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"Ombre"Parrebbe parola innocua, parola dolce, parola sinonimo di frescura durante l’estate, parola di uso comune senza particolari velleità di significato. Ed invece no. I suoi significati spaziano dalla dolcezza fino a giungere inopinatamente al disastro. I suoi usi e significati cambieranno il momento in cui dovessero cambiare i luoghi, le regioni dove dovesse venire utilizzata.

Sorvoliamo per ora sui significati quotidiani e comunemente usati di questo termine, ombra e luce, all’ombra, al fresco dell’ombra, ripararsi all’ombra, le prime ombre della sera, “Il paese dalle ombre lunghe” che si possono notare nelle zone artiche (dal titolo di un bel libro di Hans Ruesh edito da Garzanti), tramare nell’ombra, uscire dall’ombra, restare in ombra, all’ombra del Cupolone, vivere nell’ombra del marito, vivere nell’ombra della moglie. Voglio invece indicare due casi in cui l’ombra è protagonista: il primo caso in cui questa parola ha assunto da molto tempo una gradevole componente dolce e gradevole, nel secondo caso invece, ove si dovesse verificare un certo accadimento, questa parola assumerebbe invece una sgradevole componente dura e negativa.  Nel primo caso si tratta della parola ombra utilizzata nel Veneto. In questa regione la parola ombra sta ad indicare un bicchiere di vino.

Le origini di questa definizione sono remote e varie, quella più suggestiva racconta di un’antica consuetudine veneziana. Si narra infatti che, tanti anni fa, a Venezia in piazza San Marco, nei mesi estivi era possibile trovare qualche venditore ambulante di vino che, per sua comodità e anche per richiamare i clienti, spostava il suo banchetto di mescita seguendo l’ombra che il campanile faceva sulla piazza con il trascorrere delle ore. Era nata quindi la consuetudine di dire andiamo in piazza all’ombra, a berci un bicchiere di vino fresco. Da qui a dire andiamo in piazza a berci un’ombra il passo fu naturale e logico.  Nel secondo caso invece mi sto prefigurando l’ombra pesante e definitiva che sarà generata dai giganteschi piedi e dai conseguenti svincoli sopraelevati che saranno prodotti dall’esistenza dei due appoggi del futuribile ponte sullo stretto di Messina.

Le due bellissime zone di territorio calabrese e siciliano prospicienti lo stretto, a ponte ultimato avranno per sempre perso la loro primitiva bellezza, nel senso che il loro straordinario cielo sarà definitivamente violentato dalla presenza di gigantesche strade sopraelevate in cemento che, oltre alla loro pesante incombenza totale e continua, genereranno sul territorio in questione una gigantesca ombra che si muoverà certamente con il sole, ombra fino a quel momento mai esistita da millenni e millenni. Un vero disastro visivo e percettivo. Penso a tutti quei bambini che nascendo con le strutture già esistenti sulla propria testa non si renderanno conto, se non attraverso i racconti dei loro parenti più grandi, di quale grande quantità di splendidi cieli saranno stati privati dall’altrui follia.