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Venticinque mostre tra cui quella di Massimo Berruti sul Pakistan all’epoca dei talebani che riceverà il premio del giovane reporter, uno spazio dedicato al webdocumentario corredato da un premio durante la settimana professionale, retrospettive dedicate tra l’altro a Francoise Demulder, e a David Burnett per il suo lavoro storico sulla rivoluzione iraniana, il Premio Care del reportage umanitario 2009 al fotografo italiano Luca Catalano Gonzaga per il suo servizio sui bambini tra i 5 e i 14 anni costretti a lavorare in Nepal per un dollaro al giorno. È come sempre ricco il programma della 21/a edizione di Visa pour l’Image, l’unico festival internazionale di fotogiornalismo che si è aperto qualche giorno fa a Perpignan, in un contesto di crisi nel settore: i fotoreporter stentano sempre più a trovare il denaro per realizzare reportages nelle zone calde del mondo.

Com’è consuetudine il filo conduttore di questo festival, che si concluderà il 13 settembre, è l’attualità, narrata oltre che dalle foto, da proiezioni sui principali eventi in paesi come la repubblica democratica del Congo, la Banda di Gaza, la Georgia, lo Zimbabwe, il Madagascar. I loro conflitti ma anche i loro mutamenti politici e sociali. E non mancherà la discesa dell’uomo sulla Luna, 40 anni fa.

Quest’anno la presenza delle agenzie è calata di circa il 20%, il che prova, secondo il fondatore del festival Jean-Francois Leroy, che il modello delle agenzie creato nel 1968 non è più valido e bisogna reinventarlo e dimostra che Visa pour l’image è indispensabile perché i fotografi si incontrino e possano mostrare il loro lavoro. «Siamo una sorta di anti-Facebook che permette a tutta la professione di ritrovarsi in modo reale e non virtuale».