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"JosepL’enorme statua in bronzo che troneggiava dal 1952 nella piazza principale della georgiana Gori, sua città natale, l’hanno rimossa nottetempo due anni fa. Ora tocca al suo museo: aperto nel 1937, nel pieno del Grande Terrore, per onorare il giorgiano Josep Stalin, sarà riconvertito a breve per illustrare le atrocità di Stalin.

Il progetto è del ministro della cultura georgiano Nika Rurua, secondo il quale il suo Paese, diventato indipendente nel 1991 e con un governo filo occidentale, non può più ospitare un museo «che glorifica il dittatore sovietico».

La sua patria sembra volgergli le spalle definitivamente, anche se a Gori si trovano ancora anziani ammiratori del «padre di tutti i popoli», mentre in Russia gode di ampia popolarità e continua ad essere presentato nelle vesti di vincitore della seconda guerra mondiale e di artefice dell’industrializzazione del Paese.

Secondo l’ong moscovita Memorial, Stalin ordinò la fucilazione di almeno 724 mila persone, mentre milioni di prigionieri morirono nei gulag. Senza dimenticare le deportazioni etniche.

«Baffone» venne alla luce a Gori nel 1879, con il nome di Josef Vissarionovic Dzugashvili. Il museo, un imponente edificio in pietra bianca preceduto da un colonnato e sovrastato da una torre quadrata, fu ricavato dalla sua casa natale e restò aperto anche dopo la campagna di destalinizzazione e la denuncia del suo culto della personalità da parte del suo successore, Nikita Kushiov nel 1956.

Finora ha continuato ad attirare, oltre che irriducibili comunisti, migliaia di turisti stranieri. In mostra migliaia di oggetti personali: il cappotto, i suoi stivali, la pipa, il telefono, le stoviglie, oltre a busti e dipinti, fra cui alcuni che lo ritraggono in modo idealizzato, immaginando la sua infanzia georgiana o mostrandolo alla testa di un corteo di lavoratori durante la fallita rivoluzione del 1905.

Ci sono anche i regali ricevuti dall’ex leader sovietico. In futuro, invece, saranno mostrate le sue atrocità.