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Amusia, che in greco antico significa  “senza musica” (A-Musia), è la malattia, (diagnosticata per la prima volta da nel 1980 da un medico tedesco e riconosciuta ufficialmente come malattia nel 2005), che causa una distorsione  della musica  è il problema che affligge la protagonista del film omonimo, regia Marescotti Ruspoli e proiettato ieri pomeriggio al Petruzzelli.

La sala gremita di autorità, a cominciare dal Sindaco Antonio Decaro, orgogliosamente seduto accanto ad una Elodie bellissima.

E quando è salita sul palco, statuaria, in un abito lungo  bicolore dai toni del giallo, capelli raccolti in un elegante chignon, per ritirare il premio Silvana Mangano, per l’attrice rivelazione, Elodie ha ringraziato emozionata .

A consegnarle il premio, Pippo Mezzapesa, il  regista del film “Ti mangio il  cuore”,  che ha  raccontato come è nata l’idea del film nel 2020 e rivolgendosi ad Elodie l’ha elogiata per la sua umiltà e talento, soprattutto per la purezza del talento. Manifestatamente orgogliosa di aver interpretato il film, tra l’altro girato sul Gargano, Elodie ha dichiarato  che per il momento non ha  in programma alcun film, ma che sicuramente se le propongono personaggi interessanti, la vedremo ancora sul grande schermo.

Dopo Elodie, quasi a perpetrare l’eleganza delle artiste ospiti della nostra Bari,  sul palco l’attrice Fanny Ardant che con il resto del cast ha presentato il film Amusia .

Il regista Marescotti  Ruspoli ne ha spiegato la trama insieme a Carlotta Gamba, Giampiero De Concilio,  Maurizio Lombardi, interpreti del film.

La “mancanza di armonia”, l’incapacità di chi è affetto da questa malattia di comprendere, eseguire e apprezzare la musica è lo sfondo della storia d’amore che nasce tra Livia e Lucio. L’inizio del film è scandito da un ticchettio:, Ferdinando  cultore ed  compositore di musica, nonché, ironia della sorte padre di Livia amusica.

La scena  si sofferma poi su un Motel ad ore “Mon Amour”, in un paesino periferico dell’Emilia Romagna. In questo motel Lucio fa il portiere e   affitta stanze  poche ore d’amore, stanze a tema con letti inglobati in igloo, suite arredate con strumenti di tortura. All’improvviso arriva Livia che scappa dalla feste del suo compleanno.

Subito si comprende la solitudine dei due personaggi “i nostri protagonisti sono persone sole, che abbracciano la solitudine per scelta o per caso”, ha spiegato Marescotti Ruspoli. Lucio, orfano, Orfano, circondato dall’affetto degli anziani del paese per i quali fa il dj in balera. Ma soprattutto amante della musica: vinili di cantanti e canzoni famose  fanno da arredamento nella sua casa. Per Livia invece quella musica è  accozzagli stridenti di suoni. Solo l’amore riuscirà a conciliare questi mondi contrastanti. Il film girato in paesaggi abbandonati dell’Emilia Romagna, con pianure e enormi alberi solitari. Quanto agli effetti scenici, lo stesso Marescotti ha spiegato rispondendo ad una domanda al volo, in platea, che si è ispirato al pittore e illustratore Hopper. Molte immagini  del film ricche di azzurro e arancio sembrano quadri del pittore,  di cui ha usato la stessa tavolozza di colori.

Foto di Raffaella Fasano (riproduzione riservata)

 

Marcella Squeo

La dottoressa Marcella Stella Squeo è laureata in Giurisprudenza è una giornalista pubblicista e si occupa di cultura, spettacolo, musica e di beneficienza e volontariato facendo parte di diverse associazioni di settore.