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"FrancoisUn capolavoro, destinato ad aprire un’epoca nuova del cinema. Un trionfo al Festival di Cannes, un’uscita attesissima nelle sale francesi. Era esattamente mezzo secolo fa e ieri il quotidiano Le Monde, celebrando i 50 anni del capolavoro di Francois Truffaut, I 400 colpi, riporta alla luce risvolti familiari autobiografici di quell’opera.
Che il film simbolo della Nouvelle Vague fosse autobiografico, che il piccolo Antoine Doinel, interpretato da Jean-Pierre Leaud, ripercorresse molte delle dolorose tappe dell’infanzia del regista, fa parte della storia del cinema. Lo stesso Truffaut non negò mai, o quasi, di aver attinto ai ricordi della propria vita difficile di bambino – via da scuola a 14 anni dopo aver appreso che l’uomo che vive con la madre, Roland Truffaut, non è il suo vero padre – ma al momento dell’uscita nelle sale del film, si irrigidì proprio su questo punto.

In realtà, dopo il trionfo di Cannes – quello del 1959 fu definito dalla critica «un festival degli enfants prodiges» vista l’esplosione di Francois Truffaut e Alain Resnais – proprio il 3 giugno il giovane regista scrisse un articolo sorprendente per il periodico Arts: «non ho scritto la mia biografia ne I 400 colpi». Eppure tutti sapevano già dei suoi ricordi d’infanzia, delle fughe, della detenzione nel centro minorile di Villejuif, a Parigi, tappe identiche a quelle del protagonista del film. Il fatto, ricorda Le Monde, è che il regista fu investito dalla reazione dei familiari, che si sentirono nel mirino dell’opinione pubblica. «Mentalmente – fu il commento dello zio di Truffaut all’uscita del film – questo piccolo coglione di Francois non è uscito dall’età ingrata…Se crede di poter cambiare ambiente sputando sulle sue origini, sbaglia clamorosamente».

Ferito e molto amaro il patrigno, che non si riconciliò mai con Francois ma che lo invitò a fare una visita a casa: «rivedrai con emozione quel miserabile alloggio nel quale fosti così ‘maltrattatò da genitori così ignoranti da permetterti di diventare, più tardi, un glorioso e disinteressato bambino-martire».
Durissimo Truffaut nella risposta: «se avessi dipinto quella che fu la mia esistenza a rue de Navarin fra il 1943 e il 1948, i miei rapporti con mamma e con te, avrei girato il film più spaventoso del mondo».