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Voce baritonale, accento barese piuttosto marcato e sonorità trap: questo, in poche parole, è l’identikit di Marco De Carlucci, aka “Rogo”, nome che tutti coloro che seguono la scena emergente hip-hop di Bari avranno letto almeno una volta.

A febbraio 2021, Rogo cacciava fuori l’album “Double Face”, contenente 12 tracce molto differenti tra loro, tramite le quali il rapper raccontava la doppia personalità (appunto, “double face”) che lo caratterizza: Marco, il lato tranquillo e riflessivo che trova la propria espressione nei brani chill, e Rogo, il lato aggressivo ed esuberante, che trova espressione nei brani trap, talvolta tendenti alla drill, ricchi di punchline e dissing.

Dopo la pubblicazione del sopracitato album, Rogo affermava che, presto o tardi, avrebbe pubblicato un altro progetto, privo di concept: basta doppie personalità, basta differenze tra Marco e Rogo, basta cambi di mood. Unico obiettivo:  pubblicare un album che imponga il nome “Rogo” sulla scena di Bari.

L’atteso album da ieri è disponibile su tutti i digital stores con il nome di “Giovane Achille”.

Dietro il disco c’è un hype assurdo: qualche spoiler, box di domande su Instagram, la firma “Universal Music Italia” sulla copertina e la presenza del singolo “G Vdim”, pubblicato a luglio, in collaborazione con Zyrtck, nonché uno degli emergenti più in vista nel panorama SoundCloud rap italiano.

“Giovane Achille” è composto da otto tracce, gli otto brani migliori scritti da Rogo nel 2021: “Bravo a nascondere”, “E ho”, “Kiss muah muah”, “G Vdim” (feat. Zyrtck), “Maricón”, “Maricón” (acoustic version), “Santorini” e “Giovane Achille”.

Anche se non intenzionalmente, il rapper fa riemergere il concept di “Double Face”: si percepiscono due mood nell’album, due modi di scrivere, due persone diverse. L’ascoltatore, infatti, si imbatte in un rabbiosissimo Rogo, ad esempio, in “Santorini”, ma anche in un Marco riflessivo in brani come “E ho” e nella versione acustica di “Maricón”  (a mio avviso il brano più riuscito dell’intero album).

Da un punto di vista tecnico, rispetto a “Double Face”, si nota una grande  maturazione del flow e, soprattutto, delle linee melodiche utilizzate: grazie al suo timbro particolare, infatti, le strofe melodiche appaiono meglio riuscite di quelle rappate.

Prima della pubblicazione di “Giovane Achille”, ho rivolto qualche domanda a Rogo.

Cosa significa “Rogo”? Perché hai scelto questo nome?

“All’inizio, quando pubblicavo qualche freestyle su YouTube, non utilizzavo nessuno pseudonimo. In questi freestyle ripetevo spesso la frase: ‘gli infami al rogo’; quindi ho deciso di chiamarmi così”.

A quali artisti ti ispiri maggiormente?

“Non mi piace dire che mi ispiro a qualcuno, perché penso che la chiave del successo stia nell’essere originali. Ovviamente, ascoltando molto hip-hop (Blueface, 21 Savage, Villabanks, Capo Plaza) ho un flow che appare molto simile ad altri, ma nei miei testi parlo principalmente di ciò che mi capita. Bisogna sempre essere onesti e raccontare verità”.

Quali sono, secondo te, gli emergenti più forti nella piazza barese?

“A Bari ci sono troppi rapper per un semplice motivo: oggi rappare va di moda.

Dico le cose come stanno: sono pochissimi gli emergenti che stimo e che ritengo forti. Tra questi ci sono Malu, che c’è sempre stato e con cui ho sempre collaborato; Assami, che è tosto, ricorda lo stile francese e spacca anche sui beat chill; Sly Kidd, che ha una voce pazzesca che ricorda molto Shiva; Proxie, che ha uno stile estremamente originale; Mariano, che ha fatto grandi numeri e sono sicuro ne farà ancora”.

Parlami del feat con Zyrtck, “G VDIM”.

“G Vdim è un brano nato totalmente a caso: non ha, infatti, un significato. Trav, il mio produttore di riferimento,  aveva pubblicato un beat su Instagram che mi piaceva parecchio, così ci ho fatto freestyle e poi ci ho scritto un ritornello. Il beat mi ricordava “Don’t do that” (brano di Zyrtck, ndr) e, senza farmi problemi, ho mandato il pezzo via mail a Zyrtck, che mi ha risposto dopo un paio d’ore dicendomi che il pezzo gli piaceva. Gli ho chiesto di farci una strofa, ed ecco che è nata “G Vdim”. Non ti nascondo che ho pagato: non Zyrtck, ma lo studio dove  ha registrato”.

Perché hai cancellato “Double Face” da Spotify?

“Ho tolto DF per diversi motivi: non era professionale a livello di qualità audio e contenuti, e non avevo un’etichetta stabile, mentre ora sono sotto Believe, che mi consente di fare un lavoro di maggiore qualità.

“Giovane Achille” ha sonorità leggermente diverse da quelle di “Double Face”: ho abbandonato la drill e ho giocato un po’ con l’autotune, mantenendo sempre il mio stile. Sono pronti anche dei videoclip, effettuati dal mio carissimo amico e videomaker Andrea Molinari, che mi supporta da sempre, sia dal punto di vista umano che da quello musicale.

Da febbraio ad oggi è cambiata la mia mentalità: ho voglia di realizzare progetti di un livello qualitativo alto e in maniera più professionale, ma io rimango sempre me stesso”.

Affinché un emergente si faccia conoscere, secondo te, è necessario fare esibizioni live o basta pubblicare contenuti su Spotify?

“A mio parere, i live servono per farsi conoscere a livello umano, mentre Spotify serve a far girare il proprio nome. Personalmente, non vedo l’ora di esibirmi live”.

Karò (Stefano Caroppo)