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L’Associazione Arteca ha organizzato per sabato 30 ottobre dal pomeriggio e domenica 31 per l’intera giornata per le principali vie di Alberobello una serie di attività. Ci saranno Artisti di strada, Musicisti e Figuranti in costum, saltimbanchi, sputa fuoco, giocolieri, trampolieri, danzatori e musicisti promuoveranno e guideranno il pubblico verso il sito che ospita la Rievocazione serale, per ciascuna replica e il Museo Vivente del Trullo.

In Difesa della Selva”, scritta e diretta da Pasquale D’Attoma e Arturo Del Muscio, è una pièce teatrale pensata per rievocare la verità storica di Alberobello contestualizzata con gli eventi nazionali e internazionali di fine settecento: le guerre per la Successione Spagnola e la Rivoluzione Francese. Dal fermento dell’Arcadia (che, poggiando sul Classicismo, nacque per debellare le concezioni filosofiche e artistiche del Barocco), si passò alla spinta Illuministica (la quale riteneva che ogni conoscenza proviene dai sensi e la ragione conferma l’esperienza, fondamento per combattere pregiudizi, subordinazione, credenze dogmatiche e autorità sopraffattrici).

L’Italia meridionale era un campo di battaglia aperto. Il Re di Napoli Ferdinando IV di Borbone, per la salvaguardia delle prerogative reali e la repressione del banditismo, attuò la logica del compromesso: uno scambio politico con i Baroni che promettendo fedeltà ricevevano grandi privilegi. Le crisi del secolo precedente, però, avevano avviato un movimento di popolo con l’obiettivo di ottenere l’indipendenza dal potere feudale e porre le basi per attuare riforme sociali e politiche; nel tempo si formò anche un movimento borghese antispagnolo e antifeudale che voleva riappropriarsi del potere. Ad aggravare il garbuglio contribuì la posizione del Papato, che appoggiò le mire borboniche e ostacolò l’occupazione militare francese.

La pièce prova a dar spazio a tutte queste voci e alle loro pulsioni: l’attuario Nicola Maria Vivenzio, napoletano, rappresenta la posizione del Re; don Antonio Sancho è l’avvocato difensore del popolo di Alberobello, accompagnato da sua moglie donna Maria Antonia Waldermann; don Andrea Gabellone è l’avvocato difensore della Casa di Conversano; la cameriera Anna Maria è la voce del popolo e l’orfana Angiola ne è l’essenza.

L’idea alla base della pièce è la compresenza di presente e passato, perciò si assiste all’evolversi degli incontri che don Vivenzio tenne nel palazzo comitale, alternati ai momenti in cui una guida turistica prova l’accorata narrazione dei fatti a turisti disinteressati alla Storia e ai luoghi. Il vento di indipendenza di quei giorni cruciali per la cittadina, diventa una brezza appena percepibile nel presente, e sta al pubblico coglierne la grande portata. Per quanto l’avvocato del Re legga documenti, ascolti testimoni, studi gli incartamenti, alloggiando nelle stanze del Conte scopre che la verità risiede nelle parole della cameriera e dell’orfana: concrete rappresentanti del popolo. Le loro necessità troveranno spazio nelle prese di posizione di don Sancho, nel cuore colto di sua moglie donna Waldermann e, nonostante don Andrea si giochi il tutto per tutto pur di far mantenere lo status quo imposto dal Conte di Conversano, a determinare la decisione definitiva documentata dalla Relazione di don Vivenzio sarà proprio il valore intrinseco della libertà. Così, l’attenzione si sposta dal culto delle tradizioni e del folklore, al potere decisionale della classe borghese che ne agì effettivamente la trasformazione da Selva a Città. Lo spettacolo si chiude con un monito, che è allo stesso tempo memoria e compito per il presente.