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"un-lungo-tunnel"Si avvicina il Natale… e noi vogliamo rompervelo. Perciò parliamo di un argomento molto difficile da digerire, una sorta di antipasto immangiabile che tuttavia dovrete sorbirvi, almeno per la durata di quest’articolo. Parliamo di Cancro. Il male del secolo, un male sociale perché origina dalle nostre abitudini, ma anche e soprattutto dalle scelte a cui siamo costretti in qualche modo trascinati dalle logiche del profitto.

Per sapere del cancro ci sono due strade, una è ascoltare gli attivisti della ricerca, uniti ai nostri politici e alle ricche fondazioni. Parlano di cura, di una difficile ricerca e ci pongono dinnanzi delle statistiche. Ma quanto attendibili sono queste statistiche? Facciamo un esempio riportato con estrema lucidità da Alberto Mondini nel suo libro "Kankropoli"; quando si parla di percentuale di guarigione, si ragiona a questo modo: "se una persona viene dimessa dice che è in remissione. Quando ritorna viene curata e dimessa un’altra volta. Se ogni dimissione viene considerata come un dato positivo, i conti aumentano. E siccome non si può morire più di una volta, se un individuo è stato dimesso 9 volte ed è morto una volta sola si avrà un 90% di guarigione e il 10% di mortalità." Oppure: "dopo sei cicli convenzionali di chemioterapia, che dura circa sei mesi, si può ottenere anche la scomparsa della massa neoplasica. Il paziente risulta così "guarito". Se a distanza di altri sei mesi compaiono metastasi, cioè se il tumore riesplode e in modo non controllabile, quella stessa persona figurerà come un nuovo paziente, perché “quello di prima risulta guarito." Se cambia ospedale stesso discorso: "un paziente viene dimesso dopo un ciclo di chemio da un ospedale e risulta guarito. A distanza di un anno si presentano delle metastasi: a questo punto, per le più svariate ragioni, non torna a farsi curare nello stesso ospedale, ma in un altro. Risulterà un nuovo caso. Quello precedente ha avuto esito favorevole: è guarito."
Le persone che ci propongono questo tipo di statistiche, sono le stesse che da anni finanziano la ricerca sulla cura, e che ci dicono che siamo lontani ma facciamo passi da gigante, e sono le stesse persono che, come lo stesso presidente Bush ha dichiarato, sostengono la dura battaglia contro la malattia e contro le abitudini cattive della gente. E sì, queste persone credono o vogliono farci credere, che siamo noi la causa dell’insorgere delle metastasi, siamo noi con il nostro stile di vita, siamo noi consumatori per scelta, siamo noi mangioni, fumatori che amano risiedere in luoghi troppo esposti a varie contaminazioni, chissà perché, ancora da decifrare. Certo queste persone non verranno a parlaci del fatto che è ormai acclarato che il tabagismo è indotto dalle componenti chimiche introdotte nelle sigarette dalle multinazionali, non si fermano a denunciare le sfavillanti pubblicità dei fast food, o di altri prodotti dannosi, non ricercano in alcun modo le cause nascoste, di tumori che difficilmente si possono addebitare alle "cattive abitudini" degli esseri umani (tumori che colpiscono i bambini, i giovani, le donne, gli operai di alcuni settori e via discorrendo) e che sono la maggioranza.

Ma c’è un altro modo per sapere del cancro e altri tipi di statistiche. Considerare la popolazione di una specifica regione, o quella mondiale, considerare il tasso di crescita e contare, letteralmente contare, i morti per cancro, anno per anno. Queste statistiche (facilmente rintracciabili sul web) non ci parlano di progressi nelle cure, non ci parlano di tassi di guarigione, non ci parlano, purtroppo, nemmeno di speranza. Da queste statistiche si finisce per concludere che i tumori sono in aumento. Chi fa ricerche di questo tipo si muove su una strada diversa rispetto alle persone su citate, cerca di capire le cause, vorrebbe si insistesse sulla prevenzione, e sostiene che se possiamo statisticamente enumerare le morti o le guarigioni, non possiamo in alcun modo quantificare i risultati della prevenzione, in quanto non è possibile sapere quanti soggetti si siano salvati per aver eluso le cause di questo male assassino.
Considerando queste ultime statistiche, nonostante i miliardi e miliardi di dollari investiti negli ultimi anni, nonostante le più evolute tecniche di ricerca, nonostante la "volontà" dei politici di fare la guerra al cancro, dovremmo concludere che siamo di fronte ad un fallimento. Del totale delle risorse investite per la battaglia al cancro solo il 5% viene destinato alla prevenzione. La cura è quindi la speranza intorno a cui si orienta la comunità scientifica ufficiale, ma non la cura più efficace, molte strade e terapie sono state abbandonate a favore delle tre ufficialmente riconosciute: chirurgia, chemio terapia, radio terapia, con i risultati che tutti conosciamo. Allora la domanda che dovremmo porci è una sola, per quale motivo non si cambia rotta? La risposta è fin troppo semplice, la cura è profitto, la prevenzione no, anzi, la prevenzione può danneggiare il profitto. Provate ad immaginare qual’è l’introito del cancro (dal video visibile all’ indirizzo www.youtube.com/watch?v=DoS02m0OevM): "20 mila persone muoiono di cancro ogni giorno. Questo si traduce in 8 milioni di vittime circa ogni anno, mezzo milione delle quali sono americani. Nel frattempo, oltre un milione di americani riceve ogni anno una nuova diagnosi di cancro. Queste persone piombano improvvisamente in un tunnel oscuro, che cambierà radicalmente la loro vita per molti anni a venire. Di fronte a una sequenza apparentemente infinita di esami medici, controlli, seconde opinioni, ricette, medicinali… nuovi test, operazioni chirurgiche, terapie di supporto, esami di controllo, si ritrovano in completa balia della malattia. Mentre si trova in quel tunnel, ogni paziente alimenta un immenso apparato medico che dà lavoro a centinaia di migliaia di persone, generando milioni e milioni di dollari di fatturato per le industrie medica e farmaceutica. Dai laboratori di ricerca alle scuole di medicina, delle cliniche di prevenzione alla vendita di farmaci su scala mondiale, oggi l’apparato medico del cancro è talmente esteso e costoso che ha bisogno dei suoi pazienti, per sopravvivere, almeno quanto i pazienti abbiano bisogno dell’apparato." Ogni cura che escluderebbe questi passaggi viene immediatamente emarginata dalla comunità medica internazionale.
E mentre nuovi tipi di metastasi vengono scoperte, quel 5% destinato alla prevenzione si orienta a campagne moralistiche che hanno un solo messaggio portante: "migliorate la qualità della vostra vita", come a dire "è vostra la colpa se prendete il cancro!" Questo tipo di prevenzione è del tutto inefficace se pensiamo alle nostre vite, a quanto, per forza di cosa siamo costretti ad esporci, nelle fabbriche o negli uffici, nel traffico come a casa nostra, quando facciamo la spesa, con i prodotti che siamo costretti ad acquistare fino a che non si scopre (grazie alla ricerca di pochi e coraggiosi ricercatori) che al loro interno una sostanza può danneggiare l’uomo e causare l’insorgere del cancro. La vera prevenzione è quasi impossibile, e qui citiamo ad esempio il caso dell’amianto. Per far ammettere che l’amianto è dannoso ci sono voluti 50 anni di battaglie, di fronte ad un evidenza che un qualsiasi studio scientifico, anche molto semplice, può dimostrare: l’amianto provoca il cancro ai polmoni! La vera prevenzione si oppone naturalmente al profitto. Può far chiudere fabbriche, dismettere antenne per la telefonia, la radiofonia, la televisione, togliere dal mercato un infinità di prodotti, alterare le abitudini di spesa dei consumatori, mettere sotto accusa multinazionali, case farmaceutiche e soprattutto i politici che per anni hanno sostenuto tutto ciò. La vera prevenzione è contro il profitto.
"CeccoMa se facciamo un passo in dietro nella storia e pensiamo a come l’uomo, nel ‘900, ha debellato malattie che per secoli l’hanno decimato, peste, vaiolo, malaria ecc… ci accorgiamo che ciò è avvenuto perché l’uomo ha saputo eliminare le condizioni entro cui queste prolificavano. Forse il cancro è davvero una malattia incurabile, forse arriveremo infine ad una cura, tra mille anni magari, ma quante vittime dovrà causare questa malattia sociale prima che ciò avvenga, e soprattutto quante persone potremmo salvare se semplicemente eliminassimo le cause? Forse, invece di infervorarci per quelle "mine mediatiche" su cui esplode ogni giorno l’opinione pubblica, come il caso dei "crocifissi in aula", sarebbe più utile indirizzare tale fervore a condannare e pretendere di cambiare questo stato di cose, pressando fino allo sfinimento i nostri rappresentanti, i nostri politici, i nostri eminenti scienziati. Uno dei racconti del Vangelo più difficili da comprendere e digerire (e visto che siamo a Natale non fa specie parlare di "queste cose") è quello di Gesù al tempio tra i mercanti, quando preso da una rabbia, in apparenza poco "cristiana", rovesciò le bancarelle dei mercanti. Alla luce di quanto detto, forse, quella rabbia non è tanto difficile da capire, contando, letteralmente contando, il numero di vittime che ogni giorno sacrifichiamo al profitto, è di certo più difficile capire perché noi non siamo capaci di imitare quel gesto.
Ad essere onesti, il mio intento era solo quello di rovinarvi il Natale e non di scatenare una retorica rivolta, rovinare almeno un pò le vostre, nostre, passeggiatine tra i negozi del solito festival natalizio delle multinazionali. Spero di esservi riuscito e spero che quest’anno non compriate le "arance per la ricerca".