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"ILa modernità raccontata dai suoi protagonisti più celebrati è di scena dal 19 settembre al Mart di Rovereto in una grande mostra che riunirà 240 opere capitali provenienti dalla collezione del Kunstmuseum di Winterthur. Del museo svizzero sarà allestita una selezione di capolavori che spazia dai dipinti di Monet, Pissarro, van Gogh, Cezanne, a quelli di Picasso, Klee, Kandinsky, fino a Magritte e Mondrian.

Intitolata I capolavori della modernità, la rassegna è stata curata da Gabriella Belli e Dieter Schwarz e vuole ricostruire l’evoluzione dell’arte del XX secolo partendo dai precursori impressionisti per arrivare, passando da cubismo e surrealismo, alle ricerche astratte del secondo dopoguerra. Filo conduttore che accomuna i diversi movimenti tra ‘800 e ‘900 è l’esplosione del colore, della materia pittorica, ma non manca l’attenzione al linguaggio plastico da Medardo Rosso a Brancusi e Giacometti.

Del resto, la mostra del Mart ripropone una sintesi della magnifica raccolta del Kunstmuseum di Winterthur, nata da una sapiente campagna di acquisti avviata alla fine dell’’800 dalla Società di Belle Arti della città svizzera (e successivamente da generosi donatori) e subito incentratasi sull’acquisizione dei capolavori impressionisti. La mostra si apre proprio con una sezione dedicata alla pittura francese agli albori della modernità, con opere di Corot e Boudin e una serie di paesaggi di Monet en plein air, come Bassa marea (Varengeville) del 1882, alcuni studi di luce di Sisley (Sotto il ponte di Hampton Court, e La chiesa di Moret al sole del mattino), le vedute affollate di Pissarro e infine il genio di Cezanne, rappresentato da Gli ippocastani del Jas de Bouffan (1885).

All’affermazione di una pittura assolutamente libera nell’impianto e nella pennellata giunge Vincent van Gogh, nella rassegna con due capolavori che ne documentano la straordinaria evoluzione: Soffioni (1889) e Ritratto del postino Roulin (1888), interamente costruito sulle gamme del giallo e del blu. Un cromatismo emancipato da vincoli naturalistici capace di influenzare, due decenni dopo, i protagonisti della stagione fauve. Altro affascinante capitolo è dedicato alla pittura romantica-simbolista con Denis, Bonnard, Redon, dove «il colore – scrive Dieter Schwarz – è inteso come fenomeno materiale ma anche come esperienza soggettiva».

La stagione delle avanguardie proietta la pittura verso l’astrazione, con opere di artisti che abbandonano ogni riferimento oggettivo, dal cubismo orfico di Delaunay all’astrattismo lirico di Kandinsky e Klee. Dipinti di de Chirico, Max Ernst, Magritte e Tanguy illustrano quindi le ricerche della pittura metafisica e surrealista, le prime a portare la loro indagine oltre le cose sensibili, per indagare il lato più nascosto e profondo della realtà, fino alla dimensione del sogno e dell’inconscio. Un’importante sezione sarà dedicata al cubismo, rappresentato nei suoi diversi sviluppi da un ricco gruppo di opere di Picasso, Gris e Leger. Due capolavori di Mondrian, Composizione I, (1930) e Composizione A, (1932), testimoniano le ricerche che dalla scomposizione cubista portarono all’affermazione di una pittura non oggettiva, mentre per gli studi sulla forma ecco i rilievi polimaterici di Kurt Schwitters, le strutture aeree di Alexander Calder e le opere di Hans Arp.