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"AlbertoLa Sicilia e la città di Palermo dedicano una mostra antologica ad Alberto Sughi, personalità di forte spicco e grande protagonista dell’arte italiana del secondo dopoguerra, nella sede rinnovata di Palazzo Sant’Elia, uno dei gioielli Settecenteschi situato nel cuore della città antica. Successivamente la Mostra sarà ospitata a Londra presso l’Istituto Italiano di Cultura.
La mostra di Alberto Sughi, comprende opere di pittura e di disegni dal 1958 ad oggi, ripercorre le tappe salienti della lunga e intensa carriera di un artista che oggi ricopre un ruolo significativo e riconosciuto da autorevoli storici e critici d’arte nel panorama artistico contemporaneo, un maestro che ha saputo creare un linguaggio originale ed inconfondibile e dare un contributo di grande ricchezza, grazie alla sua capacità di indagare e scavare nel profondo dell’animo umano.

"A chi mi chiedesse un consiglio per guardare in modo corretto un mio quadro – dichiara Alberto Sughi – suggerirei di avere lo stesso atteggiamento di pazienza e di attesa che abbiamo quando si entra in sala a proiezione già cominciata; guardare le prime sequenze di una storia che ancora non conosciamo; cercare di capire qualcosa dall’ambientazione, oppure dai personaggi che compaiono sullo schermo senza sapere se sono gli interpreti principali o di secondo piano nel film: non sapere nemmeno se siamo all’inizio o verso la fine".

"FiguraLa manifestazione fa parte d’un più ampio programma di prossime mostre a Palazzo Sant’Elia tutte dedicate ai maestri della pittura italiani del Novecento. Inaugurare il ciclo proprio con una mostra di Alberto Sughi è anche l’aver voluto celebrare e rendere uno speciale omaggio al maestro in occasione dei suoi 80 anni.

La mostra, a cura di Maurizio Calvesi, è prodotta e realizzata da RomArtificio, in collaborazione con l’Associazione Amici dell’Arte, e con la Società Beni Culturali, ed è promossa dall’Assessorato Regionale ai Beni Culturali, e dalla Presidenza della Provincia di Palermo.Sotto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica Italiana e con il Patrocinio della Presidenza del Senato della Repubblica, della Presidenza della Camera dei Deputati, del Ministero degli Affari Esteri, del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Comune di Palermo, la mostra si avvale del sostegno della Presidenza della Regione Siciliana, della Presidenza dell’ARS – Assemblea Regionale Siciliana – dell’Assessorato al Turismo, Comunicazioni e Trasporti della Regione Siciliana e della Fondazione Banco di Sicilia.

Artista complesso e affascinante, dallo spirito anarchico e ribelle, incentra l’attenzione nei suoi quadri sulla società, sulla realtà dei fatti, le miserie morali, la tristezza, la solitudine.In un’intervista Sughi confessa che niente di quello che ha dipinto lo soddisfa pienamente:

“Si tratta di conoscere se stessi. Quando sei giovane credi di sapere tutto[…]. Quando vai avanti con gli anni ti rendi conto che quella era solo un’illusione. Guardi il tuo quadro per quello che è veramente: nient’altro che un passo nel percorso difficile della conoscenza”.

Il pensiero ossessivo che muove l’Autore è sempre il medesimo: “il nostro senso di smarrimento, della solitudine, del dolore”. Ma, come spiega lui stesso, “dire la stessa cosa sempre nello stesso modo finirebbe per essere un esercizio inespressivo. Cerco quindi di esprimere il modo di rapportarmi con la mia poetica mettendomi in gioco”.

“A volte vede come se avesse in mano non un pennello ma una macchina da presa” ebbe a dire Federico Fellini.

Sughi è uno dei maggiori artisti della pittura italiana dell’ultimo mezzo secolo. Questa mostra è un viaggio attraverso il lungo percorso di un pittore che trova nel realismo esistenziale le affinità più evidenti ma che sfugge ad ogni definitiva catalogazione all’interno dei diversi movimenti artistici. In mostra oltre 90 opere, che mettono in scena momenti di vita quotidiana, come in Cinema (1959), La Cena (1976), teatro d’Italia (1983-84).

Uno sguardo non ideologico, quello di Alberto Sughi, che rinuncia alla denuncia sociale per andare invece alla ricerca di un modo nuovo, rispetto al Neorealismo, di confrontarsi con la realtà, senza per questo approdare alla pittura astratta.