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Paragonato a un romanzo surrealista come quello di Antonin Artuad, il libro di Vincenzo Spinelli è un romanzo da leggere con attenzione e con un guizzo di ironia. Comasco di origini, lo scrittore classe 1985, esordisce con il suo primo romanzo dal titolo bizzarro “Dante e la tartaruga”, edito dalla casa editrice: “Il seme bianco”. Dante Chitano ed Elena Bugetti sono una coppia, se ancora così si possono definire, lui è uno scrittore alienato dai fumi delle droghe che parla con i morti, i defunti poi sono tutti di alto livello. Mentre la sua fidanzata, inizialmente consumata e soggiogata da una perfida vecchia e dal compagno stesso, nel corso del racconto si trasforma e diventa lei la più malvagia. Molte volte la miseria a la disperazione portano gli esseri umani a fare cose assurde e fuori da ogni logica.

Dante ed Elena decidono di avvelenare la signora Scalpini, ma prima devono assicurarsi entrambi di figurare come unici e legittimi eredi della fortuna della perfida signora. Il mandante dell’omicidio è Dante, mentre la mano assassina è Elena. Loro sono intenzionati a compiere l’omicidio e anche davanti al notaio, quando le cose sembrano mettersi male, non demordono e fanno capire con tutta la malvagità possibile che andranno fino in fondo. Ma alla fine l’omicidio verrà commesso? E chi sarà il vero esecutore?

Nel leggere e interpretare un testo ricco di citazioni e dialoghi irreali e interiori si è portati a compiere un viaggio illusorio e immaginario, si ascoltano i discorsi di Dante con i grandi del passato, si assiste alla vessazione e alla coercizione di Elena da parte della signora Scalpini, si sogna a occhi aperti Parigi e si immagina che in tutta la follia narrata ci possa essere ancora qualcosa di buono. Ma non c’è mai nulla di positivo in sentimenti di rabbia, delusione e voglia di prevaricare e arrivare a ottenere ricchezza senza un reale merito, perché non c’entra nulla la sfortuna, alcuni passi nella vita, nel rapporto di coppia vanno fatti in un altro modo, senza cercare alibi a capri espiatori. Vincenzo Spinelli è un corriere di giorno e uno scrittore di notte, innamorato della letteratura surrealista e satirica nell’anno 2016, al “Salone Internazionale del libro di Torino, nell’ambito del concorso 88.88 indetto dall’associazione culturale YOWRAS, riceva una menzione per il racconto In bilico vacillo su un mio capello perso sul cuscino”. Così ha iniziato a scribacchiare.