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"SilvioLa delusione è leggibile negli occhi e attraverso i sorrisi non proprio radiosi. L’amarezza di Simeone Di Cagno Abbrescia è giustificata. Tanta attesa per l’operazione 5 per cento, e per l’arrivo a Bari del Presidente, ma se qualcosa si sposterà sarà a solo profitto del Cavaliere. Il messaggio niente affatto subliminale, ma piuttosto chiaro ed esplicito, era racchiuso tutto nell’unico simbolo esibito in conferenza stampa: quello dove campeggia il solo nome Berlusconi.
La partita in gioco è una sola. Riaffermare in ogni momento solamente la forza del leader. Gli appuntamenti elettorali da scorrere come i grani di un unico rosario plebiscitario, per mantenere viva la tonalità d’immagine del Capo. Tra l’altro messa a dura prova dalle mille incursioni quotidiane dei media, dei fotografi, dei giornalisti, dei comunisti e di quanti non hanno la ricchezza di spirito per carpire l’autentico significato delle sue battute, dei proclami, delle gaffe e dei suoi atteggiamenti spontanei.
A rendere più amara la cicuta è la constatazione che quando il Cavaliere tiene veramente all’elezione di un suo candidato, tasso di spendibilità, coinvolgimento e supporto visibile sono decisamente diversi. Esempi lampanti e recenti sono stati quelli per il presidente della regione Sardegna, Ugo Cappellacci, o per quello della regione Abruzzo, Giovanni Chiodi. In precedenza quelli per il sindaco di Palermo, Diego Cammarata, la cui rielezione si annunciava alquanto tranquilla.
Il paradosso di questo rush finale di campagna elettorale è che, con l’incessante richiesta di confronto, a riconoscere un diritto di tribuna a Simeone Di Cagno Abbrascia, sia rimasto solo Michele Emiliano.