Tempo di lettura: 13 minuti

"dolmen1""dolmen111""dolmen111""galuccio99"Dall’architetto Raffaele Renzulli riceviamo e volentieri pubblichiamo un suo studio su La montagna del sole, megaliti presumibilmente dedicati ai riti del sole ne "La Valle dei Dolmen" a Monte Sant’Angelo in provincia di Foggia.

"dolmen111"Il sito dolmenico di Valle Spadella riserva continue sorprese. Gli ultimi ritrovamenti individuati nella “Valle dei Dolmen” ,infatti, rappresentano una ulteriore conferma che il Gargano, appunto la Montagna del Sole, fosse un ambiente interamente dedicato ai riti propiziatori per venerare il Sole, divinità simboleggiante la potenza della Natura e la Vita.

E’ certo che gli uomini primitivi avessero ben osservato il percorso solare e i suoi effetti sulle stagioni, sulle coltivazioni e sui vari fenomeni climatici soprattutto nei giorni dei solstizi e degli equinozi, momenti nei quali potevano aver deciso di esaltarne l’importanza con riti più ampi e solenni, sottolineando la “presenza” solare su vari megaliti del sito. Si ribadisce che tutti i fenomeni  osservati non possono essere né casuali né spontanei ma che nascono dall’intenzione espressiva e comunicativa degli antichissimi abitanti del Gargano. Ora è più facile porre in relazione tutte le riflessioni derivanti dalle indagini precedenti e collegarle alla funzione dei megaliti e degli ambienti recentemente individuati.

Abbiamo più volte evidenziato che il grande disco sia l’unico elemento del megalite il “Galluccio” interamente illuminato dai raggi del Sole, essendo orientato a sud-ovest, dalle prime luci dell’alba e per tutto l’arco della giornata, ma è anche, l’unica parte del megalite che intercetta gli ultimi raggi del Sole, al tramonto, mentre tutta la vallata sottostante e lo stesso megalite su cui è posizionato il disco, vengono avvolti dall’ombra. Già questo fenomeno porta ad ipotizzare una “relazione” fra la funzione del grande disco, denominato del sole, e il Sole stesso (cui, del resto, è dedicata la montagna garganica), funzione ascrivibile ad un’ancestrale simbologia religiosa o rituale durante i solstizi e gli equinozi o da connettere a forme di comunicazione per segnalare l’approssimarsi della notte. Di fronte al megalite sormontato dal grande disco, e rivolta verso di esso, si distingue un’altra struttura a forma di prua di nave, ma come è evidente dall’immagine, la pietra scanalata a solchi antropomorfi e la posizione frontale al grande megalite, fanno pensare ad un’Ara sacrificale su cui esporre i corpi delle vittime offerte alle divinità o, anche, di persone decedute naturalmente. E’ ipotizzabile che tali riti propiziatori vi si svolgessero durante i solstizi e gli equinozi oppure nel momento in cui il Sole illuminava tutto il grande disco.

Oltre il crinale di roccia, nella seconda parte della vallata, è situata, una piccola rupe, scolpita dall’uomo, a forma triangolare, con la punta arrotondata, a sbalzo; anche questo sperone è rivolto verso il grande disco che sormonta il megalite e potrebbe rappresentare un punto di avvistamento del fenomeno del Sole da “comunicare” agli abitanti della    comunità dimorante nella seconda zona della vallata e preclusi al megalite dal crinale di roccia antistante. Dallo sperone di roccia si possono notare anche gli allineamenti fra i diversi dolmen e menhir e comprendere come i vari “richiami” riescano ad aggirare e neutralizzare il crinale roccioso che divide in due Valle Spadella e rendere comunque, valide ed efficaci le comunicazioni tra le due zone.

Nella zona più alta di Valle Spadella, mentre, durante un’escursione tornavo dal sito, proprio nei giorni del solstizio di questo inverno, notavo,  al di sotto di una dorsale, un secondo grande sperone di roccia a forma di prua di nave, tutto rastremato verso l’alto e arrotondato nella parte superiore; ad una osservazione più attenta lo sperone risulta spianato dall’uomo e in pendenza, con la punta rivolta al grande megalite sormontato dal disco  ma anche al menhir crollato nell’ipogeo sottostante, che bisognerebbe rimettere nel sito d’origine, per studiarne il rapporto con il Sole, un rapporto da porre forse in relazione anche con gli equinozi e solstizi.

Dal secondo sperone individuato, la struttura del grande megalite si vede di profilo, rivelando uno spessore costante per tutta la lunghezza, compreso il grande disco, che risulta, al momento del tramonto, intensamente illuminato. Ho ritenuto di poter mettere in connessione questo fenomeno proprio con il solstizio d’inverno, momento dell’anno in cui, appunto, il sole può illuminare di profilo il disco che sormonta il grande megalite. Nei giorni del solstizio d’estate, invece, il sole illumina frontalmente il disco con l’effetto che ho più volte descritto. E’ possibile pensare che questi due particolari momenti dell’anno fossero dedicati ai riti propiziatori in onore del sole; così come è possibile notare che il fenomeno appena descritto sia osservabile sia dal primo sperone di avvistamento che dall’ara sacrificale.

 Tutta la struttura del grande megalite, nei giorni del solstizio d’inverno, è ben visibile dallo sperone che ho individuato in questa ultima escursione e ripeto, al tramonto, sembra una grande torcia investita com’è dal sole che infiamma solo il grande disco, mentre l’intero megalite viene oscurato dall’ombra. Esperti e studiosi di discipline diverse possono spiegare, con le proprie competenze, il rapporto fra i megaliti della montagna garganica e il percorso solare proprio nei giorni del solstizio d’estate e d’inverno o nei giorni dell’equinozio di primavera e di autunno. 

"gemello"Giorni fa sono tornato nuovamente nei luoghi del sito dolmenico di Valle Spadella per meglio precisare, sulla planimetria, i punti esatti dei ritrovamenti individuati nei giorni del solstizio d’inverno.

Sono tornato, quindi, su quel “camminamento particolare” che presenta circa sette fori iniziali, posti, perpendicolarmente e in modo simmetrico, rispetto all’asse del camminamento stesso, per poi, rastremarsi, diminuendo i fori, per una ventina di metri circa e procedere con un solo foro fino ad arrivare al segnacolo o menhir.

Eseguendo una ripresa con la telecamera, mi sono accorto che, prima ancora del   “camminamento particolare”, si apre una zona pianeggiante, rotonda e lavorata dall’uomo, notandosi perfettamente il taglio della roccia, per un diametro di circa cinque/sei metri, forse una zona di raduno per i partecipanti ai riti.    

Contemporaneamente, mi sono accorto che proprio da questo spazio antistante il camminamento, guardando verso nord, ossia verso Valle Spadella, è possibile scorgere, di profilo, il disco del grande megalite illuminato dal Sole al tramonto.

 Queste due zone di avvistamento del disco illuminato dal Sole, poste ai lati opposti di una dorsale rocciosa, sono state “sistemate” sicuramente dall’uomo e dedicate alle cerimonie sacre, come altri luoghi individuati in precedenza ( ara sacrificale, primo sperone di avvistamento, ecc.).

Infatti, proprio in questo  spazio è possibile notare l’intervento dell’uomo sulla roccia  per renderla di forma circolare; da questo spazio si nota ancora, in fondo, verso il grande megalite, la roccia tagliata e, abbassata dall’uomo, per permettere a coloro che vi si erano radunati di vedere il grande disco illuminato dal sole, esso solo,  al tramonto. Potrebbe essere  stato questo il momento scelto dai convenuti per inoltrarsi lungo il camminamento, presumibilmente “sacro”, raggiungendo il menhir, insieme ad altri fedeli provenienti dal secondo sperone (individuato durante il solstizio d’inverno) attraverso altri camminamenti in cui si notano molti fori.

Bisogna anche evidenziare come questi fori, definiti coppelle, siano abbondantissimi nella zona dell’emiciclo che è la più alta del  sito, zona molto ampia e aperta protesa verso il mare ma anche verso il cielo e, quindi, zona ideale per osservare le stelle. Pertanto, così come già acclarato per altre zone, è possibile che le coppelle siano la rappresentazione, sul terreno, delle costellazioni di cui gli uomini primitivi ben conoscevano gli influssi sulle coltivazioni, sui raccolti, sulla crescita della vegetazione, tanto da averle trasformate in divinità propizie oppure ostili agli uomini.

Quando scoprii che dal camminamento particolare si poteva traguardare il grande disco illuminato dal sole, mi accorsi anche  che lo stesso camminamento portava verso un segnacolo dal quale si giungeva ad una zona semicircolare che ho chiamato, zona sacra; a questo punto, continuando verso valle, da ambo i lati di questa zona sacra, ho individuato delle grotte, dei probabili dolmen, dei menhir ed altri ambienti interessanti, forse percorsi di deflusso verso la vallata degli stessi partecipanti ai riti.

In particolare ho individuato ancora degli speroni, uno dei quali traguarda verso un grande megalite, chiamato “La Cella” e precisamente verso un monolite prismatico, posto all’ingresso della Cella stessa e con un vertice rivolto verso lo zenit. Impossibile non riflettere sul fatto che, proprio durante il solstizio d’estate, il sole sia a perpendicolo al mezzogiorno locale, nel Tropico del Cancro. Tutto questo, sarà materia di studio per la Soprintendenza che avrà il vantaggio di lavorare su strutture megalitiche, ambienti e percorsi già individuati e posti in relazione fra loro. Io ritengo importante aver individuato i luoghi dei riti del Sole che hanno portato a denominare il Gargano “ la Montagna del Sole” e attendo autorevoli conferme in proposito.

Tratto dal libro: “La Valle dei Dolmen sul Gargano” Megaliti e riti del sole nel territorio di Monte Sant’Angelo.

Autore: Raffaele Renzulli. Edito da Andrea Pacilli Editore – Manfredonia – Maggio 2015

 

LA MONTAGNA DEL SOLE

Megaliti presumibilmente dedicati ai riti del Sole ne “La Valle dei Dolmen” a Monte Sant’Angelo (fg)

 

DISCO DEL SOLE, “Galluccio” zona Valle Spadella, ne “LA VALLE DEI DOLMEN”

 

DISCO DEL SOLE, nella Valle San Martino, lungo la mulattiera Valle Spadella, località Macchia

 

 

DISCO DEL SOLE, zona S. Lucia a circa mille metri da Valle Spadella verso Monte Sant’Angelo. Nella seconda foto si nota la parte del supporto del disco solare da me ricostruito graficamente

 

 

 

DISCO DEL SOLE, ”Galluccio” zona Valle DISCO DEL SOLE, zona S. Lucia a circa mille metriSpadella, ne “LA VALLE DEI DOLMEN” da Valle Spadella verso Monte Sant’Angelo

 

In queste due foto si nota la perfetta identicità dei dischi e dei supporti, il secondo dei quali, col passare dei millenni, si è in parte sgretolato. La seconda foto mostra come la parte mancante del supporto del disco solare sia stata da me ricostruita graficamente. I due megaliti, pertanto, rivelano la stessa grandezza, inclinazione e orientamento nonchè la stessa quota

 

DISCO DEL SOLE, zona S. Lucia a circa mille metri da Valle Spadella verso Monte Sant’Angelo

 

Ubicazione satellitare e cartografica sia del disco del Sole “Galluccio”, zona Valle Spadella che il “Gemello” zona Santa Lucia

 

 

 

 

 

DISCO DEL SOLE, zona S. Lucia a circa mille metri da Valle Spadella verso Monte Sant’Angelo

 

 

Da notare la stessa quota dei due dischi del Sole, “Galluccio” e il suo “gemello”

 

Ad avvalorare ancora di più l’ipotesi che il sito dolmenico di Valle Spadella, “La Valle dei Dolmen”, sia un sito cultuale, dedicato ai riti propiziatori in onore del Sole, sono questi ultimi megaliti a forma di disco, ipoteticamente rappresentanti il Sole, individuati di recente, uno al di sotto di Valle Spadella ,nella Valle di San Martino e l’altro nei pressi di Monte Sant’Angelo. E sono sempre più convinto che il tema conduttore di tutta l’area dolmenica di Valle Spadella resti il culto del Sole, la divinità più potente e importante perché donatrice di vita.

Io, convinto delle mie tesi, continuo le indagini e segnalo puntualmente le strutture individuate in attesa che le autorità preposte, sollecitate, anche, da opinioni autorevolissime del mondo accademico e della comunità scientifica, decidano di studiare l’intero sito che fin da adesso risulta ben delineato. Probabilmente, in questo ultimo periodo, un interessante progetto di studio del sito dolmenico di Valle Spadella, a firma della dott.ssa Tunzi, sta trovando accoglienza e attenzione con prospettiva di realizzazione. Ed io continuo ad offrire la disponibilità più completa di materiali fotografici, di individuazioni di percorsi, di risultati di tanti anni di indagini e di profondi convincimenti nei miei studi.

 

 

Da notare lo stesso orientamento dei due dischi del Sole, “Galluccio” e il suo “Gemello”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ulteriori foto del “Gemello” del disco del Sole “Galluccio”. Foto eseguita dal secondo

sperone di Valle Spadella

 

E’ importante sottolineare, come risulta dall’ultima immagine, che anche il megalite ”Gemello”, e soprattutto il disco che lo sormonta, restano illuminati dal Sole mentre l’ombra avvolge tutta la zona retrostante; questo dimostrerebbe che i megaliti sono stati posizionati in modo da fare evidenziare l’evento anche da grandi distanze. Notai tutto questo, mentre accompagnavo il gruppo del GAM in visita al sito di Valle Spadella il 28 maggio scorso, traguardando il megalite gemello dal primo e dal secondo sperone, zona Galluccio, da una distanza di oltre un chilometro, ne “La Valle dei Dolmen”.

I due megaliti hanno un allineamento est-ovest e, da studi effettuati, molto probabilmente avevano, nel neolitico e, continuando verso l’eneolitico, un allineamento con il Sole durante il solstizio d’inverno, (inizio di un nuovo ciclo vitale). Per gli antichi romani, che si rifacevano a culti precedenti, era molto importante il culto del Sol Invictus, ricorrenza celebrata nei giorni del solstizio d’inverno.    

Sol invictus, invincibile, perché sconfigge le tenebre della notte che angosciano da sempre l’umanità. Fin dall’alba dei tempi il Sole affascina l’umanità con il suo calore e il suo splendore, vita di ogni cosa. Tutte le religioni dell’antichità, da quella egiziana a quella romana a quella celtica, riportano questa concezione.

Ma è da notare che sempre le celebrazioni del Sol invictus, in ogni tempo e presso ogni civiltà si svolgono nella notte che precede il giorno e la luce, nella stagione fredda che cede il passo al rinnovarsi della natura e della vita, proprio nei giorni che coincidono con i solstizi e gli equinozi.

 

 

Monte Sant’Angelo, già insignita del riconoscimento Unesco, ha il dovere di compiere tutte le indagini possibili sulle vestigia del proprio passato per poter guardare al futuro con piena consapevolezza