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Il Design Research Lab di Berlino lancia l’abbigliamento futuristico

22 Feb 2015 | Nessun Commento | 937 Visite
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berTailleur, completo pantaloni, cappello? Roba da Jurassic Park: la moda del futuro passa per il digitale, tessuti interattivi, gadget tecnologici, sensori e bluetooth. Ne sono convinti al Design Research Lab (DRLab), la facoltà dell’Università delle Arti di Berlino, dove 20 giovani ricercatori, laureati e con contratto, lavorano al design di domani sperimentando le più svariate applicazioni tecnologiche su tessuti e capi di abbigliamento. Ne risulta una produzione, finora non commercializzata, con risvolti utili anche nel campo medico e sociale, su cui le industrie ancora non si sono lanciate ma che tengono molto attentamente sott’occhio. In piedi da circa quattro anni,il DRLab è impegnato in progetti di ricerca volti a coprire il divario fra le innovazioni tecnologiche e i bisogni degli utenti: vengono sperimentati tessuti intelligenti, integrati con computer, cellulari e sistemi di navigazione. “Studiamo il rapporto dell’uomo con la tecnologia cercando di mettere quest’ultima al servizio del primo – ci spiega Fabian Hemmert, uno dei giovani ricercatori – La tecnica deve restare sullo sfondo, non ci deve controllare ma aiutarci”. Il principio è un pò come quello del car-sharing: “il rapporto con la tecnica deve tornare ad essere funzionale, non emotivo come finora”. Alcune creazioni hanno una applicazione specifica per persone con handicap, come ad esempio non vedenti e udenti, che grazie a dei guanti speciali, muniti di sensori sul lato del palmo della mano con le lettere dell’ alfabeto, sono in grado di comunicare con l’esterno. Un altro guanto, una specie di tutore fra mano e avambraccio, aiuta ad esempio a curare una tendinite. Nel tessuto viene imbastito un braccialetto di pelle con una chip di metallo e una lampadina per misurare il polso: se l’articolazione è sotto stress il congegno lampeggia. Un’invenzione con un enorme potenziale per la medicina, osserva la direttrice Gesche Joost, consulente peraltro del governo per il digitale. Altre creazioni utili sono un cappello per chi non ha senso dell’orientamento con un navigatore incorporato:basta indicare sul telefonino l’indirizzo e il cappello riceve tramite bluetooth i dati necessari. Al momento di svoltare a destra o sinistra, la falda vibra “come Harry Potter”, scherza. Una sciarpa di lana è in realtà un altoparlante che emette musica. Basta avvolgerla in testa che arriva musica alle orecchie senza bisogno di un cavo. C’è anche una coperta con un meccanismo che consente di memorizzare l’altezza in cui la si vuole arrotolare. “E’ un’applicazione molto utile ad esempio nel caso di persone anziane o malate con scarsa mobilità”, dice Hemmert. Katharina Bredies, autrice di quasi tutte le invenzioni, racconta di avere fatto studi tecnici ed essere affascinata dalle applicazioni interattive: “mi interessano i tessuti non convenzionali, i nuovi materiali, un bel contrasto fra artigianato e tecnica”. Si sente creatrice non imprenditrice, per cui non sa stimare il valore delle invenzioni. Lo scorso anno l’industria dell’abbigliamento tecnologico in Germania (Wearable It/ Fahion Tech)ha registrato un fatturato di 470 milioni di euro. Ancora, in una città dove le start-up spuntano come funghi, non ne sono sorte in questo segmento della moda, “ma le industrie sanno bene chi siamo e abbiamo i loro occhi puntati addosso”, precisa Hemmert. Sul mercato loro non sono ancora sbarcati ma un primo passo lo hanno fatto alla recente Fashion Week a Berlino, dove hanno presentato il loro biglietto da visita al grande business della moda.

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