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Il Bipolare Tour di Colapesce e Meg al Demodè convincono il pubblico

21 Gen 2013 | Nessun Commento | 1.597 Visite
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Colapesce e Meg
Seconda tappa per il Bipolare Tour dell’inedita coppia Colapesce e Meg che, dopo aver collaborato per la nuova versione di Satellite – brano già contenuto nell’album di debutto del cantante siciliano che con l’intervento di Meg ha acquistato colori e sfumature inaspettate – hanno continuato a incrociare e contaminare i loro percorsi artistici.
Due voci del Sud così diverse hanno fuso i loro mondi distanti, analogico e digitale, acustico ed elettronico, vintage e moderno. Lorenzo Urciullo, alias Colapesce, ha esordito nel 2012 con ”Il meraviglioso declino” che gli ha fatto vincere la Targa Tenco come migliore opera prima, mentre Meg, Maria Di Donna, ex voce dei 99 Posse, si è affermata nel panorama underground, creando un proprio sound dalle chiare influenze elettroniche.
Eccoli allora sul palco del Demodè, insieme a Mario Conte e Alessandro Quintavalle – due musicisti con cui Meg collabora da tempo – in un repertorio che mescola passato, presente e futuro per proporlo in una forma tutta nuova.
Apre il live la band elettro-indie dei Mai Personal Mood, un quintetto pugliese che ha all’attivo l’ album, Cactus.
Finalmente è il momento del duo, che propone canzoni dell’una e dell’altro, rivisitandole ora in chiave acustica ora con un taglio elettronico. “Guarda com’è bella la mia città / Come stella brilla di luce propria / Guarda com’è sola la mia città / Rara come perla nera”, Meg canta la sua città, Napoli città aperta. Concreta e allo stesso tempo favolistica è l’Oasi raccontata da Colapesce, “L’autostrada sputa fuoco / Sembra un drago … / La terra trema / Cerco l’oasi di servizio / Non la trovo”. Si passa poi per Sfumature e Restiamo a casa; ogni brano arriva al pubblico quasi inedito, arricchito ora da una chitarra acustica ora da una distorsione. Il tutto condito da percussioni e strumenti “casalinghi”, come il gioco in legno che ad un certo punto Meg tira fuori per accompagnare l’intro di Un giorno di festa, che disegna uno scenario apocalittico e denso di riferimenti storici e culturali.
Con Parole alate così come con Distante, gli storici fans della cantante napoletana si scatenano, fino alla canzone che ha consacrato il duo, Satellite, e che il pubblico canta all’unisono.
E ancora S’illumina che, come racconta la stessa Meg: “Da beatlesiana malata quale sono e che spesso riporta tutto ciò che ascolta a questo o quel capolavoro dei fab four, quando entra la cassa nel pezzo, immediatamente penso: ehi, “Two of us”! … Ancora non ci conoscevamo io e Lorenzo, ma io avevo già deciso … che avremmo fatto questa cover un giorno e già immaginavo come: solo le nostre due voci, chitarra e grancassa, ad enfatizzare il titolo. Poi siamo diventati amici e questo pezzo è diventato un po’ il nostro inno: two of us, appunto”.
Arriva anche il momento di un nuovo brano di Colapesce, Sotto le coperte, e poi iniziano i saluti e i bis: la malinconia di Audioricordi e la prospettiva di Simbiosi: “Se non provi a spostare l’orizzonte un po’ più in là / I sogni non coincideranno mai con la realtà”. Ed infine ce ne andiamo con “le nostre bocche che sanno di sale”, mentre gli artisti ci salutano con la cover di Franco Battiato Summer on a solitary beach: “Via via via da queste sponde /Portami lontano sulle onde”.
E’ proprio vero: Meg e Colapesce sono come il giorno e la notte, complementari anche se per nulla uguali.

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