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“Ultracafonal. Il peggio di Dagospia” l’ultima fatica di Roberto D’Agostino

22 Nov 2010 | Nessun Commento | 2.488 Visite
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Ultracafonal. Il peggio di DagospiaIl dito medio alzato, contro il fotografo e il paese che guarda, del Ministro delle Riforme Umberto Bossi. È questa la copertina dell’Italia di oggi, paese di banchetti e politici sfatti, almeno a sfogliare Ultracafonal – Il peggio di Dagospia (ed Mondadori), ultima fatica di Roberto D’Agostino e del fotografo Umberto Pizzi, che in quasi 600 pagine ritrae e dissacra la Casta del potere italiano. «Lo sfogli e ridi fino a pagina 50. Poi diventi serio, perchè qui c’è davvero tutto il potere economico, politico, comunale e regionale», racconta Carlo Verdone. Lui in queste foto non c’è, ma per parlarne ha lasciato persino il set del suo ultimo film ed è corso alla presentazione del volume all’Auditorium della Musica di Roma. «Non è un libro fotografico: questa è una colonscopia del paese – spiega -. Annulla ogni demarcazione tra destra e sinistra: qui sò tutti uguali. Per quanto io abbia rappresentato l’Italia cafona, qui la realtà supera la fantasia. Mi viene in mente Sordi, quando mi diceva che abbiamo perso il senso del ridicolo». Nelle sale accanto si inaugura anche la mostra C’era un volto curata da Micol Veller con più di 70 scatti realizzati da Pizzi sin dagli anni ’60 a Gassman, Mastroianni, Jackie Onassis, Liz Taylor. L’attenzione della platea, però, tra signore della Roma-bene, l’assessore alla cultura del comune di Roma Umberto Croppi e amici di Dagospia come Giampiero Mughini, Mara Venier e Gianni Boncopagni, è tutta per la nuova Bibbia del ‘cafonal italianò. Pizzi non risparmia nessuno, a partire dal premier Silvio Berlusconi ritratto per tutto il primo capitolo nella sua miglior galleria di ghigni e sorrisetti. Tra una Gita in Carfagna e un Pensavo fosse amore, invece era Patty Daddy, sfila la destra italiana: i ‘Tipini Finì, la «raffinatissima festa» in Piazza del Popolo di Renata Polverini che appena eletta si attacca alla bottiglia della champagne (“Manca la pajata perchè il libro era già in stampa», racconta Pizzi); il continuo «zerbinarsi» al cospetto del sindaco di Roma Gianni Alemanno, ma anche la deferenza dello stesso primo cittadino al costruttore Caltagirone. E ce n’è anche per la sinistra, tra Moretti e Mortaretti, Fausto Bertinotti novello uomo-party e la peggiore sfilata di ‘Poteri sfattì che di nome fanno Agnelli, De Benedetti, Della Valle, Montezemolo, Angelucci. E’ un’Italia che barcolla, di slip e bottiglie, di sorrisetti e smorfie di chi non mangia, ma tracanna. ‘La foto peggiore – commenta Verdone – è quella di Andreotti e signora a una cena, l’uno gli occhi fissi sul tavolo, l’altra con lo sguardo severissimo, mentre alle loro spalle si agita una ballerina del ventre». Il ‘verò Cafonal, assicura Pizzi, è però Bossi. «Dopo che pago il 58% di tasse e lo aspetto per sei ore fuori dal Parlamento – dice – non si può permettere di fare quel gesto». Nel Cafonal, meglio esserci o no? Nel dubbio qualche signora bene, pur ingenerosamente ritratta, corre a farsi autografare il volume. «Felice di non esserci anche significa non contare nulla – replica Natalia Aspesi -. Speriamo di aver toccato il fondo». Assolutamente no, assicurano Pizzi e D’Agostino.

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