Tempo di lettura: 3 minuti

"barcaSalendo a bordo di un’imbarcazione a motore ci si sente subito a proprio agio. Bastano pochi minuti di navigazione e la tentazione di chiedere al proprietario il permesso di "guidare" il mezzo si fa subito strada nella mente…
La barca a vela è tutta un’altra cosa. L’impatto con la sua "coperta" (la coperta è la superficie orizzontale delle imbarcazioni) lascia subito a bocca aperta. Mentre l’amico della barca a motore è solo il fortunato proprietario di un mezzo per godersi il mare, il comandante di una barca a vela suscita rispetto, ammirazione, essendo in grado (si spera) di gestire quella miriade di "aggeggi", "corde" e, soprattutto, quel grande albero che troneggia al centro dell’imbarcazione stessa. Quando dico corde ad esempio (è l’ultima volta che le chiamo così), stiamo parlando di "cime", "scotte", "drizze" ecc. Ogni fune sulla barca a vela ha un suo nome specifico a seconda del suo utilizzo, del suo modo di lavorare. E ancora, winch, stopper, gallocce, paranchi… tutti accessori atti a gestire questi elementi indispensabili per domare le vele e quindi il vento. Il momento più bello dell’uscita in barca a vela è senza dubbio quello dello spegnimento del motore.
Lasciato il pontile, (l’ormeggio e il disormeggio di qualunque barca è una fase importantissima e delicatissima) con l’ausilio del motore, ci si avvia verso l’imboccatura del porto. Per legge nei porti è vietato navigare a vela e l’unica concessione data ai velisti è quella di poter "issare" la randa, (la vela posteriore all’albero che ha due lati ad angolo retto fissati su albero e boma), operazione che va eseguita sempre rigorosamente contro vento, quindi sempre a motore si esce dal porto.
Appena fuori si può aprire il "genoa" o il "fiocco", che sono le vele di prua con due lati liberi ed uno fissato sullo "strallo" di prua (lo strallo è un cavo d’acciaio che collega la punta della barca alla testa d’albero o comunque ad un punto anteriore dell’albero). Non appena il vento prende possesso delle vele (o viceversa…) si può finalmente sopprimere quel borbottìo sordo del diesel assolutamente estraneo a questo mezzo, ed è allora che avviene la magia. Con il solo rumore naturale del mare sulla chiglia, delle "manovre" che vanno in tensione, (si dicono manovre l’insieme di quegli "aggeggi", scotte ecc.
che permettono la gestione delle vele e dell’albero in tutta la loro complessità) delle vele che schioccano in cerca della posizione giusta, la barca lentamente si inclina (si ingavona), e prende a veleggiare, magicamente, anche con vento che le proviene dal senso opposto. Prende velocità, lo sciabordìo del mare aumenta, la pressione sulle vele aumenta, la spinta
percepita sul timone cresce. Inizia la lotta-gioco dell’uomo-barca con il mare-vento. Ed è tutto un continuo aggiustare, regolare, cazzare (tendere) o lascare (mollare) le scotte, dare pressione al timone, spostare i pesi dell’equipaggio da un bordo all’altro della barca; ogni momento di navigazione è diverso da quello prima. Ottenere il massimo da una barca, la massima efficienza di navigazione, il miglior assetto è lo scopo di ogni velista. Ogni "virata" (cambiare lato di approccio al vento affrontandolo in bolina) eseguita bene è una soddisfazione, ogni onda assecondata e superata dolcemente è una vittoria. Se le condizioni del tempo sono poi "impegnative", l’adrenalina è a mille. La lotta diventa fisica, ogni azione dev’essere precisa perché ogni tentennamento romperebbe la fluidità della navigazione. Al rientro poi l’ormeggio, il rituale del rassetto della coperta, delle scotte, delle vele, chiudendo poi mangiando un boccone insieme, in pozzetto, commentando
l’uscita.

IL CONSIGLIO

Se doveste essere invitati a visitare una barca o a partecipare ad un’uscita, è sempre buona educazione chiedere all’armatore (il proprietario della barca) il permesso di salire a bordo prima di impegnare la passerella; E’ una vecchia usanza, retaggio della grande tradizione marinaresca d’altri tempi, che comunque serve anche a farti entrare nell’atmosfera senza tempo del mezzo. Ricordarsi poi che sulle barche in genere sono bandite le scarpe con tacchi e suola di cuoio. Quindi se avete avuto un preavviso portatevi dietro un paio di scarpe di gomma ben pulite nella suola o in mancanza di queste un paio di calzettoni; chiaramente il problema non sussiste in estate, stare scalzi con i piedi a contatto col tiepido legno di una coperta di una "vera" barca è sempre una sensazione piacevole.