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Si è aperta sul palcoscenico del teatro Kismet, la rassegna "Fuori Tempo_musica per non rassegnati" giunta ormai al quarto anno. Ad inaugurarla c’erano i Marlene Kuntz in un inedito trio acustico che ha riunito i fondatori del gruppo (1990): voce e chitarra Cristiano Godano, chitarra Riccardo Tesio e batteria Luca Bergia. La parola poetica del cantante – che spesso fa apprezzare le canzoni dei Marlene con sola chitarra e voce – propone, in questa nuova versione, un’atmosfera intima che ha assunto una dimensione particolare nella cornice di un teatro d’innovazione come il Kismet. Sono bastate infatti le prime note a catturare fino all’ultimo pezzo il pubblico che non voleva salutare il gruppo piemontese e insisteva nel chiedere il bis.
Si inizia con Ti giro intorno, Canzone per un figlio e Gioia (che mi do), alternando testi cantati a canzoni evocate in una recitazione sentita ed emotiva. E’ poi il momento dell’elogio della bellezza, che tanti poeti hanno celebrato, e così, se Dostoesvkij vedeva in essa la salvezza del mondo, Godano ne enfatizza l’instancabile ricerca da parte dell’essere umano: “Noi cerchiamo la bellezza ovunque. E passiamo spesso il tempo così/senza utilità (quella che piace a voi)/senza utilità (perché non serve a noi)”. Il concerto continua sulle note mitologiche di Sapore di miele, per poi lasciare spazio al lato più rock dei Marlene, che accendono il pubblico con Chi mi credo di essere e Overflash. Il testo di sapore pirandelliano del primo pezzo (Un radioso mix di tutti noi/che combini un me ideale a voi; un radioso mix per cui vivere/di riflesso, senza remore./Una-centouno-centomila immagini di me./Quale realtà può figurare/la combinazione magica ideale?) introduce il secondo, una delle prime canzoni del gruppo (dall’album Il Vile, 1996), inizio del percorso musicale dei Marlene: “Viaggiare per non tornare mai più”.
Godano, poi, torna a farsi ispirare dalla sua Musa: “E sai come prenderti il bello di me/mettendo a riposo la mia irritabilità;/e non voglio sapere come riesci e perchè: è una meraviglia,/e finchè dura ne godremo
Insieme”.
Il pubblico diventa un tutt’uno con la band sulle note di Questa è la canzone che scrivo per te, uno dei testi più famosi dei Marlene Kuntz. Dopo i primi saluti tornano sul palco con la sussurrata L’inganno e Nuotando nell’aria, che racconta di un’assenza in un crescendo di sonorità ed immagini figurate che scoppiano nel desiderio più recondito: “Mi piacerebbe sai, sentirti piangere,/anche una lacrima, per pochi attimi./Mi piacerebbe sai…”.
“E quando la luna verrà sarà la stessa di allora?/Quella che di noi farà di nuovo una cosa sola?/E quando la luna verrà sarà la stessa di allora?/Quella che dopo ci porterà alle carezze dell’aurora?”… Quale migliore interlocutrice se non la luna, a cui affidare la chiusura del concerto? Il gruppo rock saluta il pubblico con E poi il buio, convinto di tornare presto a Bari.
La rassegna “Fuori Tempo”, organizzata da Area Metropolitana e Teatro Kismet, dà appuntamento al prossimo 11 aprile con Pierpaolo Capovilla legge Pierpaolo Pasolini – La religione del mio tempo presso il Cineteatro Odeon di Molfetta.