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Il ministro Meloni si confronta con i giovani del Sud

6 Dic 2008 | Nessun Commento | 1.713 Visite
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giorgia meloniQuesto in sintesi dell’intervento del ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, al convegno “Campus Bari 2008: professioni, impresa e territorio a confronto” organizzato a Bari dall’Associazione Levante presieduta da Marcello Gemmato: “Sono particolarmente orgogliosa di essere qui. La Terra di Bari, che ho a lungo frequentato politicamente, è molto dinamica. La serietà del documento che le sigle giovanili mi hanno presentato ne è la conferma. Per un terribile mal di testa ho un viso che non si adatta bene al bel clima che ho trovato. Di problemi generazionali si parla solo in termini negativi. Credo che invece la maggior parte dei ragazzi italiani non sia impegnata solo per i propri interessi ma voglia condividere con i coetanei la voglia di raggiungere obiettivi comuni. Non sono d’accordo con chi dice che i giovani di un tempo erano migliori: la nostra generazione si confronta con una realtà molto più difficile e non è vero che siamo alla ricerca di un posto fisso a tutti i costi. Per motivi demografici, la diminuzione di gente giovane in Italia ha fatto nettamente diminuire il nostro potere contrattuale. Da un’indagine è emerso che sono tantissimi coloro che preferirebbero avviare una propria attività invece che essere dipendente. Lo fanno in pochi però per i tanti problemi che si incontrano quando si cerca di concretizzare questo proposito. Con il ministero stiamo istituendo tavoli tecnici permanenti con università ed organizzazioni professionali onde evitare la presunzione tipica della politica di credere di essere sufficiente a se stessa. Credo invece che dal confronto costante, anche in occasioni come questa, possano venire risposte anche migliori di quelle che posso dare io. Le proposte che oggi mi sono state fatte meritano un approfondimento e non voglio commentarle sommariamente perché apprezzo molto il lavoro corposo ed attento che è stato fatto. Consulte, commissioni, associazioni vanno razionalizzate, la loro voce unita potrà contare davvero qualcosa ed essere ascoltata in un luogo adatto a farlo. Non servono a nulla i consigli comunali dei giovani, riproducono in formato “Barbie” ed inutilmente il mondo degli adulti.
Serve al più presto una riforma della formazione professionale non disgiunta da una di scuola ed università. Gli ordini professionali vanno rivisti e resi più simili a quelli delle altre nazioni europee. Servono più tirocini e meno sbarramenti iniziali per le professioni.
Stiamo lavorando ad un portale delle imprese italiane. L’incontro di oggi mi fornisce lo spunto per pensare di fare lo stesso anche con le professioni. Trovo assolutamente innovativa ed efficace la proposta di un fondo di rotazione per praticanti e professionisti. In Italia le borse di studio sono assolutamente inadeguate. Nello scorso anno accademico ne sono state erogate 154mila, cioè all’8% degli studenti. Per altri 40mila degli aventi diritto non c’era copertura economica. Quest’anno abbiamo stanziato 135 milioni di euro perché ciò non si ripeta. Prestito d’onore, altro tema dolente. Dovremmo renderlo davvero efficace come nel resto d’Europa, facilitando l’accesso e velocizzando il pagamento delle fatture.
Stiamo lavorando all’istituzione di sportelli per la consulenza gratuita su come avviare un’impresa e stiamo cercando di sensibilizzare le banche ad investire e dare credito alle iniziative dei giovani.
Troppo spesso si crede che essere giovani sia un titolo di merito, uno stigma sociale. In Italia si è apprendisti a 30 anni e giovani imprenditori a 40. Troppo spesso se non si hanno 65 anni non si riesce a varcare la soglia del Parlamento. Entriamo molto più tardi nel mondo del lavoro. Il ricambio generazionale di cui tanto si parla dev’essere in meglio, altrimenti si farà sempre di tutto per rimandarlo. Dobbiamo cercare di interrompere questo processo per cui l’uguaglianza è stata sostituita dall’egualitarismo e dal livellamento, che per antonomasia è sempre verso il basso. Più volte, in questo incontro, ho sentito dire che siamo un ministero senza portafoglio. E’ vero. Ma è anche vero che abbiamo tanta buona volontà. La prima cosa che ho fatto è stato cambiarne il nome: detesto la dicitura “politiche giovanili”. Quando si lavora in un Governo ci si rivolge, direttamente o di riflesso, al bene comune, non a un settore o ad una categoria di persone. La portata e la durata di questa terribili crisi economica che stiamo attraversando dipendono principalmente dai giovani e dalle loro capacità”.

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