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"carlo66"
L’opera permanente "Il passo della luce" dell’artista visivo Carlo Bernardini, voluta dalla città di Prato, in collaborazione con in Museo "Pecci", e che entrerà a far parte del patrimonio di arte contemporanea della città, è "un dialogo interno/esterno con l’architettura attraverso l’infinita corsa della luce cristallizzata in forma fisica dalla fibra elettroluminescente”.

Il progetto è un intervento tra la porta del Castello dell’Imperatore ed il Cassero, un percorso tra l’interno e l’esterno ed al contempo un rimando visivo che attraverso la luce ricrea sulla Fortezza la congiunzione ideale con la parte del Cassero oggi mancante.

Bernardini è un light artist che dalla metà degli anni ’90 a livello internazionale ha realizzato grandi installazioni ambientali di luce in molte città. Per Prato ha studiato un percorso che nel suo insieme ci conduce ad un’esplorazione dello spazio, alla ricerca di quelle dimensioni invisibili che nelle ricerche della fisica sperimentale intuitivamente si intendono come le “dimensioni extra”; ipotizzate oltre le tre dimensioni tangibili, non sono percepibili per l’occhio umano e vengono quindi considerate dimensioni inosservabili.
Nella prospettiva unidirezionale del lungo passetto del Cassero, luogo in cui qualsiasi forma diviene accentratrice dello sguardo, l’intervento secco con direttrici di luce che tagliano lo spazio interno ed esterno senza soluzione di continuità, si pone come una sorta di indicatore di percorso che accompagna il viaggio dei visitatori.

Nella porta del Castello a Prato nasce il primo intervento, costituito da un’installazione in fibra ottica contenuta in una forma di vetro e superficie olf, optical lighting film, una lente in grado di creare a livello percettivo dei ribaltamenti visivi illusori tra le fibre ottiche reali e quelle riflesse e apparenti, contribuendo a rendere sfuggente ciò che si vede.
Si tratta di una sorta di diaframma che interagisce con la fibra ottica collocata internamente, creando illusori sdoppiamenti e distorsioni dell’immagine, a seconda del nostro movimento e del conseguente mutamento della visuale; tutto ciò fa scaturire un insieme di rimandi geometrici di linee e punti di luce disseminati nella struttura.
Attraverso questa forma di vetro e luce, apparentemente chiusa ma permeabile alla vista nel suo interno, si determina una sorta di cristallizzazione e scomposizione della luce stessa.
In questo punto dove anticamente il Cassero prendeva origine sulla porta posteriore del Castello, vi è il richiamo visivo voluto da Bernardini all’attuale entrata del Cassero, punto di partenza di linee di luce che radenti la volta attraversano diagonalmente l’intero passetto.
Seguendo il percorso nella sua estensione, attraverso i nostri passi ci sembrerà di scandire una sorta di “passo della luce” suggeritoci dal disegno; disegno che prosegue il suo corso tagliando da parte a parte il ponte, la zona aperta del passetto dove in una corsa senza soluzione di continuità, si ricongiungono le linee di luce dalle mura esterne fino al versante terminale del Cassero.

Carlo Bernardini (Viterbo, 1966) vive e lavora a Milano, dove insegna Installazioni Multimediali presso l’Accademia di Belle Arti di Brera; esordisce nei primi anni ‘90, realizza a partire dal 1996 installazioni in fibre ottiche, superfici OLF e superfici elettro-luminescenti.
Tra le mostre di maggior rilievo si segnalano "Light Accords" nel 2002 alla "National Gallery of Contemporary Art" di Bangkok, l’installazione al Museo "Paço Imperial" di Rio De Janeiro (2004), il grande intervento in fibra ottica a Valencia (2008) alla" Ciudad De Las Artes Y Las Ciencias" in dialogo con le architetture di Santiago Calatrava, e il grande progetto "Event Orizon" presentato nel 2007 allo "Swing Space" di New York. Del 2008 è il progetto "Light Waves", opera permanente all’ingresso dell’aeroporto del Salento di Brindisi. Nel 2009 per "Art First" presenta a Bologna "Codice Spaziale" in Piazza S. Stefano, viene invitato a New York per il "D.U.M.B.O. Art Festival", dai musei della Lombardia al progetto" Twister" per il "MAM" di Gazoldo degli Ippoliti (MN), alla "GAM" di Gallarate, alla mostra "Corpo, automi, robot""" al Museo d’arte di Lugano e presenta "La luce che genera lo spazio", un ambizioso progetto a Milano a Palazzo Litta, dove le fibre ottiche attraversando pavimenti e pareti inglobano e ridisegnando gli spazi architettonici. Nel 2010 le partecipazioni a "Luci d’Artista" a Torino con l’opera "Cristallizzazione Sospesa" a Palazzo Bertalazone, "La Scultura Italiana del XXI secolo" alla "Fondazione Pomodoro" di Milano, le grandi installazioni urbane ad Amsterdam al "NIMk-Netherlands Media Art Institute" per "Sonic Acts", e alla "Spuiplein" a "The Hague–L’Aia", oltre alla gigantesca "Crystallization suspended", presentata all’Art Light Domaquarée a Berlino, lo proiettano definitivamente nel panorama internazionale dell’arte contemporanea. Del 2011 sono le mostre alla "Delloro Arte Contemporanea" di Berlino, a Londra a "The Arc Show" presso il Business Design Centre ed alla Kinetica Art Fair presso Ambika P3 alla University of Westminister. Tra le principali mostre del 2011 va annoverato il progetto "La Rivincita dell’Angolo" al MACRO di Roma, l’impressionante intervento "La Luce oltre la Materia" nella Chiesa di Santa Maria in Montesanto di Piazza del Popolo a Roma, e l’installazione "La Materia è il Vuoto", all’interno della “Zona rossa” nel Castello Cinquecentesco di L’Aquila. Nel 2012 è invitato presso il "FAD festival de arte digital", alla "Funarte di Belo Horizonte", al "Meet in Town" all’Auditorium Parco della Musica di Roma, e nella mostra "Claim" a Berlino. Nel 2013 è invitato a Londra presso la "House Peroni" con l’installazione "Infinity", a Metz nell’ambito della Nuit Blanche 06 con la grande installazione "Submerged breath" nelle acque del fiume Moselle Canalisée che attraversa la città, ed al Macro Testaccio di Roma con l’installazione "Vuoto Sospeso".