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Musica, scrittura e stratificazione. A colloquio con il duo “The Crystal Session”

8 Mar 2014 | Nessun Commento | 1.685 Visite
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The Crystal Session
è il titolo dell’ album, omonimo, di un duo composto da due musicisti pugliesi Francesco De Palma e Marinella Di Palma, pubblicato di recente da Seahorse Recordings. De Palma suona quasi tutti gli strumenti, chitarra, basso, batteria, occupandosi anche di programmazione, mentre il canto è affidato a Marinella Di Palma, che suona anche la tastiere. Si tratta di un lavoro molto complesso, ricco di sfaccettature, in cui il duo rivolge grande attenzione alla componente sonora, dando corpo a una delle migliori produzioni musicali italiane indipendenti degli ultimi anni. Nove le tracce, tutte in inglese, ciascuna in grado di scrivere un mondo, di raccontare una visione ben specifica. Il brano di apertura’Hyperion’ ci immerge in atmosfere che rimandano ad Atoms for Peace e al Thom Yorke di The Esraser con un drumming elegantissimo di De Palma (tutto giocato sui piatti) e un intelligente lavoro chitarristico in contrappunto. Va detto che si tratta di un disco che lascia ampio spazio alla musica, ossia alla componente strumentale; la voce stessa è sempre obliqua, riflessa attraverso mille cristalli, sdoppiata, sovraincisa, pensata per strati, eccedendo il melodismo fine a se stesso che, anzi, in un brano come ‘Countin’ up to Love’ si misura con il noise chitarristico dello stesso  De Palma. ‘Narcolepshymn’ fa pensare vagamente a certe atmosfere presenti in Hail to the Thief dei Radiohead  e sembra costruito intorno ad un bel sound di basso in saturazione. In ‘CurseDance’ emerge ancora una volta il lavoro corposo di batteria con un sound che a tratti rimanda agli Stereolab. La voce di Di Palma domina la traccia intitolata ‘The Raven’  – probabilmente ispirata a Poe che tra l’altro è incluso tra i ringraziamenti in copertina –  ed offre un vocalismo liquido, già introdotto da ‘Tearbud’ e che proietta verso la bella traccia successiva intitolata, appunto, ‘Watering’. Se l’ottavo brano ‘La belle indiffèrence’ si pone come piuttosto up-tempo, con un bel lavoro di chitarra acustica in cui si possono udire echi smithsiani, l’ultima traccia ‘Opalescent’ sembra riprendere il lavoro di drumming della traccia iniziale chiudendo così il disco in senso circolare. Un lavoro davvero notevole che non può che incuriosire gli ascoltatori rispetto alla vicenda artistica e personale di questi artisti, che abbiamo deciso di  intervistare in esclusiva per i lettori di LSDmagazine.

Ci raccontate un po’ la vostra storia? Come nasce l’ensemble?

Questo duo nasce da un incontro umano ancor prima che musicale … all’inizio non avevamo velleità di alcun genere, quello che ci interessava era fondere i nostri mondi musicali, i nostri immaginari e farli vivere in un modo nuovo, inedito, senza censure e limitazioni. L’idea del disco è arrivata solo dopo, grazie alla fiducia di Paolo Messere (Seahorse Recordings) che lo ha prodotto insieme a noi.

The Crystal Session è il vostro primo cd? 

Sebbene ognuno di noi abbia inciso dischi con altre formazioni, questo è il nostro primo disco; è la prima volta che pubblichiamo ufficialmente dei brani scritti da noi.

A cosa fa riferimento il nome del gruppo che è poi anche il titolo dell’album?

Il cristallo è un “caso” naturale che affascina molto entrambi; si espande sviluppandosi per stratificazioni. È un po’ quello che è successo ai nostri pezzi : si sono formati stratificando idee, suoni, sensazioni in una sessione sempre aperta e in divenire … ci sembra siano estremamente affini a questa immagine.

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Potreste parlarci del processo di composizione e arrangiamento dei brani? Scrivete entrambi?

Sì i brani sono stati composti da entrambi. Spesso sono nati da un’idea ritmica o strumentale (di Francesco), poi sono arrivate le linee vocali e il testo. Abbiamo composto a distanza, è stato un continuo invio di idee e rimaneggiamenti da parte di entrambi e molte volte i brani hanno cambiato forma nel corso dei mesi, anche fino al giorno prima di partire per registrare il disco.

Quali sono le vostre influenze musicali?  Nel disco sembrano esserci  echi di Radiohead, XX, ma anche soluzioni che sembrano rimandare a band di Math Rock come Foals e Battles. 

Siamo entrambi avidi fruitori di musica e i gruppi che hai citato rientrano nei nostri ascolti, altri ritrovano in noi riferimenti ai Cranes, altri al pop-rock anni Novanta; noi citiamo sempre i Cocteau Twins perché hanno ispirato fortemente entrambi, ma ascoltiamo tantissima musica. Mentre costruivamo il nostro disco abbiamo “consumato” Veckatimest dei Grizzly Bear, Teen Dream dei Beach House e Bitte Orca dei Dirty Projectors, tre dischi estremamente originali e intensi anche se, probabilmente, nella nostra musica questi riferimenti non sono così espliciti.

Usate da tanto l’elettronica?

Si, al punto che le pre-produzioni del disco, a parte le chitarre, contenevano quasi esclusivamente elementi tipici della musica elettronica – loops trattati, drum-machine, synth e ovviamente l’ausilio di software musicali – ma poi il disco si è “scaldato” in studio dove abbiamo anche suonato e registrato batterie acustiche e bassi elettrici.

 Francesco tu di solito suoni la batteria, come ad esempio nel Raiz-Radicanto ensemble, invece qui fai un gran bel lavoro alla chitarra e poi c’è la programmazione. Come vivi il rapporto tra  questi “strumenti”?

Suono la batteria da molti anni e in altri progetti riesco a suonare anche lo zarb e i tamburi a cornice, percussioni amate e studiate per anni, ma sono da sempre attratto da molti strumenti. Per il disco ho avuto la fortuna di suonare e registrare, oltre alla batteria, anche chitarra e basso,di dedicarmi alla programmazione e quindi di avere uno sguardo completo sull’intera fase compositiva e di produzione. Tutto ciò mi ha permesso di vivere il rapporto tra questi strumenti in maniera decisamente più armoniosa e creativa: ad esempio per la chitarre (scelte per comporre) ho utilizzato nuove accordature adatte al mio “non essere” chitarrista.

Marinella quali sono i tuoi riferimenti musicali? Hai un background nel jazz e nella world music ma il lavoro vocale in Crystal Session è davvero molto bello e originale.

Sicuramente lo studio del jazz e della world, come della musica antica è stato fondamentale anche se in ognuno di questi mondi ho sempre avuto un’attenzione e un gusto particolare per la melodia e la polifonia vocale; nel jazz m’innamoravo dei grandi temi invece che dell’approccio improvvisativo: la canzone insomma;  per questo mi sento estremamente “pop”, nonostante tutto. I miei riferimenti vocali più grandi sono Liz Fraser e Kate Bush, ma con Kate Bush c’è un “rapporto” speciale; l’ho amata e ascoltata sin da bambina e una volta cresciuta ho apprezzato anche il suo modo immaginifico ed evocativo di scrivere i testi: ogni canzone è un mondo, ha una storia dietro, spesso anche un riferimento letterario, è stata sempre una voce fuori dal coro, sempre riconoscibile e coraggiosa. In questo progetto ho cercato di non essere esattamente tutto quello che sono, senza censure e senza emulazioni.

E per quanto riguarda i live? Siete riuscisti ad arrangiare i brani in duo  o ci saranno ospiti esterni? 

In studio abbiamo registrato tutto da soli, ma per il live abbiamo deciso di “allargarci”. Saremo  un trio, assieme a Thom Sgarangella alla batteria (Flowers or Razorwire, Eels on Heels); attualmente siamo in fase di allestimento, partiremo con le prime date a maggio.

Avete dei progetti per un nuovo disco?  State componendo nuovi brani?

Intanto speriamo di pubblicare a breve un ep con alcuni remix dei nostri brani prodotti da amici producers e, parallelamente alla preparazione dei concerti, stiamo lavorando a nuove idee; di sicuro l’esperienza dei live darà nuovi stimoli al nostro approccio alla scrittura. Guardiamo al futuro pensando ad un vero e proprio collettivo in cui far incontrare e comunicare più linguaggi. Non sarà semplice ma speriamo di riuscirci.

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