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"concerto"Quando si spengono le luci in sala alle 21,20 il pubblico sa che sta per assistere ad un pezzo di storia della musica degli ultimi 40 anni nel panorama mondiale.
Gerry Buckley e Dewey Bunnell insieme a Dan Peek, che lasciò il gruppo nel 1977 per una carriera da solista, ancora teenager (figli tutt´e tre di militari americani di stanza alla base Usa di Ruislip-Londra e di madri inglesi) ai tempi del liceo esordiscono nei pub inglesi, fino a diventare nel 1972 membri fondatori degli America.

La formazione attuale degli America prevede oltre Gerry Beckley (voce, chitarra, tastiere) e Dewey Bunnell, (voce e chitarra), la presenza di Willie Leacox batterista nel gruppo da oltre 30 anni, Michael Woods (tastiere e chitarra) e Richard Campbell (al basso, nel gruppo da soli 6 anni, ha collaborato anche con Nathalie Cole).

Beckley e Bunnell salgono sul palcoscenico del Teatro delle Palme in jeans camicia bianca e giacca il primo, jeans e camicia nera con disegni western il secondo; i capelli corti e ordinati e quegli occhiali da professore universitario di Beckley conferiscono alle due star un aspetto da bravi ragazzi un po´ cresciuti (Beckley è classe ´52, Bunnell classe ´51) che passano attraverso mode e correnti senza lasciarsi influenzare.

"deweyIl concerto si apre con il brano "Riverside" forse non molto noto al pubblico ma serve giusto a scaldare gli strumenti; subito dopo con "Ventura Highway" (hit del secondo album Homecoming del 1972) gli America sembrano dire ai presenti " Hey eccoci qui! Cominciamo la serata!" E´ l´inizio, così, di uno scambio reciproco di emozioni e ricordi sulle parole di "alligator lizards in the air" (le forme delle nuvole, viste dai due ragazzi appena ventenni nel ´72). Il pubblico accompagna la band tra cori e battiti di mani al brano successivo, "You Can Do Magic" (dall´LP View from the Ground del 1982) prodotto da Russ Ballard, che rimase in classifica per parecchie settimane nelle Hit dei singoli dell´autunno 1982, seguita dalla performance di "Don´t Cross The River" tratto da Homecoming, l´album del 1972 che confermò il successo degli America.

Dewey Bunnell presenta Gerry Buckley come il "romantic boy" del duo, l´unico che potrebbe interpretare alla tastiera il brano "Daisy Jane" (tratta dal quinto album prodotto da George Martin "Hearts" del 1975 e presente nelle Top20 americane per molte settimane) eseguita con una voce limpida e precisa da confondersi con le registrazioni in studio.
Dal palcoscenico con una scenografia essenziale (batteria, tastiere e le numerose chitarre dei due leader) partono coreografie di luci che con semplici effetti di geometrie e colori creano atmosfere da anni ´70/´80.
Da "Old Man Took", passando per la romantica "I Need You" a "From a Moving Train" è tutto un coro dalla platea mentre in galleria si scatenano in balli, fino ad introdurre la chitarra elettrica di Micheal Wood (soprannominato Woody) che con "Cornwall" e "Hollywood" si accredita ai fan come il vero rockettaro del gruppo.
L´influenza del produttore dei Beatles George Martin vale una suggestiva interpretazione di "Eleonor Rugby" e ancora "Tin Man" (dall´ LP Holiday 1974) e la funky rock "Woman Tonight" (dall´album Hearts 1975) grazie alla quale Woody alla chitarra elettrica ed il batterista Willy Leacox danno il meglio di sé.

Del secondo album Homecoming è anche "Only In Your Heart" che insieme agli altri due successi tratti dallo stesso ("Don´t cross The River" e "Ventura Highway") vale agli America il Grammy Award per Best New Artist nel 1972.

Una eco di puro sound degli anni dei figli dei fiori entra in sala con "California Dreamin´" dei Mamas and Papas del 1966, intonata e guidata dall´energico Micheal Wood. Ricordando i bei tempi del liceo ed i loro esordi, Beckley e Bunnell si esibiscono in "Lonely People" scritta da Dan Peek ed inserita nel quarto album "Holiday" del 1974, il primo prodotto da G.Martin.
"America"Dal doppio del 2007 "Here&Now" presentano "Ride On" in cui il bassista Richard Campbell ha il suo momento di assolo sul palco; è il più giovane della formazione e suona nel gruppo da soli 6 anni, vantando collaborazioni con i migliori cantanti americani tra cui Nathalie Cole.
Dopo la ballabile "Survival" inserito nell´LP Alibi del 1980 e presentato al largo pubblico italiano nell´edizione del Festival di Sanremo del 1982, un intro di chitarre elettriche ed un puro sound di rock californiano preludono al duetto di "Sandman" concluso da Beckley e Bunnell con voce e controvoce.
Il pubblico reclama, a questo punto, "Sister Golden Hair" (tratta dall´album Hearts del 1975) hit numero 1 delle Billboard dei singoli in USA, che arriva puntuale come ultima promessa del concerto, ricalcando il sound alla chitarra che caratterizzò My Sweet Lord di George Harrison.

Ma lo show non può certo finire senza la famosissima "A Horse With No Name" hit del 1972, originariamente intitolata "Desert Man". Il brano più famoso degli America il cui refrain è ripetuto più volte da un pubblico accorso numeroso sotto il palco, chiude una serata di puro sound californiano.
Le chitarre acustiche degli America regalano una perfomance di grande qualità rievocando un´epoca di trasformazioni sociali e culturali dalle quali le correnti del folk-rock e della country music della west coast hanno tratto ispirazioni e modelli. I fan degli America vanno via soddisfatti per aver assistito ad uno spettacolo indimenticabile.
"Nonostante siano passati 30 anni e più dai nostri esordi, riusciamo ancora a comunicare la freschezza e la modernità di una musica che arriva anche ai più giovani presenti come questa sera nella nostra performance al caloroso pubblico napoletano – dichiarano Beckley e Bunnell – E´ il potere di un sound che non tramonterà mai e che avvicina diverse generazioni".

(TUTTE LE FOTO SONO DI Roberto Della Noce)

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