoch vide l’iceberg e chiese una netta virata per evitarlo. Furono momenti drammatici.
Paradossalmente, una collisione frontale avrebbe allagato dai 4 ai 5 compartimenti stagni, mentre la virata portò una ferita nello scafo tale da allagarne 6. Senza la virata probabilmente il Titanic avrebbe raggiunto New York con la poppa danneggiata, ed avrebbe avuto in prima pagina “solo” qualche commento di sdegno sulla tutela dell’imbarcazione.
La metà dei sopravvissuti deve a Murdoch la sua vita. Fece salire donne e bambini, e fu la mente del piano di abbandono della lance della nave. Murdoch non fu più visto da nessun membro dell’equipaggio. Dopo aver completato le operazioni e mentre la nave affondava, alcuni colleghi dissero che si gettò in acqua con un salvagente, salvo poi essere inghiottito dai flutti.
Nel film di Cameron, Murdoch si uccide dopo aver sparato a Tommy, l’amico fraterno di Jack e Fabrizio.
La famiglia di Murdoch criticò Cameron, che rese nota la vera storia dell’ufficiale, incontrando proprio la famiglia e battendosi per ribadire l’eroismo di un uomo, a cui molte anime devono la loro stessa vita.

Nella foto al centro dell’articolo da sinistra a destra.
Capitano Smith, Benjamin Guggenheim, Padre Byles, Murdoch, Thomas Andrews, l’orchestra

 

Alarico Lazzaro