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Viver bene e viver lento camminando. A colloquio con Michele Del Giudice

7 Gen 2015 | Nessun Commento | 1.832 Visite
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Il riavvicinamento alla “bellezza e al divino” era ciò che cercava San Francesco nel camminare. Il pellegrinaggio, come viaggio nell’anima, è un pensiero e a una pratica che affonda le radici nel medioevo ma che nel tempo assume sensi e significati diversi, spirituali, culturali, antropologici e, perché no, turistici. Viaggiare a piedi, coprire centinaia di chilometri nel modo più lento e più semplice, rappresenta un’esperienza profonda, in cui la natura e lo spirito trovano il punto di contatto più forte. Lo sa bene Michele Del Giudice, camminatore e pellegrino di oggi, che sulle sue gambe ha percorso il mondo, seguendo le antiche rotte medievali e contribuendo, con il suo studio e la sua appassionata ricerca, alla scoperta e all’implementazione dei percorsi storici. Dopo un esordio sportivo in Italia, Michele Del Giudice ha vissuto una parte della sua vita in Medio Oriente, làè natala sua passione per l’ambiente, esplorando le montagne del Kurdistan. Poi il ritorno in Puglia, sua terra d’origine, e lo studio degli antichi cammini.

Da cosa nasce la sua passione per gli antichi cammini?

Dal bisogno di camminare facendo ricerca all’interno del mio animo, ma anche nello nello spazio e nel tempo, seguendo i Cammini storici, ricchi di fede e spiritualità.

Nel 2013 ha intrapreso “Il Cammino di Dio”, un progetto che da Monte Sant’Angelo l’ha portata a Gerusalemme.

Dopo aver affrontato nel 2009 il Cammino di Santiago e nel 2012 la Via dell’Angelo, da Mont Saint Michel in Normandia a Monte Sant’Angelo sul Gargano, era necessario concludere i tre Cammini al mondo: il Cammino dell’Uomo – Santiago, il Cammino dell’Angelo – Mont Saint Michel – Monte Sant’Angelo e il Cammino di Dio, fino a Gerusalemme. Era un’esigenza intima raggiungere a piedi il Santo Sepolcro. Ma la spiritualità di questo Cammino si unisce alla ricerca storica e sociologica di un lungo tragitto in cui popoli e religioni diverse continuano una storia infinita.

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Lei è considerato il “camminatore simbolo” delle vie Francigene del Sud. Quali sono le peculiarità di questo percorso?

La Via Francigena in genere è un meraviglioso percorso in cui territori splendidi per ambiente e panorami, città d’arte, emergenze archeologiche, e non ultima, una gastronomia eccelsa, si alternano senza tregua dalle Alpi a Santa Maria di Leuca. La Via nel Sud ha caratteristiche uniche: storia di continue dominazioni che hanno lasciato evidenti segni in culture diverse da paese a paese; cultura che si manifesta in tradizioni, usi e costumi differenti in territori vicinali.

La Regione Puglia ha approvato il tracciato ufficiale della via Francigena nella nostra regione. Quali sono ancora le azioni necessarie a rendere questo percorso il più fruibile possibile?

Nel momento in cui il Consiglio d’Europa riconoscerà quale percorso culturale la Via Francigena nel sud, nell’aprile 2015, bisognerà progettare su tutto il territorio regionale la messa insicurezza dei percorsi, progettare varianti importanti che evitino di escludere storici luoghi di interesse internazionale, aggiungere all’attuale percorso che arriva fino a Brindisi anche il tratto che arriva a Santa Maria di Leuca,aggiungere anche il tratto che da Matera arriva a Taranto e, di qui, fino a Santa Maria di Leuca lungo la costa ionica. In questo modo si darà al camminatore/camminante/pellegrino la possibilità di scendere alla finibusterrae italiana da una parte e risalire verso la Francigena lucana dall’altra.

 

Cosa significa essere pellegrino oggi?

Significa cercare di seguire il pellegrino dell’anno mille in un mondo completamente diverso; più facile per certi versi e più difficile per altri. Soprattutto, però, farsi povero e affidarsi all’aiuto degli altri. È il modo di conoscere l’amore puro di chi dà senza chiedere niente in cambio. Soffrire riscoprendo la gioia di quel che si ha. E, soprattutto, scoprire quanto poco basta per essere felici.

 

Quale il prossimo cammino che si accinge a intraprendere?

Ora cercherò di aiutare chiunque nell’implementazione della Francigena nel Sud mettendo la mia esperienza al servizio di questa nuova forma di turismo dolce/lento che tanto può aiutare sia i nostri territori e sia i nostri giovani.

 

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