Tempo di lettura: 5 minuti

E’ stato pubblicato on line in anteprima nazionale il primo trailer di "Una meravigliosa stagione fallimentare", il docufilm che racconta la stagione 2013/14 del Bari calcio e il primo fallimento «felice» al tempo della crisi, accolto dai tifosi con una grande festa e vissuto da un’intera città come un momento di rinascita per la squadra del cuore.

Diretto da Mario Bucci e prodotto da Dinamo Film con il contributo Apulia Film Commission attraverso il Regional Fund, "Una meravigliosa stagione fallimentare" completa una trilogia di opere nate tutte dalla passione dei produttori per le vicende della squadra biancorossa e da una constatazione di fronte alla quale è difficile resistere alla tentazione del racconto: il calcio a Bari non è mai una cosa normale.

"Una meravigliosa stagione fallimentare" racconta, dunque, la storia vissuta da un’intera città nella scorsa stagione agonistica, una di quelle uniche e irripetibili. Una storia fatta di congiunture in cui l’imponderabile – semplicemente – accade.

Questo film parla di una città inquinata e ferita dallo scandalo calcioscommesse e di una squadra senza società; di un fallimento e delle collette per pagare le trasferte; sino alla campagna virale #compratelabari. E poi, l’incredibile rimonta dal diciassettesimo al settimo posto. Le due aste fallimentari andate deserte. La nuova proprietà. I play off, con la squadra che esce senza aver mai perso. Tre anni fa nessuno avrebbe voluto trovarsi al posto di un tifoso del Bari. Oggi tutti vorrebbero aver fatto parte di questa storia.

La distribuzione nelle sale cinematografiche di Bari e provincia inizierà il 29 gennaio 2015 e sono in corso trattative per proiezioni anche a Milano, Torino, Roma, Bologna e Trieste. Il circuito distributivo definitivo sarà comunicato nella conferenza stampa di presentazione del progetto prevista in Apulia Film Commission.

Due chiacchere con Ivan D’Ambrosio

Ivan D’Ambrosio, il produttore del film, ha già realizzato “U megghie paise – i quattro mesi in cui Bari impazzì” , il film che raccontava la stagione di Antonio Conte, la ritrovata voglia di grandeur di un’intera città, le elezioni che confermarono Emilano alla guida della capoluogo pugliese e l’assurda vicenda di Tim Barton, il texano accolto come salvatore della patria e sparito nel nulla; e la serie web, acquistata anche da Mtv, “Non cresce l’erba”: un racconto del caso calcio-scommesse che aveva marchiato d’infamia il nome della squadra.

Come è stato finanziato il progetto?

Si tratta di un investimento diretto della Dinamo Film. Un azzardo fatto quando c’era da fare una scelta: girare per seguire gli eventi irripetibili di quei giorni, o aspettare di capire chi avrebbe sostenuto economicamente il film. Le storie, però, non aspettano. Consapevoli del rischio che avremmo corso insieme agli altri due soci di Dinamo, Gianfranco Parisi e Lello Petrone, abbiamo deciso di investire al buio, in attesa del responso di Apulia Film Commission, che in ogni caso avrebbe coperto solo una parte dei costi complessivi tra produzione e distribuzione. Il nostro mestiere è raccontare storie, e da tempo la storia che da Roma – dove vivo – seguivo con passione e incredulità mi sembrava una storia che non aveva più niente a che fare con il singolare locale. Era diventata plurale, bella, virale, condivisa molto oltre i confini del nostro territorio. Non potevamo non raccontarla. Ci aspettavamo ovviamente un concreto sostegno alla produzione dalle imprese locali che operano in settori più redditizi del cinema, e da questo punto di vista – a parte il sostegno di Apulia Film Commission e l’aiuto personale che Vito Vasile ci ha sempre offerto – il risultato è stato molto più che deludente. Grandi pacche sulle spalle, e poi niente. Da questo di vista secondo me il percorso di questo film impone una riflessione seria e approfondita sulla fase ancora molto immatura del rapporto tra cinema, comunicazione del territorio e imprenditoria locale. Ma c’è ancora qualche giorno di tempo , e non perdiamo la speranza.

Com’è stato realizzato il film?

A proposito di quanto sia immaturo il rapporto tra la Puglia e il cinema, nonostante gli straordinari effetti del lavoro di Apulia Film Commission nell’attrarre sul territorio produzioni nazionali, ancora oggi si fa mediamente fatica a capire quanto produrre contenuti audiovisivi sia faticoso e rischioso, quali e quanti apporti tecnici e professionali servano, e quanto tutto questo sia straordinariamente e semplicemente un lavoro. Il film è stato realizzato in sette mesi, da Maggio a Dicembre. Sette mesi in cui sono stati impegnati, oltre al regista, dieci operatori, tre fonici, quattro montatori, musicisti che hanno concesso le loro musiche o ne hanno composte appositamente, grafici, animatori di grafica 3D; le troupe che hanno seguito la squadra e i tifosi hanno percorso 7.000 km in macchina.

Quanto dura?

La prima versione superava le due ore e mezza. Quella definitiva "solo" 88 minuti. È stato un lavoro faticoso che ha richiesto pazienza, tempo e cura amorevole di ogni passaggio, e che ha comportato numerosi investimenti economici per noi, dovendo pagare i costi vivi e il lavoro di tutti. Spese che speriamo di recuperare con gli incassi sala. Speriamo che la qualità del risultato sia almeno proporzionata alla quantità di sforzi di chi ha partecipato alla realizzazione del film.

Qual è il rapporto di questa città con il calcio?

Nel film cerchiamo di raccontare quanto Bari viva di pancia tutto ciò che qui accade. Con la nostra ospitalità siamo capaci di far sentire tutti a casa. A Bari nessuno è straniero, nemmeno Guerrero. Lo stesso Tim Barton ha trovato all’aeroporto 5.000 tifosi che gli dicevano questa è casa tua, oltre al sindaco che gli regalava le chiavi della città. Il tifoso del Cittadella, Bepi Ferronato, che ha sfidato il San Nicola di nuovo gremito è stato adottato dalla città. Nella squadra dell’anno scorso l’unico barese – Ciccio Caputo, di Altamura – era ancora squalificato per calcioscommesse e i "forestieri" che facevano parte della rosa sono diventati eroi cittadini, simboli di una baresità che avevano imparato a capire e a ricambiare con l’entusiasmo sul campo. Insieme al mito autoalimentato, e a volte autoreferenziale, di una città che si ama e si compiace, c’è però anche una città che non si vuole bene, che vive di entusiasmi improvvisi e depressioni altrettanto repentine. Una città più realista del re, schizofrenica e cinica. Costruiamo uno stadio da Champions e poi ci andiamo solo con il bel tempo, o se arrivano i risultati. Molti hanno nei cassetti due sciarpe, una per soffrire – quella del Bari – e una per sognare – quella di un’altra squadra. La mia curiosità, da barese emigrato, per il caso calcioscommesse nasceva dal fatto che non sapevo spiegarmi come durante quel campionato nessuno si fosse accorto di niente. Poi ho capito che c’era chi faceva finta di non capire, e chi sapeva e qualche volta ci giocava pure sopra. Da questo punto di vista è vero quello che diceva qualcuno: si tifa per la propria squadra come in fondo si tifa per la propria vita. L’anno scorso è stato uno dei pochi momenti in cui tutta la città si è raccolta attorno ad un sogno, e ha tifato per se stessa. Spero che questo film la aiuti a ricordare e mantenere questo spirito.

Qual è stato il rapporto con la nuova proprietà?

Il film è stato autorizzato dalla precedente proprietà. FC Bari 1908 non ha ostacolato il progetto, anzi ci ha autorizzato all’utilizzo degli highlights, e ha sempre offerto massima disponibilità per lo svolgimento delle riprese. Abbiamo deciso di rimandare l’uscita, inizialmente prevista per il 20 novembre, proprio per non aggiungere elementi di disturbo in un momento delicato per la squadra. Non vogliamo che il film sia vissuto come un momento nostalgico. Nel calcio ogni stagione è una nuova vita, e non ci interessa contrapporre un gruppo ad un altro. Una stagione come quella dell’anno scorso è per sua natura irripetibile, e non mi augurerei di riviverla così come è stata. Se i miracoli si ripetessero i santi lavorerebbero in banca. Invece oggi c’è una società che garantisce prospettive, che programma il futuro, e che si assume la responsabilità delle sue scelte, mettendoci sempre la faccia. Da questo punto di vista spero che il film serva ai giocatori che sono arrivati quest’anno a capire che cosa Bari può essere, se viene ricambiata del suo affetto e delle sue aspettative, e ai tifosi a mantenere sempre vivo lo spirito di quei giorni. Rivedere Bari-Novara al cinema è un’esperienza che a me ha messo i brividi.