Tempo di lettura: 3 minuti

"federalismo"Nel corso degli ultimi quindici anni si è diffusa l’opinione, quasi unanime, che il federalismo rappresenti la panacea per tutti i mali della società italiana. Si è, forse in malafede, voluto confondere il principio di origine comunitaria di “sussidiarietà” con quello di federalismo e ancor più con quello di “devolution”.

Sennonché, già nel 2000 si rilevava l’inconsistenza di tale propaganda volutamente disinformata, e cioè se pur vera la necessità di attribuire maggiori responsabilità politiche ed amministrative alle Amministrazioni locali al fine di avere istituzioni più vicine al Cittadino, è anche vero che uno Stato fortemente indebitato per oltre due milioni e mezzo di miliardi di Lire (dato del 2000) non era assolutamente in grado di ridurre l’imposizione fiscale a livello centrale per favorire un graduale incremento del prelievo a livello locale al fine di consentire il finanziamento delle ingenti maggiori responsabilità e funzioni ormai attribuite agli Enti Locali, ed in particolare ai Sindaci, ai Presidenti delle Province e delle Giunte Regionali.

Nel 2001, pochi si espressero per il NO al Referendum Costituzionale sulla modifica apportata dal Parlamento in carica nel 2000, il primo in Italia dal 1948, che attribuiva ampie e nuove funzioni a livello locale, soprattutto non più delegate dallo Stato, ma proprie delle Amministrazioni Locali.

L’esito del Referendum ben lo conosciamo: pochi votanti e la quasi unanimità per il SI, cioè favorevole alla riforma costituzionale.

Se pur condivisibile la necessità che ogni livello politico si assuma sue e proprie responsabilità, anche finanziarie, ci si deve rendere conto che le condizioni di indebitamento dello Stato non concedono possibilità di riduzione del carico fiscale da parte di qualsiasi Governo. Ciò non di meno, le Amministrazioni Locali, le AUSL, le Regioni, le Università, le Camere di Commercio, ecc., non possono non incrementare le proprie entrate tributarie, talvolta vessando i cittadini, per finanziare le nuove e molteplici attribuzioni costituzionali.

"devolution"Nel Maggio 2004, si scoprì che il nuovo presidente della Confindustria Luca Cordero di Montezemolo, comprese quanto da taluni affermato da tempo. Meglio tardi che mai.

La duplicazione dell’imposizione fiscale comporta due effetti:

  1. la depressione dell’economia nazionale e locale;

  2. la perdita di qualsiasi controllo sulla finanza di tutti gli Enti Pubblici, centrali e locali, e pertanto con gravissimi rischi di indebitamento ulteriore degli stessi per far fronte alle ingenti maggiori ed ulteriori spese correnti da sostenere, e con entrate correnti non facilmente incrementabili.

 

Ad oggi nulla è stato fatto per comprendere questa distorsione. Le Regioni, le cui responsabilità politiche ed amministrative sono notevolmente aumentate, e con una capacità di imposizione fiscale molto limitata, sono fortemente indebitate, soprattutto nel settore della Sanità, e di fatto saranno sottoposte a commissariamento da parte del Governo centrale, ma la colpa principale non è da attribuire ad esse bensì a coloro che non hanno previsto una riduzione della imposizione fiscale da parte dello Stato a favore di una maggiore imposizione tributaria locale.

E questo vale sia nelle Regioni del Nord che in quelle del Centro e Sud Italia.

Il federalismo o l’accentuato regionalismo richiede risorse proprie a cui fa fronte una virtuosa politica della spesa. Non si può imporre quest’ultima senza la prima. I risultati porterebbero a situazioni economiche analoghe a quelle che stiamo vivendo indirettamente a livello comunitario.

Siamo in attesa di una illuminazione sulla via di Damasco da parte dei Parlamentari di questa Italia non abbastanza amata.