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Mediterraneo Frontiera di Pace. Mons. Francesco Patton: “da noi Musulmani e Cristiani collaborano”

20 Feb 2020 | Nessun Commento | 298 Visite
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Mons. Francesco Patton (foto di Eleonora Gagliano Candela)

Conoscersi meglio per potersi “scambiare» quella «ricchezza spirituale ed ecclesiale» in grado di permettere alla Chiesa di «immergersi maggiormente nel popolo», affrontando così la sfida di tramandare la fede alle future generazioni, evitando il nemico di ogni religione: il fondamentalismo. Sono alcuni dei temi affrontati nella seconda giornata di riflessione dei vescovi di 20 Paesi del Mediterraneo che da ieri sono riuniti a Bari per iniziativa della Cei per discutere di pace nell’area. L’incontro si concluderà domenica con la Messa di Papa Francesco in piazza.
Al centro dei lavori, oggi, la relazione della professoressa Giuseppina De Simone, che ha evidenziato come «il fondamentalismo, anche quando si fa strada nella vita della Chiesa, è sempre una sconfitta della fede». Perché alza un muro invalicabile tra quelle relazioni che sono il cuore del cristianesimo, dell’ebraismo e dell’Islam, fondate sul principio “dell’accoglienza». Il rischio, ha evidenziato la professoressa, è che «nelle terre dove la convivenza pacifica tra etnie e tradizioni diverse era quotidianità», si invochi «una pulizia etnica ammantata di sacralità e di difesa delle proprie tradizioni».
Sono invece «scambio» e «conoscenza» le parole su cui i vescovi si stanno concentrando. Lo ha evidenziato l’arcivescovo della diocesi di Bari-Bitonto, monsignor Francesco Cacucci: «Noi dell’Europa – ha detto – non conosciamo sufficientemente le Chiese del Medio Oriente come quelle del Nord Africa» dove «ci sono ricchezze spirituali ed ecclesiali che dovremmo conoscere di più perché potrebbero aiutare noi stessi a considerare il rapporto con la fede in un modo nuovo». «Serve soprattutto uno scambio», ha continuato Cacucci, secondo il quale occorre valutare «l’intenzione di gemellaggi con le Chiese del mondo arabo», un mondo che «conosciamo poco».
Una finestra sul Medio Oriente l’ha aperta il custode di Terra Santa, padre Francesco Patton, che ha definito una «pietra miliare» il documento sulla Fratellanza umana e la convivenza firmato da Papa Francesco e dall’Imam di Al-Azhar ad Abu Dhabi. Quanto al Piano del presidente Usa per la pace in Medio Oriente, Patton ha rilevato che un piano «per la pace non può essere calato dall’alto» ma deve «far sedere tutti i soggetti interessati intorno al medesimo tavolo». Parlando poi della sua esperienza con le future generazioni, Patton ha detto che i “giovani sono molto colpiti dalle testimonianze concrete», tra cui ha citato «l’accoglienza per tutti nelle nostre scuole» e “il progetto ad Aleppo per aiutare i bambini a superare il trauma della guerra, al quale lavorano cristiani e musulmani».
Di giovani che emigrano dal Sud Italia ha parlato invece il vescovo di Acireale, Antonino Raspanti, precisando che «dalla Sicilia ogni anno vanno via 35 mila persone». Anche per questo “nei prossimi giorni il convegno affronterà il tema delle proposte sul mondo del lavoro», come «la collaborazione tra le diocesi per la formazione professionale». «La Chiesa – ha evidenziato Raspanti – deve avere più coraggio nel dialogare con gli enti dello Stato, i politici e il mondo delle imprese, per essere parte diretta in causa» nella «progettazione e la immissione di energia». «Riusciamo come comunità cristiana – si è domandato infine il vescovo – ad apportare qualcosa in più, a velocizzare, ad aprire orizzonti?».

Foto di Eleonora Gagliano Candela

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