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“Di voce in voce”: ottima la prima parte della kermesse dedicata ai suoni del Mediterraneo

29 Set 2015 | Nessun Commento | 1.117 Visite
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vvE’ questo il settimo anno che Giuseppe De Trizio, leader dei Radicanto, organizza la rassegna “Di voce in voce” un crocevia di musica tradizionale che affianca l’innovazione alla ricerca. Come lo scorso anno il festival si divide in due sezioni: una presso il Teatro Traetta di Bitonto e l’altra presso l’AuditoriumLa Vallisa” nella città vecchia di Bari. E’ una specie di allargamento alla Città Metropolitana, ma la centralità rimane sempre quella dei suoni mediterranei.

Chi si è recato a “Traetta” allo spettacolo inaugurale, “Storie di nostalgie immobili” un saluto a De Andrè, pensando di trovarsi di fronte ad una delle solite cover band che sono in circolazione ha avuto la sorpresa di misurarsi con il professionismo e il talento de “Il carro dei comici”, la compagnia teatrale di Molfetta che opera da più di 10 anni sul territorio. Musica sì, quella del ‘Faber’ per eccellenza, ma anche teatro fatto con intelligenza.

Tutte le composizioni sono legate da racconti e aneddoti tratti dalla biografia del vv2cantautore genovese: ne viene fuori un teatro/canzone che sottolinea il lato poetico e letterario di De Andrè e presenta i vari brani legandoli in un discorso logico. E’ straordinaria l’affabulazione di Pantaleo Annese, autentico matta(t)tore della serata, nonché autore dei testi. L’abilità di Annese consiste nel mantenere sempre accesa e concentrata l’attenzione del pubblico: giocando sul filo teso dell’(auto)ironia snellisce una performance che altrimenti può scivolare nella banalità della triste commemorazione. Le canzoni sono per metà recitate per metà cantate, in una reinterpretazione teatrale intensa e vitale, con una grande carica emotiva. E’  interessante riascoltare in questa veste canzoni di De Andrè a volte trascurate, come “Ho visto Nina volare”, “Fiume Sand Creek”, “Il gorilla”. Ma il clou è stato, e non poteva essere diversamente, “Un giudice”, ispirato all’Antologia di Spoon River: l’interpretazione di Annese è stata vibrante, decisa e quasi rabbiosa. Alla chitarra, unico strumento musicale (De Andrè la usava per comporre) l’ottimo Vito Vilardi. Il pubblico, completamente conquistato ha tributato una meritata standing ovation.

Sabato 26 è stata la volta dei Radicanto, “un neologismo per indicare le radici del canto” come ama precisare De Trizio. Il gruppo ormai è sulla scena barese dal 1996 e vanta collaborazioni illustri e una copiosa discografia. Il concerto è stato tutto incentrato sull’ultimo lavoro discografico, “Oltremare”, disco che affronta il tema della migrazione ma che è anche un omaggio a Bari con i suoi riti sacri e profani: un piccolo viaggio “nella vv3storia, quella che ci rivela il futuro”. Si snocciolano canzoni che rimandano indietro nel tempo e ci raccontano di storie e credenze antiche, fatti e costumi che vengono ravvivati affinchè non se ne perda memoria. E’ così per “La vidua vidue” che rimanda all’invasione di Bari da parte dei Turchi nel 1002; o come “La bona nova” che era la fata della casa; “Alla barese” e la “Ninna nanna di Sanda Necole” hanno un forte potere evocativo; “Pupa di pezza”, “Pe’ non merì se cande” sono canzoni dense di baresità tradizionale; bellissimi e lenti i canti a distesa “All’arie all’arie” e “Canto ionico”; “Strade” è una voce evanescente che si perde nei vicoli di Bari vecchia. E non mancano citazioni e commemorazioni, come quella commossa di Enzo Del Re, cantautore/cantastorie anarchico sui generis: è stata eseguita la sua “T’adore e ti ringrazio”, ironica e salace.

Giuseppe De Trizio alla chitarra classica è il regista sul palco; Francesco De Palma gestisce le percussioni; Adolfo La Volpe alla chitarra elettrica è alchimista dei loop; al basso Fabrizio Piepoli è anche la voce (straordinaria) del gruppo, capace di splendide intonazioni orientali che sottolineano il genere di mescolanza di genti e culture che è stata Bari; Maria Giaquinto è l’altra voce: lei e Piepoli sono di gran lunga preferibili a Raiz, cantante degli Almamegretta che ha inciso anche con i Radicanto.

La prima parte della rassegna si è conclusa domenica con la musica salentina dei Sule. vv4Nelle precedenti edizioni non era mai stata proposta la pizzica, ma ora è arrivato il momento di tributare il giusto riconoscimento a Ernesto De Martino, etnologo e filosofo napoletano scomparso 50 anni fa, che condusse studi e ricerche a livello antropologico e psicologico sul Salento e la sua musica. In tal senso si è avvertita una punta di malcelata polemica nei confronti della “Notte della taranta” che in nome del business ha finito per svilire la pizzica. E’ tempo di restituire dignità al Salento. Ed è quanto ha fatto il gruppo “Sule” (sta per “Sole”) guidato da Claudio Prima alla fisarmonica e Massimiliano De Marco alle chitarre. La musica salentina non è solo e necessariamente pizzica, ma anche serenate e stornelli. Doveroso è stato il riferimento a Uccio Aloisi, ultimo portatore di una tradizione secolare. Non è mancata la parte coreografica, interessante e mai banale, affidata a Stefania Mariano (molto apprezzata la sua simulazione del ragno che tesse la tela).

Il festival continua nel prossimo week end all’Auditorium la Vallisa con musiche della tradizione sefardita, il gruppo altamurano dei Uaragniaun e un progetto dei Radicanto, “Sud e magia”, assolutamente imperdibile.

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