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"Cyop&Ka"L’appuntamento era al Circolo ricreativo “da Zi’ Antonio”, Via di mezzo, nei pressi della chiesa dei SS Medici, nella città vecchia a Taranto. Spesso mi capita di non riuscire ad orientarmi nel budello di viuzze che sono i nostri centri storici, ma solitamente chiedendo a bambini e passanti, riesco ad arrivare a destinazione.

Così mi è capitato giovedì 18 dicembre e, seppur con ritardo e un pò alla ventura, ho raggiunto “da Zi’ Antonio”, un luogo sospeso in un tempo “quotidiano” – come spesso si incontrano nelle città vecchie di Puglia – per la presentazione del libro Taranto. Un anno in città vecchia. Si tratta di un lavoro dei writer napoletani Cyop&Kaf che, dopo aver colorato i vicoli e i muri del centro storico e della periferia della loro città, hanno scelto di fare incursione per un intero anno nella città vecchia di Taranto.

E anche questa volta, come per i “loro” Quartieri spagnoli, lo sguardo di chi vive nel centro storico, scorre sui loro graffiti, sulle loro opere con la confidenza e la naturalezza di chi si muove in casa propria.

“La scelta del capoluogo ionico non è un fatto accidentale e casuale”, si legge nell’introduzione del libro, “si tratta, in ambito ferroviario, di una corrispondenza favorevole fra due o più treni. Ecco, uno degli altri motivi che mi hanno spinto per un anno a fare incursioni in Città vecchia è il fatto che per tornare a Napoli da Grottaglie – dove fino a qualche anno fa c’era l’unico festival di arte pubblica (www.famefestival.it) che avesse un senso, sia per le modalità con le quali si svolgeva, sia per i risultati e il cambiamento che operava sull’immaginario del paese – ero costretto a cambiare treno a Taranto. Prima di ripartire ci passava un’oretta che puntualmente impiegavo perdendomi. Era sempre di mattina presto e un’inerzia scirocca attraversava il ponte. Oltre a me in giro pochi cani randagi, qualche raro spazzino, dei pescatori. Camminando camminando mi sono fatto sedurre dalle pietre, le crepe, la ruggine. Guardavo tutte quelle puntellature e immaginavo un terremoto che non c’è mai stato”.

Più è storta la realtà, più le immagini dei writers si “riducono” ad allusioni, simboli  della realtà, neanche più deformazioni o stilizzazioni. Anche la mappa, che aiuta noi curiosi ad orientarci per il centro storico alla ricerca dei centoventi dipinti, è solo un mezzo che fornisce“indizi per arrivare al tesoro che, Cyop&Kaf stessi assicurano, troveremo cercando: l’isola tra i due mari che da millenni accoglie e stratifica storie di chi ci vive o la attraversa”.

Questo progetto si chiama “Timoni al vento”, perchè, se da un lato la città vecchia di Taranto è alla deriva, dall’altro essa rappresenta una potenziale opportunità di reinventare la relazione tra pietre antiche e chi le vive; occorre pensare come e cosa fare, partendo proprio dai pochi colori primari che sono la cifra di Cyop&Kaf.

Nel video che documenta la realizzazione delle loro opere, infatti, è centrale il rapporto che si è venuto a creare con gli abitanti e soprattutto con I bambini del quartiere che, incuriositi da tempere e colori,hanno lavorato fianco a fianco con i writer napoletani, ora completando disegni, ora difendendoli da chi li rovinava, ora affezionandosi agli stessi artisti, ora ponendo domande. E appunto a quanti chiedono il perchè di queste forme “casuali”,Cyop&Kaf rispondono citando unapioniera della danza moderna,Isadora Duncan, che una volta a chi le chiedeva di spiegare una sua esibizione rispose: "Se potessi dire che cosa significa, non avrei bisogno di danzarla".