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"BarcaNon è solo la presenza di "albero" e "velatura" che differenzia una barca a vela dalle altre barche. Partiamo dallo scafo. Si chiama scafo, di qualsiasi imbarcazione, la parte inferiore della stessa, quella per intenderci, a diretto contatto col mare.
Lo scafo si divide in due parti, quella immersa (opera viva) e quella emersa (opera morta).

La linea che divide le due "opere" è la cosiddetta linea di galleggiamento. Questo vale per tutte le barche. Come ben si capisce l’opera viva è la parte più importante dello scafo, può essere di vario tipo e disegno a seconda della tipologia di barca. Nelle barche a vela è particolarmente importante perché contiene elementi che oltre a interagire con l’acqua, devono tener presente anche dell’influenza del vento su vele e scafo. La parte centrale, longitudinalmente parlando, dello scafo è chiamata "chiglia" che è, praticamente e visivamente, la colonna vertebrale dello scafo stesso. Essa inizia dalla parte anteriore (prua) della barca, e finisce nella parte posteriore (poppa). Visivamente è più apprezzabile nalla metà anteriore dello scafo, poi si integra nella "deriva" e via via che si innesta nella parte posteriore scompare nella poppa, che è generalmente più piatta della prua, che ha, invece, sempre un profilo tagliente, per permettere alla barca di fendere il mare.  Abbiamo accennato alla deriva, che è uno degli elementi più importanti della barca a vela, è la "pinna" zavorrata che permette alla barca di essere più stabile in fase di rollio (movimento oscillante lungo l’asse longitudinale della barca), bilanciando col suo peso la pressione laterale del vento sull’albero; inoltre limita lo "scarroccio", movimento laterale della barca dovuto sia alla spinta del vento sullo scafo e sulle vele che al moto ondoso e alle correnti marine che non sempre, vanno nella direzione del vento.

Per far capire la funzione stabilizzatrice della deriva, basti pensare che barche come "Luna rossa", estremamente performanti, hanno una deriva fornita di "bulbo" che può pesare fino all’80% del peso totale dell’imbarcazione, nella fattispecie una barca di circa 25 tonnellate viene stabilizzata da una zavorra di 18 tonnellate circa! Dietro la deriva, verso poppa, troveremo prima l’elica del motore, indispensabile nelle manovre in porto e nei trasferimenti senza vento, infine la pala del timone. Le eliche nelle barche a vela, come si può intuire, in fase di navigazione a vento creano attrito, per cui sono state create eliche apposite con pale "abbattibili" che riducono al minimo il loro intralcio alla navigazione. Il timone, rispetto alle barche a motore, è molto più pronunciato, essendo l’unico elemento adibito ad "indirizzare" la barca in acqua e dovendo anche lui "combattere" con le forze laterali che caratterizzano la navigazione a vela.

IL CONSIGLIO: se nella vostra città esiste un cantiere navale, fateci una capatina, vedere una barca a vela, magari di svariate tonnellate, adagiata sopra i "cavalletti" come un modellino, è un’esperienza interessante; potrete altresì notare tantissimi particolari che differenziano  tra loro le imbarcazioni, le svariate forme di derive, eliche e timoni. Gli scarichi dei vari servizi, raffreddamento motore ecc., i sensori della strumentazione subacquea e, se c’è qualche scafo che deve ancora iniziare i "trattamenti", cosa è in grado di produrre la "natura", anche su superfici liscie e impervie come la vetroresina… Inoltre potrete osservare le diverse filosofie di costruzione, l’evoluzione degli scafi, mettendo a confronto barche vecchie con barche nuove. E se avrete la fortuna di ammirare una barca da regata, potrete soffermarvi sulle varie "appendici" della deriva, sulle eliche ipertecnologiche che si chiudono a carciofo e ai timoni imponenti come pinne dorsali di orca. A proposito,
uno scafo di barca a vela rovesciato, ricorda il dorso dei cetacei…
…alla prossima.