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"ufo"Sin dalla notte dei tempi l’uomo ha cercato nell’ignoto giustificazioni a fenomeni inspiegabili che lo hanno accompagnato nel suo percorso. La necessità di "Dei", "stregoni", esseri superiori che si assumessero responsabilità e colpe di un’ evoluzione contraddistinta (come tutti gli altri esseri viventi del pianeta) dalla violenza e dalla "legge del più forte".
La selezione naturale si serve della forza e dell’adattabilità per portare avanti specie a discapito di altre, evidentemente tra le tante creature che abitavano originariamente la Terra, l’uomo è stata quella che più di ogni altra si è adattata a questa "legge".

All’inizio si adoravano gli elementi naturali, i fulmini, i tuoni, la forza dell’acqua e, nel tentativo di esorcizzarli e placarli, emerse la necessità di avere un "contatto" con queste forze ingestibili e distruttive della natura portando l’uomo a fare di loro non solo elementi da temere, ma "entità" da adorare, nella speranza di poter ricevere da loro indulgenze e concessioni. Chiaramente era la "matematica" che gestiva il tutto, come sempre, "pregare" che un temporale cambi il suo percorso distruttivo non serve a condizionare la natura ma prima o poi ad una preghiera, "statisticamente" corrisponde una "grazia" ricevuta. Ed è qui che l’uomo fa il suo grande salto. Qualche "furbacchione" capisce che fare da intermediario tra i propri simili e gli "dei" può diventare estremamente vantaggioso. Essere lo stregone di una tribù è meglio che esserne il capo. Se un capo non provvedeva alle esigenze della sua gente era un pessimo capo, lo si metteva in discussione, probabilmente lo si poteva anche "epurare" fisicamente, ma uno stregone era un’altra cosa, poteva inventarsi tutti i riti, le pozioni che voleva per poi attendere che il tempo facesse il proprio corso, tanto, se la soluzione non funzionava, la profezia non si avverava, poteva sempre dare la "colpa" agli dei che rifiutavano il loro aiuto per punizione a qualche inadempienza o colpa dei "fedeli"; e di lì giù con sacrifici, doni, punizioni e chi più ne ha più ne metta.

Da allora tempo ne è passato (ma non per tutti), ed anche l’adorazionismo, si è evoluto, nei riti, nelle apparenze ma non nella sostanza. Si prega un Dio per ottenere favori, lo si prega in chiese, moschee, sinaghoghe ecc. se si è ascoltati ok altrimenti, sia fatta la volontà… Nei secoli il modo di idolatrare qualcosa di superiore è cambiato e si è modificato a seconda delle zone del pianeta, della velocità evolutiva del popolo, del numero dei fedeli di ogni singola "religione", sì perché è di questo che stiamo parlando. Se il numero di adepti è grande siamo al cospetto di una religione, se la fascia di persone credenti è inferiore parliamo di "sette". Questo bisogno di interfacciarsi con qualcosa di superiore, nel corso dei millenni, dei secoli, ha generato anche fenomeni paralleli, come la parapsicologia, lo spiritismo fino anche alla moderna ufologia.

"alieni"Cosa hanno in comune tra loro queste manifestazioni di ricerca del "superiore", di qualcosa di grande e meraviglioso? Oltre al fatto di avere sempre come tramite il solito "illuminato", cioè qualcuno in grado di leggere i simboli, i segni delle creature superiori, siano essi Dei, semidei o extraterrestri, c’è alla base un bisogno di "compagnia". Parlare di questi
intermediari non mi interessa, basta leggere un giornale o guardare documentari e dossier su questi argomenti, per capire che sono diretti discendenti di quel famoso "furbacchione" ancestrale di cui sopra. Ciò che mi preme sottolineare è la necessità di tutti questi adepti, siano essi credenti religiosi, fanatici degli spiriti o ufologi accaniti, di credere
in qualcosa "oltre a noi". Il non accettare il fatto che tra noi e il geranio sul balcone c’è solo una differenza evolutiva biologica, fa sì che ogni segno minimamente non spiegabile scientificamente possa essere interpretato come una testimonianza di "supremo". Perché è così difficile accettare il fatto che non siamo altro che creature moderatamente complesse che seguono un loro percorso biologico? Con questo non voglio certo negare la possibilità di vita extraterrestre, in fondo come disse
qualcuno, l’universo è così grande che se ci fossimo solo noi sarebbe un incredibile spreco di spazio; e non voglio nemmeno negare la possibilità che possano esserci altre forme di "entità esistenziali, ma da qui al fatto che tutto ciò possa correlarsi a noi… Alla base di queste forme di "credo", c’è il timore di essere soli, ecco quindi la continua ricerca di compagnia come conferma della propria esistenza.

L’uomo è un animale gregario, ha sempre vissuto in branchi (tranne rarissime eccezioni) e questo suo voler aggrapparsi ad un gruppo, questo suo desiderio di appartenere ad un "clan" non è altro che una "necessità genetica", un ricordo biologico di come siamo riusciti a diventare ciò che siamo. Se poi il proprio branco, il proprio gruppo riesce ad accaparrarsi i favori di qualche "protettore" supremo, ecco che il gioco è fatto.