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Il testimone Invisibile: thriller da manuale con Scamarcio, Leone e la “sorpresa” Maria Paiato

23 Dic 2018 | Nessun Commento | 740 Visite
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un_testimone_invisibileIl Testimone Invisibile è un ottimo thriller o meglio, un ottimo film.

Non vanno etichettate troppo le pellicole come “generi,” altrimenti se ne sminuisce il valore effettivo.
E la recensione va fatta dunque al di là della storia in questione, proposta in una sorta di rifacimento del film spagnolo Contratiempo di Oriol Paulo, anche dirottando la discussione sulla situazione attuale del cinema italiano, imbarazzante per gli scarsi incassi.
Epperò  arriva un’opera a sorpresa  come questa, diretta da  Stefano Mordini, che l’ha anche co-sceneggiata.
Sconfessata in pratica la deriva originata dallo  scarso pubblico in malinconiche salette da multisala, visto che gli spettatori vanno rispondendo  con attenzione alla chiamata, il che pone il film, a sorpresa, in concorrenza con le pellicole “natalizie” uscite a pochi giorni di distanza.
E’ questo il brivido dell’imprevisto che traspare anche da una pellicola che tra atmosfere noir, una gelida fotografia, l’ambientazione montana (presso Molveno, in Trentino) e un cast molto centrato, propone delle novità.
Ma Il testimone Invisibile non è soltanto un film che costituisce un altro buon titolo nel curriculum ormai ricco di Riccardo Scamarcio e della lanciatissima Miriam Leone, nei panni della coppia perversa protagonista, ma fa dire “bene, brava, bis” all’impegnativo ruolo sostenuto da Maria Paiato, che da comprimaria si ritaglia uno spazio pari a quello della Leone, o addirittura superiore, per lunghezza e intensità delle scene.
Ecco che un’attrice poco valorizzata (al cinema) e non conosciuta da tutti, ma con una lunga carriera alle spalle per quanto riguarda il teatro, può costituire il valore aggiunto di un’operazione di per sé riuscita,  ma che non lo sarebbe stata altrettanto se al posto di Paiato fosse stata sistemata a priori  una delle solite interpreti in voga nel cinema italiano, o comunque una professionista qualsiasi.
La Paiato dunque  divora la sua doppia parte con enorme maestria e la restituisce al pubblico ammirato e incantato dai chiaroscuri della sua interpretazione da David di Donatello.
Maria Paiato, che ha 57 anni, si invecchia, imbruttisce,  apparendo nel secondo tempo quasi come un alter ego  a livello di somiglianza e contenuti della giornalista 84enne Franca Leosini.
Del film, sostenuto dalla Trentino Film Commission, si è detto che non è costato molto e questo è un altro punto a favore, perché non si nota.
La presenza di Maria Paiato, ancora, dovrebbe suggerire a produttori e registi di impiegare al cinema  un maggiore numero di esperti teatranti, più abili in parti impegnative  o di sostegno.
C’è anche un quarto attore, notissimo: Fabrizio Bentivoglio.
Egli dà vita a un ruolo troppo caratterizzato per quanto riguarda l’accento settentrionale , ma è comunque un’altra eccellenza del nostro cinema.
Abolita qualsiasi violenza, l’intreccio si regge proprio sulla tensione originata dalla giovane coppia diabolica, diventata tale per occasione, sfida o casualità.
In questo sono ravvisabili molti influssi hitchcockiani.
Il regista aveva già diretto dei polizieschi, ma qui c’è un thriller soprattutto psicologico ad incastri che vince, avvince lo spettatore e non lo delude.
Riccardo Scamarcio punta a personaggi tutti di un pezzo con più caratteristiche sul versante ambiguo, che è dato anche dalla predilezione dell’imprenditore Adriano da lui tratteggiato per il denaro e il potere
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