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"tolleranza"Tolleranza. Parola molto pesante. Prima di addentrarmi nelle mie considerazioni è bene dare un’occhiatina ai vocabolari. Inizio dal vocabolario latino italiano, eccolo: tòlero, tòleras, toleràvi, toleràtum, toleràre: in senso fisico: sopportare un peso, sopportare un fardello. In senso traslato: resistere al freddo, sopportare il dolore. Adesso vado a leggere cosa mi dice il vocabolario della lingua italiana: capacità fisica o spirituale di sopportare. Come partenza mi sembra molto chiara. Mi spiego meglio. Pensando a questa parola, mi riferisco a quei personaggi politici e a molti personaggi della vita quotidiana che, con molta carità pelosa, parlano di tollerare gli altri da sé, per esempio gli immigrati, si badi bene quelli che lavorano, quelli che saranno integrati per legge, quelli che, dopo tutto quello che hanno passato, fuggire dal proprio paese per guerre e carestie, traversie e traversate in mare, umiliazioni di ogni genere, fatiche disumane, forza morale per riuscire a non delinquere (è assolutamente ovvio che chiunque esca fuori dalla legge debba subire le conseguenze del suo gesto, su questo non ci piove) alla fine di tutto, quando la sua posizione si sarà regolarizzata, il risultato è che sarà tollerato (diciamolo con maggior chiarezza: sopportato) dai soliti civilissimi uomini occidentali bianchi ed ariani. Spero di essere stato chiaro. Ragionando così come sto facendo io, diventano più chiare certe situazioni,  certe frasi. Caso di intolleranza, casa di tolleranza. Ma colui che tollera, quindi il soggetto, da chi ha avuto questa investitura consistente nel tollerare qualcuno o alcunchè? In nome di chi e di che cosa costui si riserva il diritto/dovere di tollerare? Basterebbe solo questa semplicissima considerazione per poter indicare il termine tolleranza come una parola non solo negativamente molto molto pesante, ma soprattutto come una parola da evitare accuratamente di usare e quindi di esercitare.