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"manualeCari lettori, con questo secondo articolo continua il viaggio (di quattro puntate) scritte dal nostro collaboratore Franz Falanga, indicando consigli e strategie per poter pubblicare un libro in Italia. 

A questo punto il neo scrittore deve decidere a chi riferirsi, se a un editore di livello nazionale oppure a un editore di livello regionale. Naturalmente la libidine è talmente tanto forte che il nostro scrittore neofita decide di inviare il suo libro a vari editori nazionali. E’ banalmente naturale del resto, ma si tende sempre alla diffusione nazionale del proprio libro. Presa questa decisione, non si fa un invio alla cieca, si studiano quali editori generalmente pubblicano libri che grosso modo possono essere equiparati al proprio libro, si punta insomma a editori che stampino argomenti simili al proprio, che abbiano collane dedicate, linee di tendenza abbastanza simili al proprio lavoro, eccetera eccetera. In soldoni, è inutile inviare un romanzo ambientato nell’Italia degli anni cinquanta ad un editore che predilige pubblicazioni scientifiche. Mi si obietterà che è ovvio tutto ciò, ed io rispondo che non è poi così ovvio perché ci sono molte case editrici che, pur apparendo a prima vista monotematiche, hanno un ampio ventaglio di argomenti a cui dedicano i loro sforzi editoriali. Quindi la ricerca è molto più complessa di quanto possa apparire. Esattamente nello stesso modo, ci si deve comportare con gli editori regionali, molti di loro hanno lo stesso ampio respiro di quelli nazionali e pubblicano testi di vario genere e, in ogni caso, di buona ed alta levatura. Insomma fra gli editori nazionali e quelli regionali, lo voglio ripetere, non c’è gran differenza qualitativa, ma solo quantitativa dal punto di vista economico per gli editori stessi.
Ma ormai l’indagine è fatta e il nostro amico neo scrittore ha individuato, mettiamo un numero a caso, dieci case editrici dove invia con molta speranza il proprio lavoro. E qui inizia l’attesa, la terribile attesa. Pensate a tutte le diecine e diecine di libri che giungono ai nostri editori nazionali in una sola settimana. Un numero davvero impressionante. Il problema è ora leggere i manoscritti, chiamiamo così per nostra comodità, dei i libri che vengono spediti. Chi legge quei manoscritti? Esistono, sia fra gli editori nazionali che fra quelli regionali, delle particolari figure di collaboratori, anche esterni, che sono addetti a leggere i manoscritti che trattano argomenti sui quali questi collaboratori hanno specchiata competenza. Anche questi lettori, evidentemente, sono pagati dagli editori e lavorano a pieno ritmo. Dopo aver dunque letto i vari manoscritti i lettori rimandano all’editore diciamo i dieci / venti libri letti/analizzati dicendo: di questi venti, quindici lasciamoli perdere, dei cinque rimasti tre sono così così, un altro potrebbe essere interessante, e un altro ancora è abbastanza pubblicabile, comunque nessuno di questi cinque manoscritti segnalati, a mio avviso, è un capolavoro. Questo è dunque il meccanismo del responso, nel migliore dei casi. Capita cioè spessissimo che arrivi all’editore un giudizio molto più tranchant, nel senso che sui venti libri inviati, nessuno vale la pena di essere pubblicato. Avanti dunque con gli altri manoscritti. Come potrete facilmente immaginare dopo cinque, sei mesi, grosso modo la metà delle case editrici nazionali alle quali avete spedito il manoscritto , vi risponde ringraziandovi per aver pensato a loro, ma dicendovi che purtroppo il lavoro inviato non rientra nelle proprie linee editoriali. Solo due o tre di queste case editrici vi dicono che se volete indietro il manoscritto potrete richiederlo contro assegno per le spese di spedizione. L’altra metà non perde neanche il tempo a rispondere. La tristezza è che generalmente le risposte sono quasi sempre tutte uguali, infatti sono già prestampate, basta solo inserire l’indirizzo dell’aspirante scrittore per inviargli il responso negativo.
A questo punto, il neo scrittore si ridimensiona immediatamente e comincia ad esplorare il terreno degli editori a livello regionale. Anche qui la stessa trafila, trovare le tendenze, gli argomenti preferiti, l’individuazione delle linee editoriali per la spedizione del manoscritto. Il meccanismo è sempre lo stesso e i risultati sono sempre gli stessi. E’ passato quasi un anno e siamo punto e a capo, con in più l’amarezza dei manoscritti non restituiti e la rabbia per aver speso tanti di quei soldi per spedire i manoscritti medesimi, i CD, e quelle sostenute per riavere i manoscritti o i CD indietro. Nel novanta per cento dei casi noterete che, è una mia impressione, ma io la penso così, noterete dicevo, che i vostri manoscritti sì e no sono stati sfogliati. A questo punto l’abbattimento è totale e si pensa di dedicarsi all’alcool oppure si decide di non andare più avanti. Ma quest’ultima opzione non è mai messa in essere, perché non c’è nessuno più testardo degli scrittori principianti. Allora che si fa? Si ripete la giostra di nuovo con altri dieci editori nazionali e con altri dieci editori regionali. Questa volta su diciannove no, può capitare, dico può capitare, che un editore, pazzo furioso, nazionale o regionale (non importa in questo caso) vi scriva dicendovi che sì il libro potrebbe interessarlo ma…