Tempo di lettura: 5 minuti

E’ stato uno tra i Presidenti degli Stati Uniti d’America più amati della storia. Il quarantaduesimo, capace di spezzare la “red wave” che aveva visto i plebisciti politici di Ronald Reagan e di George H. Bush senior dal 1980 al 1992. 

Nella notte del 3 novembre 1992, complice la presenza ingombrante del candidato indipendente (ma di fatto proveniente da frange conservatrici e repubblicane) Ross Perot, William Jefferson Clinton vince le elezioni presidenziali aggiudicandosi voto popolare (43% contro il 37,4% di Bush) e numerosi grandi elettori (370 contro i 168 repubblicani), facendo il suo ingresso nella White House dopo il solenne giuramento del 20 gennaio 1993.

Negli otto, intensi, anni di mandato (segnati anche dallo scandalo “Sexgate” di Monica Lewinsky) Clinton diviene il fulcro, con il primo ministro laburista, britannico Tony Blair, della “Third Way”, l’insieme di politiche trasversali volte a superare il binomio antitetico destra-sinistra e tali da poter valorizzare meriti ed individualismo (con politiche di stampo liberista), senza “danneggiare” i ceti più deboli del tessuto sociale facendo venir meno giustizia sociale, equità o possibilità comuni di emergere (concezioni di stampo tipicamente socialista). Da ricordare il celebre “State Children’s Health Insurance Program”, capace negli anni di offrire assistenza sanitaria a milioni di bambini, ed il “North American Free Trade Agreement” tra Usa, Canada e Messico e modellato sugli accordi commerciali europei.

Politico, uomo di Stato, filantropo e scrittore (con numerosi best seller scritti in collaborazione con il celebre giallista e maestro del thriller James Patterson) Bill Clinton torna a parlare su iniziativa ed invito dell’Associazione Diplomatici e del suo Presidente Claudio Corbino dopo il marzo 2018, quando fu l’ospite d’onore del “Change The World Model United Nations” a New York e concluse il suo discorso introduttivo rivolgendosi a migliaia di giovani aspiranti ambasciatori con un augurio: “Credo che il lavoro di ogni giovane uomo e giovane donna sia sviluppare il cuore, il cervello, la competenza e la conoscenza e trasformare anche le forze negative in indipendenza. Non sarà facile, ma potete cambiare il mondo”.

Oggi Clinton è ospite d’onore del Festival Mare Liberum di Catania, forum di geopolitica e confronto sui temi più importanti riguardo attualità e cronaca internazionale. Il dialogo, portato avanti dalle sapienti domande del Direttore del giornale “Eastwest” Giuseppe Scognamiglio (che dal 2018 è Fondatore e Presidente dell’Eastwest European Institute, partner dell’evento) analizza i temi sensibili del presente, con uno sguardo vigile al futuro.

Per Clinton è fondamentale continuare a cementare la tradizionale cooperazione politica e culturale fra l’Europa atlantista e gli Stati Uniti, in un periodo di cambiamenti e transizioni e che vede perfino alle porte dell’Unione degli “avversari” temibili e detrattori interni (Russia in primis ed i relativi satelliti, senza dimenticare il blocco nazional-conservatore di Polonia ed Ungheria).

Clinton predica fermamente unità e coesione, poiché le sfide del futuro saranno difformi rispetto a quelle del passato (fra cui menziona la crisi economica del 2008 che ha inghiottito le economie della maggior parte dei Paesi europei, menzionando in particolare il baratro della crisi greca ). 

“There are very few roads in life that have no obstacles”- continua Clinton, facendo riferimento a quanto lo scacchiere geopolitico sia in continua e costante evoluzione e ribadendo quanto la cooperazione internazionale sia decisiva per costruire un’unità d’intenti fra popoli e culture che lottano quotidianamente per preservare la sacralità della democrazia, il valore della coesione, della “partnership for peace” e delle libertà fondamentali di pensiero e di parola.

Riferimenti anche alla disfatta in Vietnam (che per Clinton è stata comunque uno slancio verso la libertà del popolo vietnamita, capace di rifiutare un dominio totale da parte della Cina anche dopo il ritiro del contingente americano) ed ai recenti eventi in Afghanistan, con Clinton che sottolinea fermamente come non sia finita la missione pacificatrice e messianica degli States che da molti vengono definiti come in profonda crisi. L’ex Presidente ribadisce di non “esagerare” (“Do not overreact difficult moments”).

In conclusione, il Direttore Scognamiglio incalza l’ex Presidente riguardo la profonda crisi degli Stati Uniti citando l’editoriale scritto su “Eastwest”  con il titolo “The end of the American century” , e chiedendo al Presidente un’analisi riguardo la reputazione degli States dopo il fallimento delle operazioni di evacuazione in Afghanistan e del conseguente e tragico ritorno del regime talebano, con una popolazione illusa ed abbandonata nel giro di poche settimane. Segue, in relazione al tema l’ultimo interrogativo legato al ruolo dell’Europa come partner in un momento di crisi pandemica, politica e sociale che ha inghiottito anche lo strapotere dominante degli Usa.

Clinton ribadisce che bisogna tenere alta l’attenzione riguardo i problemi sociali e di natura sanitaria in tutto il mondo, evidenziando la tragicità di ciò che vive la popolazione afgana. Per l’ex Presidente tra le necessità del nostro tempo vi è certamente quella che i popoli più ricchi aiutino e diffondano materiale sanitario e sussidi ai paesi più poveri (un vero e proprio “delivery system” di cui si è fatta portavoc, con scopi filantropici, anche la celebre “Clinton Foundation” negli ultimi 22 anni). 

C’è spazio anche per una rapida menzione ai social media ed alle informazioni veicolate attraverso Internet, che per l’ex inquilino della Casa Bianca vanno analizzate per evitare che possano diventare uno strumento dispensatore di malevole bugie.

“La crisi è una grande occasione di creare un mondo basato sul lavoro collettivo” afferma lapidario Clinton, and “I predict a world of cooperation “ 

Con l’augurio che la partnership atlantista possa diventare sempre più solida e che le parole di Bill Clinton possano essere nuovamente di profonda ispirazione per le giovani generazioni della classe dirigente del futuro lo scacchiere geopolitico continua a muoversi…con estremo dinamismo ed imperscrutabilità attraverso quella che sembra essere la più tragica crisi del nuovo millennio.

Alarico Lazzaro