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"onoraAccade sovente che l’infanzia sia al contempo giardino di delizie e antro di mestizie; accade sovente che l’individuo adulto sia il prodotto composito di fattori vari e variabili, inclusi fra questi gli eventi che costituiscono una sorta di patrimonio genetico familiare.
Due fratelli nella vita, due fratelli sulla scena: nell’ambito della rassegna “Stazioni d’Emergenza”, Roberto e Antonella De Sarno hanno portato alla ribalta al Teatro Galleria ToledoOnora il padre e la madre”, uno spettacolo che è vero e proprio laboratorio sul sé; hanno dato i loro corpi, di più, hanno messo in gioco i loro vissuti, offrendosi al tentativo di un’indagine introspettiva che si snodasse tra i meandri dell’edipico e non solo.
Il loro tentativo si evolve per immagini e frammenti, evocando una vicenda familiare che prende le mosse dal vissuto genitoriale per rivelare progressivamente i passaggi sensibili e gli elementi problematici di un microcosmo, spiato con gli occhi del sé, ma anche con uno sguardo capace di porsi analiticamente dall’esterno.
Ed è proprio l’elemento visuale a ricorrere con insistenza; il gioco visivo su cui regge gran parte dell’impianto drammaturgico è fatto di occhi di pernice, sguardi in tralice e diacronici, occhi mascherati e sguardi velati, indirizzati verso dinamiche vissute attraverso il loro perpetuo sedimentare nell’inconscio familiare, nei retaggi di un passato che permane e ritorna, in un senso identitario che sembra rincorrersi e sempre sfuggire, allo sguardo prima che alla vita.
Ne vien fuori un’analisi generazionale (e transgenerazionale) in cui c’è più Freud che Turgeneev e che viene proposta in una forma teatrale portatrice di spunti interessanti, attraverso immagini fortemente evocative; di contro, la drammaturgia propriamente detta sconta la farragine di un testo che a tratti si sfilaccia e si dilata oltremisura.
Ma di sostanza, di lavoro alla base se ne intravede tanto; i due De Sarno mostrano d’aver buona palestra teatrale nel loro background (non mancano qua e là nel testo riferimenti e citazioni a classici della scena, da Beckett a Shakespeare). Avrebbero bisogno solo di un valore aggiunto in sede di regia che amalgamasse in maniera più omogenea le pur notevoli idee, in un impianto drammaturgico più compatto.
Complessivamente “Onora il padre e la madre” è opera che giocando di sguardi attira lo sguardo, tratteggiando con levità grottesca figure incomplete e sfumate, che sembrano ribadire la presenza imperitura e costante di un Edipo da risolvere. Tra sogni, aspirazioni e frustrazioni, consumati all’interno di un nucleo non dissimile da tanti e come tanti specchio capovolto di un passato che vede – o teme di vedere – la propria immagine riflessa proiettarsi nel futuro.
La musica di Joe Isaishi che riporta immediatamente a “L’estate di Kikujiro”, sembra voler suggerire, in calce alla scena, una pacificazione tra l’adulto e il viluppo aggrovigliato della sua infanzia.