Tempo di lettura: 2 minuti

"pattoIl Cremlino ha lanciato da tempo una campagna per riaffermare il ruolo chiave dell’Urss staliniana nella sconfitta del nazismo, ma c’è un episodio storico che rischia di creare un certo imbarazzo: il trattato di non aggressione tra Urss e Germania, noto anche come Patto Molotov-Ribbentrop, che alla vigilia del suo 70/o anniversario fa discutere il Paese, dividendo storici, politici e cittadini.

Da un sondaggio dell’Istituto Vtsiom, la maggioranza dei russi (57%) non vede nulla di riprovevole nel Patto e il 63% pensa sia stato solo il tentativo da parte di Stalin di evitare la guerra con Hitler o almeno di posticiparla per riorganizzare le forze armate, peraltro sfoltite dalle Purghe. Ma un 25% è di opinione opposta e crede che l’accordo aiutò Hitler a scatenare la seconda guerra mondiale invadendo la Polonia il primo settembre 1939. Venti giorni dopo, una famosa vignetta di David Low apparsa sul London Evening Standard mostrava Hitler e Stalin scambiarsi un inchino sopra il cadavere della Polonia, con Hitler che diceva: «La feccia della Terra, suppongo?» mentre Stalin replicava «Il sanguinario assassino dei lavoratori, presumo?».

Il dibattito si è acceso anche in seguito ad una recente risoluzione dell’Organizzazione per la cooperazione e la sicurezza in Europa (Osce) che condanna allo stesso modo nazismo e stalinismo proponendo di dedicare il 23 agosto alla memoria delle loro vittime. Una equiparazione, quella tra Stalin e Hitler, che Mosca ha già rifiutato, condannando l’iniziativa come un tentativo di «deformare la storia a fini politici».

Già nel dicembre del 1989, comunque, il congresso del popolo dell’Urss aveva duramente denunciato le responsabilità di Stalin e del suo ministro degli esteri Viaceslav Molotov per il protocollo segreto del Patto, che definiva le sfere di influenza di Mosca e Berlino nei Paesi al confine, con i Paesi Baltici in orbita Urss e la spartizione della Polonia. Il congresso aveva però assolto il popolo sovietico per esserne stato tenuto all’oscuro.
Oggi, vent’anni dopo, il leader del partito comunista Ghennadi Ziuganov chiede al parlamento di «correggere» quel giudizio per «fermare ulteriori tentativi di falsificare la storia».

Anche il controspionaggio russo (Svr) ha cercato di giustificare il Patto ripubblicando questa settimana oltre 60 documenti declassificati in un libro intitolato ‘Gli Stati Baltici e la geopolitica nel 1935-1945’. La tesi è che l’Urss non aveva alternative, anche a causa del mancato sostegno franco-britannico alla sua proposta di una coalizione antinazista, e che il Patto impedì l’invasione tedesca dei Paesi baltici (poi annessi da Mosca, ndr) e la loro trasformazione in trampolini d’attacco dell’Unione Sovietica.

«Il Patto è stato opportuno, indispensabile, legittimo nelle condizioni dell’epoca e realista da un punto di vista strategico», sostiene Iuli Kvirsinski, vice capo della commissione affari esteri. «Al posto di Stalin, qualunque politico occidentale avrebbe fatto lo stesso», aggiunge.

Tra i politici, solo l’opposizione extraparlamentare invita a riflettere sul cinismo di Stalin. Più divisi gli storici russi, anche all’interno della stessa Accademia delle Scienze. Per Mikhail Miagkov, il Patto riflette «una prassi normale del periodo prebellico», mentre per la sua collega Natalia Lebedeva, anche alla luce dei nuovi documenti d’archivio, fu una sorpresa non solo per l’Europa occidentale e orientale, ma anche per i diplomatici sovietici.